| Ogm, da Londra il primo via libera in Europa «Non è pericoloso. Sì alla coltivazione di mais modificato, ma solo per il bestiame». Insorgono gli ecologisti DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Il genio è uscito dalla bottiglia, e speriamo che non sia maligno. O, per usare una metafora più adatta, le porte delle stalle sono spalancate agli Ogm, a mangimi geneticamente modificati, e la cavia della prossima, temuta, rivoluzione scientifica sarà il pio bove. Ieri il ministro dell’Ambiente, Margaret Beckett, ha infatti annunciato ai Comuni che il Regno Unito autorizza la prima coltura commerciale di una varietà di mais geneticamente modificata, che verrà seminata al più presto nel 2005, non destinata a nutrire l’uomo, bensì ad alimentare il bestiame. Si chiama Chardon LL, questa varietà di mais, e le sue pannocchie, al pari della pecora Dolly, il primo animale clonato, faranno la storia della scienza. Di certo, animeranno nuove polemiche sul «cibo di Frankenstein». E’ una decisione piccola, minima, quella annunciata dalla Beckett, ma che sfonda titubanze decennali. Londra, che non s’era fermata di fronte ai dubbi nella ricerca sulle cellule staminali da embrioni umani, apre un nuovo fronte, in Europa, nelle biotecnologie: la decisione, ha detto la Beckett, è «precauzionale» e «basata su prove», perché «non c’è base scientifica per autorizzare tutte le colture geneticamente modificate, ma non c’è nemmeno motivo per un divieto totale». E s’è detta cosciente delle «preoccupazioni fondate» che la decisione solleva, per prima la contaminazione di colture tradizionali. Perciò, ha preannunciato un fondo d’indennizzo agli agricoltori danneggiati, che sarà costituito a spese dell’industria stessa degli Ogm. La quale, per bocca della Monsanto, sminuisce la svolta: «E’ un piccolo passo: questo mais sta già crescendo in milioni di acri in tutto il mondo». In concreto, il governo britannico autorizza che la varietà di mais Chardon LL sia nell’elenco delle colture permesse (altri semi geneticamente modificati, per bietole e olio di semi, dovranno aspettare). Poi gli agricoltori che vorranno seminare tale mais potranno farlo, ma sottoponendo la coltura a test. Le licenze scadranno dell’ottobre del 2006 e, poiché questo mais è una coltura primaverile, ci saranno solo due annate agricole per sperimentarlo. Il vantaggio offerto dal Chardon LL è una maggiore resistenza all’atrazina, il potente erbicida che viene usato per fare il deserto attorno alle piante di mais. Meno atrazina e meno danno all’ambiente, dice quindi la scienza, oltre a un raccolto più rigoglioso. Ma le polemiche cominciano qui. I gruppi ecologisti fanno notare che l’atrazina sarà comunque bandita nel 2006 in tutta l’Unione Europea, e quindi non c’è bisogno di fare questi test. E poi si appellano non ad argomenti scientifici, bensì al sentimento dell’opinione pubblica: John Wittingdale, portavoce dell’associazione Agricoltura tradizionale, dice che il governo ha «ignorato i suoi stessi sondaggi, che mostrano come il 90 per cento della gente sia contraria ai prodotti geneticamente modificati». E certo stupisce che solo quattro giorni fa la Commissione Ambiente dei Comuni abbia sentenziato che la commercializzazione degli Ogm sarebbe «irresponsabile». Ma il governo Blair è andato dritto per la sua strada, senza indietreggiare davanti all’impopolarità della decisione. Certo, con rara puntualità, il sostegno al governo ieri non è mancato. L’Associazione dei Medici Britannici, che solo 18 mesi fa metteva in guardia contro gli Ogm, ha repentinamente cambiato idea: c’è un «piccolissimo potenziale di danno» per l’uomo, visti i prolungati test in America del Nord, mentre il cibo geneticamente modificato potrà dare «enormi benefici sia al mondo sviluppato che a quello in via di sviluppo». E pareri analoghi hanno espresso la Royal Society e organizzazioni varie. Ma non c’è speranza che il dubbio sia messo a tacere, se pure le istituzioni si dividono: mentre l’Assemblea del Galles conferma un voto che bandisce gli Ogm dal suo territorio, l’esecutivo della Scozia si dice favorevole. Resta, con saggezza contadina, il parere di John Sim, agricoltore del Hertefordshire: «Se la gente non vuole gli Ogm, non c’è motivo di produrli. Ma per il bestiame credo che questo mais andrà benissimo». Ancora una volta, sarà la mucca a fare da cavia per l’umanità. Alessio Altichieri |
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