Articolo da "Il Gazzettino" del 6 luglio 2005

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STATI UNITI L’ultima incredibile sfida di Craig Venter è quella di realizzare una specie vivente monocellulare attraverso i geni prodotti nelle provette del suo laboratorio
Il padre del genoma vuole "creare" un batterio
Conta di realizzare il sogno in due anni: «Dopo aver decifrato i codici del Dna è arrivato il momento di scriverli»
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Washington
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Creare la prima specie vivente "fatta a mano", assolutamente dal nulla. Una entità nuova, al momento inesistente sulla faccia della Terra, un organismo mono-cellulare, costruito - sequenza genetica dopo sequenza genetica - tutto dall'uomo, e con potenziali importantissime applicazioni in moltissime aree di ricerca e dell'esistenza quotidiana: è questa l'ultima portentosa sfida di Craig Venter, l'istrionico scienziato americano, pioniere del genoma umano, che nel 2002 riuscì a battere nella mappatura del Dna persino gli studiosi del governo.
Ora, Venter, punta ancora più in alto: con un piano alla Jurassic Park "microbico", in cui al posto di dinosauri fatti spuntare dal Dna di fossili degli antichissimi mostri, tenterà di realizzare un batterio al momento senza precedenti. Guscio della nuova forma di vita sarà il "mycoplasma genitalium", un microbo di scarsissima importanza che vive nel tratto umano riproduttivo, ed è ora al centro dell'interesse della scienza per un importantissimo requisito: il "mycoplasma" è formato da un unico cromosoma contenente solo 517 geni, il numero più basso di un organismo vivente. Le persone - giusto per capirsi - hanno un patrimonio che oscilla tra i 20 ed i 25mila geni.
Ecco allora che Venter, insieme al premio Nobel Hamilton Smith con cui aveva già collaborato alla mappatura del genoma umano, prevede di estrarre tutti i geni dal batterio ed inserirne successivamente una batteria tutta nuova. Creata da zero nelle provette del suo laboratorio.
Le lettere di Dna necessarie si stima saranno circa 580mila: una cifra di molto superiore a qualsiasi pezzo di Dna sinora messo a punto, anche se ormai le cosiddette "strisce" di Dna si ordinano a varie aziende di biotecnologie che le realizzano al prezzo di quasi 4.000 dollari a gene.Venter non si ferma di fronte agli obiettivi più temerari: con già un bel mucchio di fondi raccolti - 12 milioni dal Dipartimento dell'Energia Usa e circa 30 milioni donati da magnati privati con i quali ha dato vita ad una ditta biotecnologica, la "Synthetic Genomics" - il biologo promette che ce la farà in due anni. E giura che l'eventuale successo del progetto si tradurrà in benefici inimmaginabili per il genere umano.
Nei sogni dello scienziato c'è l'utilizzo del batterio come campione di base da utilizzare per sperimentare nuove funzioni, aggiungendo e togliendo geni a piacere.Eppure, a detta dello stesso Venter, il rischio più grosso è che una volta inserito il nuovo Dna, il batterio non si "avvii". Come con un automobile - spiega - una Ferrari a cui viene installato un motore Toyota che non si avvierà mai per incompatibilità dei sistemi. «Ma se invece il microbo si attiverà - dice lo studioso - avremo la possibilità di rispondere a domande importantisime sulla definizione minima della vita e dei blocchi di base che la costituiscono».
Dalla filosofia al business, il pioniere del genoma immagina applicazioni ambientaliste dell'inedito "mycoplasma": il micro-organismo - prosegue - potrebbe venire perfezionato in modo da produrre energia dalla luce del sole, o per "masticare e digerire" cellulosa ed emettere etanolo da usare come benzina.
Venter è serissimo e come lui un'altra decina di team di ricercatori al mondo, già in competizione per raggiungere per primi risultati simili. Per Venter il progetto sarà la sua eredità di scienziato: «È questo - dice - il prossimo passo della biologia sintetica; sinora abbiamo decodificato i codici genetici, ora è tempo di scriverli».
E non c'era da dubitarne se a dirlo è uno che, per la storica mappatura del genoma umano, non ha avuto scrupoli ad utilizzare frammenti del proprio personale Dna, nonchè per altri progetti quello del suo barboncino Shadow.
Nicoletta Nencioli |
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