Articolo da "La Repubblica" del 29 ottobre 2003
Al McCallum Center di Melbourne un team di ricercatori guidato dal professor Trapani ha messo a punto "l´auto-cura"
Per sconfiggere i tumori in Australia sangue "ogm"
Il plasma modificato combatte le cellule malate
Prevista nei prossimi due anni la sperimentazione sull´uomo

ELENA DUSI
ROMA - L´idea è ambiziosa: trasformare il sangue di un paziente in un´arma per combattere il suo stesso tumore. L´attuazione più complessa: si tratta di prelevare il sangue, modificarlo geneticamente e immetterlo di nuovo in circolo. Joe Trapani (trisavoli italiani) ha annunciato in un´intervista alla Bbc di esserci riuscito, per il momento su un gruppo di topi del suo laboratorio. Il professor Trapani, che insegna immunologia al Peter McCallum Cancer Center di Melbourne, in Australia, ha riferito di «aver prelevato dal sangue le cellule del sistema immunitario dei topi, averle manipolate in laboratorio insegnando loro a riconoscere e aggredire un tumore, e poi averle iniettate di nuovo nei roditori».

Il sangue è ricco di globuli bianchi, cellule incaricate di difendere l´organismo dagli agenti esterni. Nel loro mirino ci sono soprattutto virus o batteri. Ma alle cellule-soldato si può insegnare anche a combattere le cellule cancerogene. Questo sistema di auto-cura indotta dall´esterno è già stato sperimentato su alcune malattie immunitarie. Claudio Bordignon, oggi direttore scientifico dell´Istituto San Raffaele, è specializzato in terapia genica e l´anno scorso ha messo a punto una tecnica per combattere la Scid-Ada, un´immunodeficienza provocata da un difetto del Dna. I bambini che ne soffrono vengono definiti "bubble boy". Sono costretti a vivere in una bolla di plastica, isolati dal mondo esterno per timore di contrarre infezioni dalle quali non saprebbero difendersi. «Per combattere il cancro utilizzando i globuli bianchi - spiega Bordignon - occorre manipolarne geneticamente alcuni milioni. Si produce il Dna necessario in laboratorio e lo si inserisce nelle cellule usando un virus come vettore. Tecnicamente, anche uno studente con una laurea in biotecnologie riesce a farlo dopo qualche mese di lavoro». L´Istituto superiore di sanità ha appena autorizzato il San Raffaele a sperimentare un vaccino contro il melanoma realizzato attraverso la terapia genica. «Una tecnica simile - prosegue Bordignon - può essere usata anche nelle leucemie. Si inserisce all´interno del sistema immunitario un gene suicida, capace di attivarsi solo nelle cellule malate. Il vero problema è capire il numero esatto delle cellule da manipolare. Cioè modulare la terapia. Se carichiamo troppo il suo fucile, il sistema immunitario potrebbe iniziare a uccidere anche le cellule sane, causando al paziente più danni che benefici».

Nel suo esperimento Trapani è riuscito a insegnare ai globuli bianchi a riconoscere un particolare carattere presente sulle cellule tumorali, detto antigene. Ogni volta che incontreranno quell´antigene - e solo in quel caso - le cellule-sentinella scateneranno la risposta immunitaria. «Il nostro intervento - spiega l´immunologo di Melbourne - consiste nell´introdurre un pezzo di Dna nei globuli bianchi, permettendo loro di riconoscere il tumore e di attaccarlo». Studiata sui topi, la nuova tecnica australiana non approderà alla sperimentazione sull´uomo prima dei prossimi due anni. «Inizialmente - spiega Trapani - verificheremo l´efficacia della strategia su una forma di tumore ghiandolare detto adenocarcinoma, che può svilupparsi in mammella, colon, pancreas e in alcune circostanze anche polmone».