| Il maxi-sequestro eseguito dai carabinieri nelle campagne friulane. Polemica per le dichiarazioni del presidente Ogm, Coldiretti critica Illy UDINE. «Io, il caffè transgenico non lo berrei. Non ho infatti alcuna certezza che non sia dannoso. Spero che non sia in commercio e qualora in futuro lo fosse, mi auguro che sarà specificato in etichetta. Liberi i consumatori di scegliere come d'altra parte accade negli Usa». Pronta la replica al presidente Illy ("io mangerei tranquillamente polenta modificata") del presidente regionale della Coldiretti Claudio Filipuzzi. «Non ho capito se il presidente Illy abbia parlato a titolo personale o a nome della Giunta. Essendo Governatore del Fvg ritengo abbia parlato in questa veste. Comunque sia abbiamo conosciuto un lato nuovo del pensiero di Illy che ci era sfuggito in campagna elettorale. «Noi conoscevamo l'Illy che parlava dell'importanza di sviluppare le produzioni di pregio, i prodotti Doc e Igt, che esaltava l'importanza di un ambiente incontaminato; di una regione verde nella quale agricoltura, cultura, ristorazione, turismo, artigianato, enogastronomia e commercio di qualità rappresentassero un significativa occasione di sviluppo ecocompatibile». «Ci auguriamo che Illy abbia sempre questa visione dell'agricoltura, che noi sposiamo appieno, e che la battuta sulla “la polenta geneticamente modificata” sia per l'appunto solo una battuta. I problemi sarebbero molti, soprattutto di convivenza fra i tre modelli agricoli: biotech, tradizionale e biologico. Va da sé che bisognerebbe ridiscutere il modello di sviluppo che il Fvg sta faticosamente perseguendo e che punta sulle produzioni tipiche e di qualità, sui vini, Doc, sul San Daniele e i formaggi e così via. Difficile, in un territorio piccolo come il nostro, far convivere questo e quello; i migliori vini del mondo e viti biotech; la blave di Mortean, quella biologica o le farine della Carnia sulle quali ha molto investito l'Ersa e le farina da polenta biotech. La dichiarazione di Illy merita quindi un chiarimento. Lo invitiamo a farlo, anche perché da esso dipenderà la politica agricola della Regione con tutte le conseguenze. Per esempio, che fine farà l'accordo sottoscritto dalla precedente Giunta regionale con Carinzia e Slovenia per la creazione di un'euroregione Ogm free. Una breve riflessione sulla ricerca scientifica. La verità è che oggi la comunità scientifica è fortemente divisa e che sono necessari ulteriori studi e ricerche per stabilire con certezza se gli Ogm siano o meno dannosi per l'uomo e per l'ambiente. Non vorrei che fra una decina d'anni, qualora prevalesse la frenesia da Ogm che sta pervadendo alcuni ambienti, dovessimo piangere qualora scoprissimo che gli Ogm sono per esempio cancerogeni. Allora si che sarebbe difficile, quasi impossibile, fare marcia indietro, perché la contaminazione sarebbe ormai diffusa. E avremmo decretato anche la fine delle nostre produzioni tipiche e di qualità. Ve lo immaginate il vino Doc delle Grave del Friuli geneticamente modificato? Quale legame al territorio potrebbe avere? Quale sviluppo dei vitigni autoctoni e di altre piante o animali potremmo sviluppare se fossero tutti modificati geneticamente? Uguali a quelli che potrebbero produrre a Singapore o in Cina? A quel punto il suicidio, economico oltre che sanitario, sarebbe compiuto. Chiediamoci ancora: quali convenienze ha l'Italia a produrre lo stesso mais da polenta geneticamente modificato che coltivano in Argentina? Quale valore aggiunto avrebbe? Quale immagine avrebbe? La plus valenza delle nostre produzioni deriva in grande parte dal legame che hanno con il territorio, la cultura, le tradizioni. Se modifichiamo geneticamente la storia è finita. Infine l'aspetto igienico-sanitario, questione affatto secondaria. Molte riviste scientifiche ufficiali e autorevoli, come Science, hanno sottolineato la mancanza di dati certi sia sull'innocuità degli Ogm sia sulla loro compatibilità ecologica. La rivista Science sottolinea come: «Una revisione della letteratura esistente dimostra come manchino esperimenti chiave sia sui rischi sia sui benefici ambientali (legati all'introduzione degli Ogm)». Ma c'è di più. I controlli sono oggi principalmente affidati alle stesse compagnie produttrici secondo criteri e parametri che hanno sollecitato l'aspra critica degli stessi organismi governativi preposti al controllo (Epa e Fda), ben lontani, come si può facilmente capire, da qualunque pruderie ambientalista. Il National Research Council degli Stati Uniti ha evidenziato gravi irregolarità nelle procedure di controllo e critica il fatto che si richiedano "alle aziende i risultati delle analisi nutrizionali e tossicologiche solo se si ritiene che la nuova pianta (geneticamente modificata) possa presentare dei rischi", lasciando quindi all'industria la discrezionalità completa sull'opportunità di eseguire i relativi test; in molti casi mancano test di tossicità a lunga scadenza, test peraltro richiesti per varietà vegetali nuove ottenute con metodi di ibridizzazione tradizionale».
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