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Dall'inizio i voli Los Angeles-Kiev, oggi è un business planetario DAL NOSTRO INVIATO La sentenza della Corte distrettuale di Atlanta (Georgia, Stati Uniti) depositata il 29 marzo dello scorso anno ha accolto le tesi dell'istituto di controllo statunitense (la Food and Drug Administration, Fda) e imposto la chiusura della Biomark, società che dal suo sito Internet offriva trattamenti con cellule staminali per guarire un po' di tutto, dal Parkinson alla distrofia muscolare; nonché, sfruttando il traino dell'ex modella Laura Brown, promossa co-direttore, anche cure di ringiovanimento: via rughe, cellulite e pancetta, bando a brutte figure a letto. «Pratiche illegali ha detto il giudice , così si inganna la gente». Ma si è deciso tardi. La bella Brown e il sudafricano Van Rooyen hanno pensato bene di cambiare aria prima della sentenza. Del «fondatore» si sono perse le tracce. L'ex modella, invece, è rimasta nel business e collabora con la Advanced Cell Therapeutics (Act). Ma o ci mette del suo o la signora Brown non è fortunata nelle sue iniziative imprenditoriali. La Act (sede in Svizzera e numero di telefono londinese) dispone di 10 cliniche in giro per il mondo nelle quali offre iniezioni di miscugli cellulari per i medesimi scopi della Biomark: curare l'impossibile e (altrettanto complicato) ringiovanire. Una di queste strutture, la Pcm di Rotterdam (Olanda) è stata chiusa in ottobre per non aver saputo dimostrare la provenienza legale delle staminali che iniettava nei pazienti (il sospetto è che venissero dalla mafia delle cellule denunciata lunedì sul Corriere), e un'altra, a Cork in Irlanda, sta per andare incontro alla stessa fine. Per fortuna della latitante Brown, continuano a lavorare senza problemi le altre cliniche in Thailandia, Pakistan, Messico, India, Trinidad, Brasile, Turchia, Emirati Arabi, una rete che fa paura. Terapie a base di «cellule progenitrici» (le staminali appunto) vengono sperimentate un po' ovunque, più o meno legalmente. Sono prelevate dallo stesso malato, «coltivate» e «impiantate» dove si crede possano servire. Chi lo fa, è già oltre i confini della ricerca ufficiale e, in genere, non ha successo o fa danno. Ma a preoccupare di più sono le terapie basate sulle staminali di feti ed embrioni. Primo perché, secondo la comunità scientifica, i risultati non sono affidabili e il rischio è che causino tumori in chi le riceve. Secondo perché per ottenere quelle staminali c'è il sospetto che qualcuno possa indurre aborti o addirittura uccidere neonati. Lo scandalo è scoppiato a Kharkov, in Ucraina, dopo la denuncia di alcune madri, proprio nella città dove ha sede una dei principali esportatori conosciuti di cellule, tessuti e organi fetali e embrionali, l'Istituto di Criobiologia del professor Valentin Grishenko. Cliniche che dichiarano apertamente di usare cellule di feti ed embrioni sono aperte in Ucraina, Russia, Messico, Repubblica Dominicana, Isole Barbados, Cina. Si fanno pubblicità attraverso il passaparola dei malati e Internet. Riempiono il vuoto lasciato dalla medicina ufficiale. Quando questa butta la spugna, si offrono a caro prezzo come scialuppa di salvataggio a pazienti ai quali si chiede solo rassegnazione. In media con 15mila euro a trattamento, il giro d'affari complessivo sembra superare i 300 milioni di euro. A dar retta ai loro siti Internet non ci sono limiti a quanto sono in grado di fare. In un gran fritto misto truffaldino promettono di curare l'Aids, l'infarto, l'Alzheimer, le lesioni alla colonna vertebrale, la sclerosi laterale amiotrofica, quella a placche e di Duchenne. E naturalmente pure l'impotenza, l'erezione e la libido. Con la stessa inconsistenza spacciano il mito dell'eterna giovinezza. Ma al di là dei sogni il problema è che usano tecniche per nulla sicure. E sotto nessun controllo scientifico indipendente. In Europa e Stati Uniti è vietato vendere cellule staminali come fossero l'elisir contro tutti i mali. Chi ci prova, finisce prima o poi nella lente dei controlli come è successo alle iniziative della Brown. Ma la tentazione è forte. La società di «venture capital» Stern & Co., con sede a New York, valuta in crescita esponenziale il mercato delle terapie cellulari. «Potrebbe valere 30 miliardi entro il 2010» e per dimostrarlo cita i miliardi di dollari in ricerca bloccati dal presidente George Bush, i tre miliardi proposti dal governatore della California Arnold Schwarzenegger o i 500 milioni stanziati dal governo sudcoreano. La cosa migliore da fare, suggerisce la Stern & Co. è investire nel settore adesso, sperando in un prossimo boom in Borsa del genere new technology. Così offre ai suoi clienti di finanziare una società, la Scti (Stem Cell Therapy International Corporation) che già oggi è attiva nel settore. La Scti ha due sedi, in Ucraina e in Florida. La