| di MARIANO BIZZARRI OGM INNOCUI? MANCANO LE PROVE Mariano Bizzarri, oncologo, è professore di biochimica e ricercatore al Dipartimento di Medicina Sperimentale dell'Università La Sapienza di Roma . Componente della American Association for the Advancement of the Science, ha ricevuto, per le sue ricerche sui Tumori, il premio Corrado Montemaggiori (nel 1986) e Città di Roma (2002). «La recente intervista rilasciata dal professor Tirelli lascia alquanto perplessi, soprattutto se si considera che il clinico non sembra mai essersi occupato di ricerca sugli organismi geneticamente modificati. La questione può essere riassunta schematicamente nei seguenti termini: gli ogm possono costituire una valida soluzione ai problemi dell'agricoltura mondiale?; presentano dei rischi sanitari?; possono avere un impatto negativo sulla biodiversità e l'equilibrio ecologico? Si tratta di domande che preoccupano e dilaniano la comunità scientifica. La mancanza di dati certi ed inoppugnabili alimenta la diversità delle opinioni e di ciò occorre prendere atto con tolleranza. L'atteggiamento di taluni studiosi - fra cui Tirelli - è invece quello di demonizzare o peggio ignorare le posizioni diverse dalla propria. Evidentemente Tirelli - che ignora le preoccupazioni espresse dal Consiglio dei Diritti Genetici e sottoscritte da centinaia di scienziati - dispone di una documentazione riservata che non è accessibile a tutti gli altri. L'opinione di riviste scientifiche ufficiali ed autorevoli, come Science, è diversa: sottolinea la mancanza di dati certi sia sull'innocuità degli Ogm sia sulla loro compatibilità ecologica». «La moratoria sulle coltivazioni transgeniche imposta dall'Ue risponde infatti ad una esigenza reale che è quella di meglio chiarire natura e portata dell'impatto ambientale e sanitario della produzione di Ogm: “noi abbiamo bisogno di più tempo per fare ulteriore ricerca sul più vasto impatto dei raccolti geneticamente modificati” . Esigenza confermata da Science che sottolinea come “Una revisione della letteratura esistente dimostra come manchino esperimenti chiave sia sui rischi sia sui benefici ambientali (legati all'introduzione degli Ogm). La complessità dei sistemi ecologici presenta considerevoli difficoltà per tali esperimenti e inevitabili incertezze”. Ma c'è di più. I controlli sono oggi principalmente affidati alle stesse compagnie produttrici secondo criteri e parametri che hanno sollecitato l'aspra critica degli stessi organismi governativi preposti al controllo (Epa e Fda), ben lontani da qualunque pruderie ambientalista. Il National Research Council degli Stati Uniti ha evidenziato gravi irregolarità nelle procedure di controllo e critica il fatto che si richiedano “alle aziende i risultati delle analisi nutrizionali e tossicologiche solo se si ritiene che la nuova pianta (geneticamente modificata) possa presentare dei rischi”, lasciando quindi all'industria la discrezionalità completa sull'opportunità di eseguire i relativi test; in molti casi mancano test di tossicità a lunga scadenza, “test peraltro richiesti per varietà vegetali nuove ottenute con metodi di ibridizzazione tradizionale”. Il Comitato stigmatizza l'incongruità di alcuni test, come quello in uso per valutare la tossicità nel lungo periodo del grano Bt-modificato che, incredibilmente, viene analizzato aggiungendolo alla dieta del pesce-gatto: sembra quasi patetico doverlo sottolineare, ma questo “non rappresenta un modello fisiologico adeguato per l'uomo, per cui i mammiferi che si alimentano con granaglie o foraggio dovrebbero costituire modelli molto più appropriati”. Ma dove la critica del Comitato si fa dura è quando passa a considerare le cosiddette “eccezioni di categoria”, ovvero tutte quelle varietà transgeniche per le quali l'Epa, facendo appunto eccezione alla normale consuetudine, non ritiene necessario che l'azienda produttrice esibisca la documentazione pertinente le prove di tossicità. Strano che Tirelli non conosca la documentazione fornita dallo stesso Governo degli Stati Uniti!». «In quanto alla competitività di tali coltivazioni - che richiedono standard aziendali superiori ai 100 ettari e come tali inadeguate alla realtà produttiva italiana caratterizzata dalla parcellizzazione del fondo - lasciamo parlare il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti: “gli ogm non producono rese maggiori né richiedono meno pesticidi rispetto alle piante non modificate”. Su tutti questi temi - vale la pena ricordarlo - il Mipaf assime alla Università La Sapienza ha prodotto un testo scientifico di riferimento (Il Tempo delle scelte, Roma, 2003) in cui tutte queste preoccupazioni e timori sono rigorosamente esplicitati». Questa in sintesi la differenza tra propaganda e certezza scientifica. Un'ultima notazione: l'assimilazione di proteine estranee derivanti da piante ogm ha già prodotto “problemi sanitari”. Due esempi: la soia modificata con la noce brasiliana, ritirata dal commercio perché dava allergie importanti nel 38% dei consumatori. E poi il mais modificato Starlink: 46 casi di avvelenamento per i quali l'azienda produttrice ha dovuto pagare la bazzecola di 2.100 miliardi di multa in vecchie lire. In quanto alla Cina - questo strano paese di cui si sa poco, soprattutto quando si parla di ingegneria genetica - la battaglia che ha condotto contro l'avitaminosi A non ha nulla a che vedere con i cibi modificati: non esiste al momento se non un progetto (il cosiddetto Golden Rice) per supplementare la dieta con alimenti “vitaminizzati”. Di fatto le uniche coltivazioni che restino sul mercato rimangono ancora la soia e il mais: ben poca cosa rispetto al gran daffare che tutti si danno su tale questione. E' bene anche per questo che, in mancanza di certezze, si astenga dal compiere passi che minacciano di compromettere equilibri delicati».
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