| La salvezza è convertirsi agli Ogm LE elezioni sono prossime e il mondo scientifico si chiede quale sarà l'atteggiamento del mondo politico, ma anche degli elettori, nei riguardi della ricerca e del progresso tecnologico. Punto controverso su cui dovrebbero esprimersi i politici è l'attuale polemica relativa alla ricerca e alla coltivazione di prodotti vegetali Ogm in Italia. Prima di entrare nel merito della controversia occorre tener conto dello sviluppo degli Ogm nello scacchiere mondiale. I primi Ogm, tra cui varietà di mais, tabacco, colza e soia, sono apparse sul mercato Usa circa 20 anni or sono. La produzione di piante con caratteristiche migliorate grazie ad interventi sul genoma si è poi rapidamente diffusa. Citerò alcuni dati di grande interesse. La superficie coltivata a Ogm nel mondo è di circa 90 milioni ettari su un totale di 3 mila milioni di ettari (pascoli inclusi): gli Ogm occupano oggi circa il 4% della superficie coltivata (pascoli esclusi). Salinità, urbanizzazione e siccità hanno diminuito la superficie coltivata dal 1950 ad oggi del 20% e, se teniamo conto che la popolazione mondiale è in continua crescita, ci stiamo avviando verso il disastro. L'agricoltura «biologica» può avere un ruolo locale e culturale in Paesi con alto sviluppo economico, ma non è certamente una soluzione per quelli del Terzo Mondo in cui la fame è endemica. Il tasso di crescita mondiale annuo delle culture Ogm è oggi del 20%, ma è molto più alto, in pratica esponenziale, nei Paesi asiatici quali la Cina. Rendiamoci conto che il ruolo degli odiati brevetti delle odiate multinazionali sta diventando sempre meno importante. Molti brevetti sono scaduti e molti Paesi del Terzo Mondo, Cina e India in testa ma anche Cuba, ne hanno sviluppati di propri, aiutati dal fatto che un laboratorio di sintesi di Ogm costa ben poco, meno di 100 mila euro. Gli Ogm contribuiscono già oggi efficacemente all'incremento della produttività agricola e al miglioramento della qualità del prodotto. Hanno permesso una radicale diminuzione dell'uso di antiparassitari con grande beneficio per l'ambiente e rispetto della biodiversità e si prevede la produzione di vaccini e prodotti vegetali di grande capacità nutrizionale. Rendiamoci inoltre conto che la sintesi di organismi geneticamente modificati in Italia, ma anche altrove con altri procedimenti, ha avuto inizio molto prima dell'arrivo degli Ogm attuali senza suscitare polemiche. Quasi tutta la gloriosa pasta italiana di oggi deriva dalla varietà Creso ottenuta nel 1974 esponendo il Cappelli a raggi X emessi da un reattore nucleare, vera bestia nera ambientalista. Tutti abbiamo mangiato a iosa e continuiamo a mangiare questa pasta senza effetti negativi. Le culture Ogm non minacciano quelle «biologiche» con cui possono coesistere pacificamente lato a lato. Esistono varietà Ogm sterili e altre il cui polline non contiene e non trasmette il gene indesiderato. Non possiamo coltivare Ogm in Italia, ma di certo importiamo e mangiamo prodotti che li contengono. Esiste purtroppo un diffuso sentimento popolare di ostilità verso gli Ogm, ma anche verso tutta la scienza. Manca il dialogo e occorre superare la barriera di incomprensione che separa il mondo scientifico dalle folle. Diamoci da fare. Tullio Regge |
||