prima sembra avere funzioni produttive, l'altra di commercializzazione. La Scti ucraina, nel suo sito in russo, sostiene di raccogliere staminali dal cordone ombelicale, mentre la Scti americana offre forniture di staminali embrionali e fetali. Visto che in Usa raccolta e trasporto di materiale biologico sono controllati, è ovvio supporre da dove la filiale americana faccia arrivare le cellule. Soprattutto considerando che il «responsabile ricerche» e il «responsabile di produzione» sono ucraini allievi dell'ormai famoso professor Valentin Grishenko dell'Istituto di Criobiologia di Kharkov. Stessi legami, di colleganza e amicizia, mettono in relazione la Scti ad un'altra società internazionale, la Embryotech, attiva a Kiev e a Mosca. Anche in questo caso, mentre la sede ucraina si presenta come un gruppo di ricerca sulle staminali (acquisendo così il diritto a raccogliere e trasportare materiale biologico), la sede moscovita ha un dettagliato tariffario di trattamenti curativi e cosmetici dai 7mila euro in su. Gli affari sono affari. E quando si parla di staminali sono grossi. Se n'era già accorto all'inizio degli anni 90 il dottor William C. Rader, di Malibu, California, che nel frattempo ha imparato ad evitare le trappole nelle quali sono cadute le cliniche dell'ex modella Brown: mai offrire trattamenti in Paesi che possano creare problemi. Professionalmente, Rader nasce come alimentarista per anoressiche, ma poi conosce il collega Yuliy Baltaytis, ucraino, di casa all'Istituto di Criobiologia di Kharkov, e con ottimi contatti con le cliniche che a Kiev stanno sperimentando terapie cellulari sulle vittime dell'incidente nucleare di Chernobyl. Erano gli albori della ricerca sulle staminali. In America non si poteva fare nulla senza autorizzazioni della Fda, l'Europa sorvegliava occhiuta, mentre l'Ucraina post sovietica era un Far West. I due mettono assieme i rispettivi atout: l'americano setaccia l'agendina californiana per procacciare pazienti danarosi, l'ucraino li fa «curare» a Kiev con staminali embrionali e fetali. I loro voli Los Angeles-Kiev-Los Angeles ad accompagnare malati statunitensi in Ucraina sono probabilmente i primi gangli del più vasto commercio di staminali conosciuto. È in quegli anni che si allacciano conoscenze e solide collaborazioni d'affari che durano fino ad oggi. Un intreccio di denaro, cellule e promesse che vale da solo un centinaio di milioni di dollari. In 15 anni Rader e Baltaytis hanno fatto strada. Avevano provato ad aprire assieme una clinica delle staminali alle Isole Bahamas e gli affari andavano già a gonfie vele, ma le autorità locali li hanno fatti sloggiare per i soliti problemi di credibilità delle loro terapie. Quindi i due hanno tentato la fortuna in proprio replicando il modello Bahamas: lusso in camice bianco e staminali. Gli è andata bene. Lo yankee ha aperto la clinica Medra nella Repubblica Dominicana. L'ex comunista ha fondato con altri soci l'Istituto di Medicina Rigenerativa nelle Isole Barbados. I «business plan» sembrano fotocopie. Entrambe le strutture sono in paradisi turistici (fiscali e legislativi). Entrambe promettono di curare con le staminali embrionali e fetali una lista di malattie neurologiche e degenerative da far rabbrividire qualunque ricercatore legato ai vecchi schemi della sperimentazione e dell'attendibilità dei risultati. Entrambe sono abbastanza flessibili da offrire anche cicli di ringiovanimento («Quando la paziente è tornata la settimana dopo la dimissione anche il personale sanitario si è stupito - si legge nei loro siti in modo pressoché identico -, sembrava più giovane di dieci anni»). Entrambi sbandierano una sorta di missione patriottica. Rader dice: «È una vergogna che nel Paese della libertà, gli Stati Uniti, un paziente non possa scegliere la terapia più giusta per lui». Baltaytis gli fa eco con un orgoglio da Oltrecortina: «Tutti conoscono il Bolshoi, il kalashnikov e Yuri Gagarin, ma nessuno vuole ammettere che il mondo russo sia all'avanguardia nelle cellule staminali». L'unica differenza sembra nel canale di approvvigionamento della materia prima da iniettare. A Santo Domingo si dice che arrivi dall'ex Repubblica sovietica di Georgia. Alle Barbados si parla di Ucraina, proprio l'Istituto di Criobiologia di Kharkov che le fa pure certificare (come non infettive) in un laboratorio di Londra. Denaro che viaggia in un senso e cellule che vanno nell'altro. Il carburante dell'intera rete sono i pazienti. Studi medici in California, società di consulenze a Londra, Tampa e Lugano, dottori che, anche in Italia, «suggeriscono» e agevolano i viaggi verso le cliniche delle staminali. Spesso lo fanno in modo perfettamente legale. Ma è così che il circolo perverso di domanda e offerta tiene in vita la nuova mafia delle cellule.
Andrea Nicastro
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