| Elena Gobbi: «La direzione della sanità non ha pubblicizzato i luoghi dei terreni contaminati» «Ancora troppi lati oscuri» UDINE. Legambiente ribadisce le proprie preoccupazioni in tema di Ogm. E lo fa per voce della propria presidente regionale, Elena Gobbi. «La situazione e gestione generale del problema è fortemente lacunosa che, visto l'avvio del raccolto del mais, rischia di innescare altre possibilità di "incidente". La diffusione dell'emergenza, purtroppo non concentrata in un'area, di fatto disegna una situazione grave che necessita della massima chiarezza nelle indicazioni di gestione e nei livelli di controllo della gestione stessa». «La penetrazione del mercato da parte delle multinazionali, creando una situazione di basso inquinamento diffuso attraverso il ripetersi stagionale di incidenti, sia nella qualità delle sementi che nelle strutture, è una strategia ormai consolidata e scoperta. Il danno, che non puo' essere inteso solo come quantificazione del prodotto da escludere dalla filiera alimentare considerato che l'inquinamento è avvenuto attraverso il polline e quindi per un'areale superiore al singolo campo considerato, è soprattutto nell'evidenza di una carenza nella catena dei controlli e quindi, un venir meno delle garanzie richieste dai consumatori di massima trasparenza». «Si ricorda che non hanno avuto, ancora, risposta le richieste fatte alle Direzioni regionali Sanità e Agricoltura, in merito ai nominativi delle aziende e all'ubicazione dei mappali, nonché ai nominativi dei terzisti che si faranno carico del raccolto e dello stoccaggio del prodotto contaminato. Lo stesso vale per la richiesta del protocollo di intesa Stato- Regioni- industrie sementiere e il protocollo regionale per la gestione delle fasi di raccolta e stoccaggio, e l'ipotesi di areale interessato dall'inquinamento da polline». Insomma, secondo Gobbo non sono ancora chiare eventuali responsabilità.
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