Articolo da "Il Gazzettino" del 13.09.03
Legambiente
sul dissequestro
del mais Ogm

Legambiente Friuli Venezia Giulia, sulla dichiarazione di possibilità di dissequestro del prodotto derivante dalle sementi Syngenta, poiché non contaminato dopo le controanalisi chieste dall'azienda stessa, e all'ulteriore nuovo tentativo di minimizzare l'emergenza Ogm, ribadisce tutte le proprie preoccupazioni, sia per la gestione della fase emergenziale che per l'assoluta non chiarezza rispetto all'immediato futuro. Considerando che le aziende interessate risultano 17, e seguendo il principio irrinunciabile della precauzione, Legambiente ha chiesto formalmente alle Direzioni regionali competenti che si effettuino ugualmente i controlli previsti sul prodotto. Si rileva che, purtroppo, non viene meno il tentativo d'interpretare i segnali che arrivano dall'Unione per conferme improbabili di una gestione fortemente lacunosa che, visto l'avvio del raccolto del mais, rischia d'innescare altre possibilità di "incidente".

La diffusione dell'emergenza, purtroppo non concentrata in un'area, di fatto disegna una situazione grave che necessita della massima chiarezza nelle indicazioni di gestione e nei livelli di controllo. La penetrazione del mercato da parte delle multinazionali, creando una situazione di basso inquinamento diffuso attraverso il ripetersi stagionale d'incidenti, sia nella qualità delle sementi che nelle strutture, è una strategia ormai consolidata e scoperta. Il danno, che non può essere inteso solo come quantificazione del prodotto da escludere dalla filiera alimentare, considerato che l'inquinamento è avvenuto attraverso il polline, e quindi per un'areale superiore al singolo campo considerato, è soprattutto nell'evidenza di una carenza nella catena dei controlli e quindi, un venir meno delle garanzie richieste dai consumatori di massima trasparenza. Non hanno avuto ancora risposta le richieste alle Direzioni regionali Sanità e Agricoltura sui nominativi delle aziende e l'ubicazione dei mappali, nonché sui nominativi dei terzisti che si faranno carico del raccolto e dello stoccaggio del prodotto contaminato. Lo stesso vale per la richiesta del protocollo d'intesa Stato - Regioni - industrie sementiere, il protocollo regionale per la gestione delle fasi di raccolta e stoccaggio, e per l'ipotesi di areale interessato dall'inquinamento da polline.

È stato sollecitato un chiarimento politico da parte della Regione per capire quali garanzie si è in grado di mettere in campo per il futuro, e soprattutto, quale ruolo si è in grado di costruire per la nostra regione nelle prospettiva di un dibattito europeo tutt'altro che concluso. Ci si augura che l'esercizio d'interpretazione delle varie dichiarazioni dei Commissari europei e delle fasi di dibattito non sia l'unica risposta che questa Regione è in grado di produrre. Resta tutta da verificare la sequenza temporale con cui si sono susseguiti i fatti, dalla segnalazione del ministero sulla necessità d'implementare i controlli all'effettiva possibilità d'intervento prima della "fioritura" del mais, e quindi, della possibilità di una riduzione del danno. La sequenza temporale può dare indicazioni, sull'eventuale ritardo e sulle responsabilità.

Elena Gobbi
presidente regionale
di Legambiente