Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 26.08.03
Intesa sugli Ogm: dal mais contaminato carburanti biologici

ROMA. Il mais contaminato da Ogm sarà utilizzato a scopi energetici, o per produrre carburante biologico o come biomassa per gli impianti di produzione. Lo prevede il protocollo d’intesa raggiunto siglato dal ministero delle Politiche agricole e forestali, dalle Regioni (anche Friuli-Venezia Giulia), dalle associazioni agricole e dalle ditte sementiere, Pioneer e Monsanto. La destinazione delle produzioni contaminate accidentalmente di Ogm «è il ricollocamento sul mercato industriale come carburante ecologico (bioetanolo) o come biomassa per gli impianti di produzione energetica», si legge nel documento approvato. Un documento che prevede, fra l’altro, che «le ditte sementiere firmatarie del protocollo ritirino ed acquistino dai produttori agricoli il prodotto proveniente dalle sementi già risultate positive all’analisi Ogm». L’acquisto, viene però precisato, dovrà essere effettuato al «miglior prezzo di mercato, desunto dalle pertinenti rilevazioni delle Camere di commercio». La soluzione di destinare il mais contaminato per produrre carburante biologico è «in alternativa alla distruzione» e anche «al fine di ottenere informazioni utili per le prossime campagne». Provvedimenti simili a quelli presi al ministero erano già stati adottati in luglio dalla Regione Lombardia, che aveva previsto che il mais proveniente dalle colture contaminate dovesse essere, al momento del raccolto, rigorosamente isolato rispetto al resto della produzione e destinato, fra l’altro, a usi energetici. «La nostra agricoltura va in direzione opposta alle produzioni geneticamente modificate, ma bisogna fare i conti con il panorama internazionale», ha detto il ministro Gianni Alemanno nel corso di un faccia a faccia a Cortina con il presidente di Slow food Carlo Petrini. «Io condivido il pensiero dello Slow food - continua Alemanno -, è una scelta culturale di fondo quella dell’agricoltura italiana per cui vedo un futuro di qualità». Poi il ministro, riferendosi al panel presentato da Usa Canada e Argentina nell’ambito della Wto contro la moratoria imposta da alcuni paesi europei all’ingresso di prodotti transgenici, si dice «convinto che il problema si risolverà in una schermaglia negoziale all’interno dell’organizzazione mondiale per il commercio» e che «il modello Ue non deve essere sempre subalterno a quello statunitense. La scelta culturale dell’Europa è per una tradizione di diversità che bisogna tutelare a livello mondiale». In tema di biotech Alemanno poi mette in guardia: «Bisogna stare attenti agli autogol in seno all’Ue - afferma - e lavorare sulla coesistenza». «Abbiamo adottato il metodo dell’etichettatura per la filiera alimentare - spiega - ma in campo agricolo il problema della contaminazione rimane». Il ministro cita recenti indagini condotte dal suo ministero che dimostrerebbero come dopo sette anni siano ancora presenti transgeni nel terreno una volta coltivato con sementi geneticamente modificate. «Bisogna lavorare sulla contaminazione a livello agricolo - rileva - e fare in modo che la scelta sia a carico del contadino o del consumatore. Permettere all’agricoltura tradizionale di continuare ad esistere. Tutelare chi non sceglie il biotech ed evitare che lentamente ci troviamo in un universo contaminato da Ogm». A questo proposito il ministro ha già annunciato una proposta di legge che in autunno sara presentata in Parlamento e che «dovrà essere varata prima della prossima semina».