Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 17.08.03
Marsilio ad Alemanno: «Gli Ogm vanno fermati»

UDINE. Il Friuli-Venezia Giulia è in questi giorni la regione protagonista nella trattativa nazionale sulla coltivazione e commercializzazione delle produzioni agricole trattate con organismi geneticamente modificati (ogm). Guida, infatti, la pattuglia numerosa delle regioni italiane che contrastano l’ipotesi di una sorta di “sanatoria” che consenta, quantomeno per le sementi già coltivate, di immettere i raccolti sul mercato estero, dove la tolleranza all’“inquinamento” da ogm risulterebbe maggiore. E l’assessore regionale Enzo Marsilio preannuncia una posizione dinamica, ma rigorosa, nella trattativa che si chiuderà a Roma con il ministro Alemanno, le altre regioni, e rappresentanze dei coltivatori e delle associazioni dei consumatori. Un accordo fattibile, sottolinea Marsilio, ma senza cedimenti. - Assessore, ritiene che l’accordo di programma sugli ogm sia vicino? Ne sono piú che convinto. Domani contiamo di chiudere la trattativa. - Ma non ci sono ancora contrasti? Siamo partiti con un obiettivo chiaro e con alcuni punti fermi. Dobbiamo concludere la trattativa difendendo le ragioni di partenza e buona parte delle condizioni generali per cui si è deciso seguire una certa strada. Credo che l’accordo sia fattibile, che non permangano grandi ostacoli. Si tratta di mettere d’accordo le parti su qualche punto di vista leggeremente differente. - Il problema dove permane? Il problema non è tanto del ministero o di alcune regioni. E’ un problema complessivo di istanze che coinvolgono multinazionali, coltivatori, comitati dei consumatori. Ci sono interessi e valutazioni di un certo tipo che è giusto siano tenuti in considrazione perché l’obiettivo è chiudere non in modo parziale, a vantaggio dell’uno o dell’altro, ma in complessivamente. - E’ uno dei punti fermi che il Friuli ha posto al tavolo delle trattative? Sí. E’ necessario chiudere in modo che tutti i soggetti interessati si sentano garantiti. - Però sul fermo agli ogm la nostra regione, non da sola, ha assunto una posizione intransigente? Per quanto ci riguarda quel che è stato coltivato con sementi modificate non deve tornare sul mercato alimentare. La nostra posizione è abbastanza rigida. Qualcuno dice invece che se quella produzione finisce sul mercato estero, dove la tolleranza all’inquinamento da ogm è maggiore, si può anche fare. Ma noi chiediamo il rispetto delle leggi esistenti. - Porte chiuse alla ricerca? Tutt’altro. La ricerca è importante, sappiamo bene che non è possibile fermare il mondo, ma non si può non pensare che questo deve avvenire sotto un rigido controllo e che questo controllo deve essere dell’ente pubblico a garanzia dei cittadini. Il controllo non può essere una questione di parte. - Dunque anche lei s’interroga sulla legittimità della ricerca nel transegnico? Io sono per i prodotti tipici, ma mi chiedo: "Questa produzione può convivere in un contesto globale in cui tutto è uniformato?". Pensiamoci su, discutiamone. Si può convivere? Oggi come oggi non si può coltivare mais transgenico vicino al tradizionale. Dunque ci sono aspetti da valutare, resta molto da chiarire. Non prendo una posizione contraria pregiudizialmente. Dico solo che bisogna discutere e controllare. - Il ministro che dice? Alemanno, da ciò che capisco, sta cercando di trovare la quadratura del cerchio, di mediare. Ma è un tentativo che facciamo anche noi. - Chi è con voi e chi è contro di voi? Con il Friuli si sono schierati il Veneto, l’Emilia Romagna (che pure ha formulato un’ipotesi più elastica). La più liberista è la Lombardia. - Una mediazione è possibile? Sí, ma vedremo fino a dove si potrà. Se la mediazione intacchera i princípî con cui noi abbiao stretto una raccordo con le categorie, non potrà esserci. - Si sente protagonista di questa trattativa nazionale? Noi siamo partiti con questa impostazione che è stata criticata da molti soggetti. Alludo alla contrapposizione al Piemonte. Abbiamo raccolto a mano a mano consensi crescenti tra regioni, che si sono aggregate capendo che il problema non è di risolvere il punto di vista di uno dei contraenti, ma il problema stesso nel suo complesso. Pena il rischio di contenziosi interminabili. - Le coltivazioni con ogm sono già presenti anche nella nostra regione? L’“inquinamento” è ancora molto contenuto, direi marginale. Il problema è la posizione che l’Europa e l’Italia assumeranno nei prossimi mesi nei confronti dei prodotti modificati. E’ un tema delicato che investe sicuramente la sfera della salute pubblica. Io non ho pregiudizi: la ricerca e le verifiche devono però essere puntuali. Ciò che secondo me non è condivisibile, è che la ricerca e il controllo non siano nella mano dell’ente pubblico. L’altro problema è che pochi punti nazionali di controllo si tradurrebbero nell’incapacità dei governi europei di controllare effettivamente le politiche agricole. Il problema è aperto. - E la posizione della Chiesa che, stando a indiscrezioni, potrebbe presto dirsi favorevole agli ogm pur di sfamare le popolazioni indigenti? La Chiesa deve ancora esprimersi. Un gruppo di esperti sta lavorando al problema. Certo che la parola della Chiesa avrà un peso rilevante, dal punto di vista dell’impatto sull’opinione pubblica, nella discussione e nei suoi sviluppi.