| Al McCallum Center di Melbourne un team di ricercatori guidato dal professor Trapani ha messo a punto "l´auto-cura" Per sconfiggere i tumori in Australia sangue "ogm" Il plasma modificato combatte le cellule malate Prevista nei prossimi due anni la sperimentazione sull´uomo ELENA DUSI Il sangue è ricco di globuli bianchi, cellule incaricate di difendere l´organismo dagli agenti esterni. Nel loro mirino ci sono soprattutto virus o batteri. Ma alle cellule-soldato si può insegnare anche a combattere le cellule cancerogene. Questo sistema di auto-cura indotta dall´esterno è già stato sperimentato su alcune malattie immunitarie. Claudio Bordignon, oggi direttore scientifico dell´Istituto San Raffaele, è specializzato in terapia genica e l´anno scorso ha messo a punto una tecnica per combattere la Scid-Ada, un´immunodeficienza provocata da un difetto del Dna. I bambini che ne soffrono vengono definiti "bubble boy". Sono costretti a vivere in una bolla di plastica, isolati dal mondo esterno per timore di contrarre infezioni dalle quali non saprebbero difendersi. «Per combattere il cancro utilizzando i globuli bianchi - spiega Bordignon - occorre manipolarne geneticamente alcuni milioni. Si produce il Dna necessario in laboratorio e lo si inserisce nelle cellule usando un virus come vettore. Tecnicamente, anche uno studente con una laurea in biotecnologie riesce a farlo dopo qualche mese di lavoro». L´Istituto superiore di sanità ha appena autorizzato il San Raffaele a sperimentare un vaccino contro il melanoma realizzato attraverso la terapia genica. «Una tecnica simile - prosegue Bordignon - può essere usata anche nelle leucemie. Si inserisce all´interno del sistema immunitario un gene suicida, capace di attivarsi solo nelle cellule malate. Il vero problema è capire il numero esatto delle cellule da manipolare. Cioè modulare la terapia. Se carichiamo troppo il suo fucile, il sistema immunitario potrebbe iniziare a uccidere anche le cellule sane, causando al paziente più danni che benefici». Nel suo esperimento Trapani è riuscito a insegnare ai globuli bianchi a riconoscere un particolare carattere presente sulle cellule tumorali, detto antigene. Ogni volta che incontreranno quell´antigene - e solo in quel caso - le cellule-sentinella scateneranno la risposta immunitaria. «Il nostro intervento - spiega l´immunologo di Melbourne - consiste nell´introdurre un pezzo di Dna nei globuli bianchi, permettendo loro di riconoscere il tumore e di attaccarlo». Studiata sui topi, la nuova tecnica australiana non approderà alla sperimentazione sull´uomo prima dei prossimi due anni. «Inizialmente - spiega Trapani - verificheremo l´efficacia della strategia su una forma di tumore ghiandolare detto adenocarcinoma, che può svilupparsi in mammella, colon, pancreas e in alcune circostanze anche polmone». |
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