Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 24.08.03
La mancanza di regole certe ha causato il caso degli Ogm

di FABRIZIO ZANFAGNINI In un lunghissimo e articolato intervento dal titolo “No al biotech - Minaccia per l’agricoltura” a firma di Claudio Filipuzzi, presidente regionale della Coldiretti, pubblicato su queste pagine il 19 agosto, trovo il mio nome citato per ben due volte. La citazione mi obbliga ovviamente ad alcune puntualizzazioni. Filipuzzi, parlando di Ogm, sostiene che il sottoscritto nel corso di un intervista alla Rai abbia sottolineato in qualità di funzionario di area di Pioneer Hi Bred Italia la necessità di evitare la commercializzazione per fini umani o animali delle produzioni di mais eventualmente contaminate. Questa affermazione non risponde al vero dal momento che non ho mai sostenuto tale tesi in nessun luogo. Ho semplicemente manifestato la disponibilità di Pioneer all’acquisto dei prodotti contestati. Un modo per essere vicini agli agricoltori. Filipuzzi nello stesso pezzo mi cita nuovamente a proposito di un mio articolo apparso recentemente sul Messaggero Veneto indirizzato ad analizzare le problematiche degli Ogm da un punto di vista squisitamente tecnico. Mi si accusa di aver pontificato a favore delle multinazionali e delle biotecnologie, ma soprattutto di aver omesso, accanto alla firma, la qualifica di responsabile di zona di Pioneer Hi Bred Italia. Ricordo a Filipuzzi che, oltre a essere conosciuto da 27 anni nelle campagne del Friuli, sono regolarmente iscritto all’Ordine dei giornalisti da oltre vent’anni e per il più importante gruppo giornalistico agricolo italiano ho firmato come corrispondente regionale centinaia di articoli tecnici. Per anni inoltre sono stato iscritto all’Associazione italiana stampa agricola. Non capisco dunque per quale motivo le mie opinioni (assolutamente personali anche se inevitabilmente influenzate dalla professione) di cittadino e di giornalista sarebbero dovute essere per forza associate ad altri soggetti. Ho semplicemente e con correttezza esercitato un mio diritto nel campo dell’informazione. Il mio articolo che esprime dunque un parere personale e non ufficiale, forse l’unico a uscire dal coro e forse per questo fastidioso, non difende gli Ogm (a sostenerli a torto o a ragione ci pensano già gli scienziati) e non difende le multinazionali. Si limita ad alcune osservazioni pratiche, molte delle quali, come chiaramente espresso nell’articolo, sono l’inconfutabile pensiero del dottor Marco Aurelio Pasti, presidente dell’Associazione maiscoltori italiani i cui soci sono appunto agricoltori e non politici di professione. Le affermazioni contenute nell’articolo di Filipuzzi mi spingono a definire una volta per tutte la posizione ufficiale di Pioneer in questa vicenda e a difendere davvero la sua immagine da tutte le strumentalizzazioni alle quali la pubblica opinione ha assistito sconcertata per mesi. Pioneer non ha commesso errori nella produzione del seme anzi, considerando la sensibilità del nostro Paese e l’assenza di regole certe a proposito di Ogm, ha posto un’attenzione ancora maggiore. Tant’è che in Italia sono state distribuite le sementi di mais più pure in assoluto. Quello che è stato trovato non è altro che una presenza accidentale e tecnicamente inevitabile, peraltro estremamente bassa di tracce di Ogm, su alcuni lotti di sementi tradizionali e regolarmente certificate. Un rischio questo al quale sono esposte tutte le società sementiere come sostengono da anni tutti gli esperti. Non a caso nella vicenda sono coinvolte diverse ditte. Ed è proprio la mancanza di regole certe che ha determinato questa confusa querelle. Non vi è quindi malafede alla radice del problema in quanto tutto il prodotto è stato testato prima della commercializzazione ed è risultato esente da Ogm. L’impresa per la quale lavoro, che tra l’altro è la più importante fornitrice in Italia di seme biologico e da sola coltiva oltre il 60% delle colture da seme prodotte in Italia, Pioneer ha sempre agito con la massima correttezza, lealtà e rispetto delle regole, quelle regole certe, applicabili e coerenti con le tecnologie sementiere che in Italia gli operatori chiedono da anni per poter lavorare serenamente. Quelle stesse norme che la Comunità europea sollecita da tempo per l’Italia e grazie alle quali gli stessi mais distrutti in Piemonte, come per magia, non sarebbero più transgenici. Tra qualche tempo saranno resi noti i risultati delle analisi sul mais che è stato oggetto di controversia. È probabile che questi dati siano negativi, ovvero che i prodotti siano esenti da Ogm. In tal caso è auspicabile che la notizia riempia nuovamente le redazioni di giornali e tv. Ma quasi certamente non sarà così.