Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 20.09.03
«Non riesco a immaginare un futuro transgenico per prodotti come vino e prosciutto»
Ogm, dissenso nella maggioranza
Proteste nella Margherita. La Coldiretti: non è certo che siano innocui

LE POLEMICHE SUL TRANSGENICO
Il consigliere regionale Paolo Menis: le dichiarazioni del presidente Illy hanno creato sconcerto tra i cittadini, il problema è molto più complesso

UDINE. Non si placa la polemica sugli Ogm dopo la dichiarazione di Illy, il quale aveva affermato che mangerebbe volentiere polenta transgenica. A fianco della Coldiretti si è schierato anche il sindaco di San Daniele, Paolo Menis, consigliere regionale della Margherita.

«D'istinto – dichiara – sto dalla parte di Claudio Filipuzzi. Non si possono, infatti, mettere in discussione le scelte di valorizzazione delle produzioni locali e gli sforzi per far acquisire consapevolezza ai cittadini sull'importanza di recuperare gli antichi sapori e la genuinità dei prodotti solo perché si crede smisuratamente nelle biotecnologie».

«Non posso immaginare un futuro transgenico per i nostri prodotti tipici, naturalmente penso ai prosciutti, ma anche ai vini, ai formaggi, ai prodotti biologici. Gli Ogm, agli occhi dei cittadini, sono come le antenne per ripetitori a onde elettromagnetiche, sono come le ciminiere delle fabbriche, sono come le discariche di rifiuti, sono come tante cose che ormai si preferisce tenere a distanza, lontano da casa propria. Non ci si fida più – aggiunge – delle parole e delle rassicurazioni di medici e di scienziati, perchè le malattie, poi, bisogna "curarsele" da soli e soprattutto perché la comunità scientifica è spaccata a metà sull'innocuità degli Ogm».

Molti, aggiunge Menis, argomentano che gli Ogm sono già tra noi e si stanno rapidamente diffondendo; probabilmente è vero: pare infatti, ad esempio, che il 50% della soia importata dall'Ue sia geneticamente modificata e lo stesso vale per il 20% del cotone di tutto il pianeta. Se così è, significa che occorre intensificare i controlli, significa introdurre trasparenza indicando nelle etichette, come accade negli Usa, da dove provenga e come sia composto qualsiasi prodotto alimentare. Perché i ministeri preposti non parlano compiutamente di questo argomento, non danno le dovute informazioni agli italiani?

«Ciò che non convince– rincara – è che solo le grandi aziende produttrici investono costantemente nella ricerca scientifica e nella sperimentazione mentre la ricerca pubblica è al palo con il rischio di condizionare i risultati e creare un monopolio. Il presidente Illy è un uomo che non parla mai a caso e quindi ritengo che anche su questa questione si sia espresso sulla base di precise e approfondite conoscenze. Tuttavia, la sua dichiarazione ha creato un certo sconcerto tra i cittadini».

Ma anche la Coldiretti rincare. «La comunità scientifica non è affatto concorde sulla innocuità degli Ogm. Non si comprende quindi come il prof. Angelo Olivieri, che non è un igienista, un oncologo, un ambientalista né un esperto di politica agraria, possa affermare così tranquillamente che gli Ogm non fanno male. La coltivazione del mais modificato Starlink provocò nel 1999 negli Usa l'avvelenamento di 46 persone alle quali l'azienda produttrice, l'Aventis, versò, a titolo di risarcimento, 2100 miliardi di lire».

Sorprende, inoltre – è ancora il parere della Coldiretti – che il prof. Olivieri, ometta di evidenziare, citando alcuni enti pubblici Usa, il fatto che altri enti, come il National Research Council, abbia denunciato gravi irregolarità nelle procedure di controllo e abbia criticato che "si richiedano "alle aziende i risultati delle analisi nutrizionali e tossicologiche solo se si ritiene che la nuova pianta Ogm possa presentare dei rischi.

Non sollo, ma per la Coldiretti vi è anche l'aspetto economico: «Chi ha detto che la coltivazione Ogm produce maggior reddito? Secondo il Dipartimento dell'Agricoltura degli Usa, tanto caro al prof. Olivieri, "gli Ogm non producono né rese maggiori né richiedono meno pesticidi rispetto alle piante non modificate”. Che fine farebbero, infine, le produzioni tipiche e Doc? Tutto questo non significa che non si debba investire nella ricerca, che deve essere pubblica, e nella sperimentazione, che deve essere a campo chiuso. Ma fino ad allora meglio utilizzare tutta le precauzioni, anche perché non c'è alcuna urgenza di introdurre gli Ogm nell'agricoltura friulana».