Articolo da "Il Messaggero" del 15 novembre 2003
Aiuterà i medici ad attaccare e distruggere le cellule malate

Creato un virus artificiale

di ALBERTO OLIVERIO
CRAIG Venter, lo scienziato che era riuscito nell'impresa di tracciare la mappa del genoma umano quando dirigeva la Celera Genomics, ha appena segnato un altro punto che il ministro statunitense per l'Energia ha definito «un raggiungimento straordinario». Venter, che non lavora più alla Celera ma in un altro istituto privato per lo studio delle energie biologiche alternative, ha annunciato di aver realizzato un virus artificiale completamente sintetico. Si tratta di una nuova forma di vita costruita ad immagine e somiglianza del virus phiX, un virus dal nome un tantino avveniristico che già esiste in natura. Il virus sintetico, identico a quello naturale, è composto da 5.386 paia di base o "lettere" dell'alfabeto genomico che formano un minuscolo anello di materiale genetico dotato di una carica infettiva nei confronti di alcuni batteri. I virus di questo tipo sono noti col nome di batteriofagi in quanto si nutrono di batteri inserendosi nel loro codice genetico e moltiplicandosi a spese del batterio in cui sono penetrati.

Ma perché mai sintetizzare un virus se lo stesso microrganismo esiste già in natura? La risposta è che gli scienziati, assemblando in laboratorio i mattoni che lo costituiscono, possono rendersi conto di come funziona e di come sia possibile variarne la struttura inserendovi informazioni in grado di modificare il funzionamento delle cellule infettate dal virus. Questi microrganismi, infatti, si moltiplicano soltanto dentro le cellule, batteriche o di altro tipo, inserendovi le loro informazioni genetiche: se queste ultime vengono opportunamente modificate è possibile, invece che ucciderli, alterare il funzionamento dei batteri e indurli a fabbricare o distruggere sostanze diverse. Nel progetto di Venter, che non a caso interessa il ministro americano per l'Energia, i virus dovrebbero modificare i batteri in modo che questi generino idrogeno, utilizzabile come combustibile in celle che producano elettricità. Altri batteri potrebbero fissare l'anidride carbonica in eccesso, causa del riscaldamento del Pianeta. In sostanza, i batteri "ingegnerizzati" dai virus artificiali potrebbero accrescere enormemente l'uso delle biotecnologie industriali che oggi non riguardano soltanto la tradizionale produzione della birra o del vino ma anche l'estrazione del rame, il controllo dell'inquinamento marino, la demolizione di alcune materie plastiche.

Ma esiste anche una possibile ricaduta in campo medico di questa realizzazione: nell'ingegneria genetica terapeutica si inseriscono dei geni nei tessuti grazie a particolari virus di cui è stato ovviamente inattivato il potenziale infettivo ed altre funzioni negative. Manipolare questi virus e far sì che colpiscano selettivamente alcune cellule malate del nostro corpo è però tutt'altro che facile e la realizzazione di un virus sintetico potrebbe rivelarsi l'arma vincente. Venter sostiene che le sue «non sono altro che ricerche di base»: ma il fatto che si svolgano in un laboratorio di ricerca privato e che suscitino l'interesse del governo statunitense indica che il passaggio ad applicazioni concrete potrebbe verificarsi in breve tempo.