Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 12.08.03
Ogm, le multinazionali comprano il mais friulano e chiedono nuove analisi

di RENATO D’ARGENIO UDINE. Stamattina a Roma, al ministero dell’Ambiente, le Regioni Friuli Venzia Giulia, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna firmano l’accordo per la cessione delle colture transgeniche e i successivi controlli: 172 ettari di terreno di 76 aziende; 24 nel Pordenonese, 22 nella Bassa friulana, 29 nel Medio Friuli e una nel Goriziano. Un “contratto” in cui si impegnano due multinazionali produttrici di sementi – la Pionier e la Agra – a non destinare quel prodotto per fini alimentari. Nel documento le multinazionali si impegnano, anche, ad acquistare il prodotto contaminato al miglior prezzo di mercato. La Agra, però, ha chiesto le controanalisi sulla “propria” parte di prodotto friulano – non è dato sapere quale –, contestando i risultati dei primi controlli. Controanalisi che sta elaborando l’Istituto superiore della Sanità. Tutto il resto sarà destinato a biomassa, da utilizzare come combustibile. Nel protocollo d’intesa saranno, poi, messi nero su bianco i sistemi di controllo da suddividere fra le Regioni e l’ufficio ministeriale Repressione frodi. Il Friuli Venezia Giulia si affiderà all’Arpa per i controlli in loco dei prodotti, mentre la destinazione finale degli Ogm è affidata al Ministero. Una volta definito l’accordo la Regione, con apposita ordinanza, darà disposizione per la raccolta e lo stoccaggio del mais geneticamente modificato. Stoccaggio separato in un essiccatoio da individuare e in cui sarà nuovamente analizzato. Quindi l’Arpa, una volta letti i risultati dei controlli, darà il via libera alla cessione del prodotto. Un accordo, quello che si firma stamattina a Roma, particolarmente contestato in questi giorni: «Il progetto pilota sugli Ogm non ci convince – ha spiegato in questi giorni Legambiente –. Sarebbe opportuno che, piuttosto di indeterminati accordi, la Regione Friuli Venezia Giulia si mettesse in rete con le altre regioni del Nord, a più elevata percentuale di coltivazione mais, per individuare i distretti agrari Ogm free, per costruire una posizione autorevole in vista della decisione di settembre del Consiglio agricoltura dell'Ue, per fare cartello nella richiesta danni alle multinazionali produttrici». «E' difficile immaginare come funzionerà l'etichettatura, resa tendenzialmente più severa sui prodotti alimentari e sui mangimi - ha spiegato Fabiano Miceli ricercatore dell'Università di Udine – decisa dal Consiglio dei Ministri agricoli di luglio. Non ci sono garanzie della sua reale implementazione visto come si è proceduto con la precedente decisione di etichetta sulla soglia dell'1%. Lo scambio ipotizzato fra apertura alla coesistenza delle filiere e l'etichettatura dei prodotti non ha base reale. Affrontare le problematiche Ogm è senza dubbio complesso, si chiede che la Regione abbia un approccio organico, diverso da quanto fino a ora tenuto, capace di coinvolgere tutti i soggetti interessati a un tema di straordinaria portata non solo per le categorie del settore».