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paese diviso dopo l´esito della consultazione. Colture biotech bloccate
per i prossimi cinque anni. Le imprese: ha votato solo una minoranza Ogm, dopo il no in Svizzera è guerra La protesta di industria e ricerca: un passo indietro. Soddisfatti gli agricoltori Paolo Fioravanti, leader della confindustria ticinese: "Si frenano studi di alto livello, è un sogno folle resuscitare un paese bucolico" L´oncologo Franco Cavalli "Questo risultato è uno schiaffo contro le multinazionali" Ma gli esperimenti continueranno DAL
NOSTRO INVIATO Effetto
dell´alleanza fra contadini e consumatori, preoccupati per i possibili
danni alla salute, supportati dai movimenti ecologisti e dai partiti di
sinistra: un cartello di 23 organizzazioni. Contrari il governo, i
partiti di centro e di destra, le aziende, le università e il mondo
della ricerca. Gli agricoltori esultano perché sperano di ricavarsi un
«mercato di nicchia» con prodotti senza Ogm. Già adesso quelli
biologici sono richiestissimi, e danno un fatturato in continua
crescita, di 1,2 miliardi di franchi l´anno. I consumatori, «choccati
dalla mucca pazza e dai polli alla diossina», dice Mario Jaggli,
presidente dell´associazione, si sentono più sicuri con prodotti senza
Ogm, e hanno voluto dare «un segnale» al governo anche sulle trattative
in corso con gli Stati Uniti che vorrebbero esportare qui i loro
prodotti geneticamente modificati. La
moratoria, spinta dalla «paura irrazionale» della gente, è invece
«superflua e ingannevole, un passo indietro», per il mondo scientifico,
dei ricercatori e delle aziende chimiche. E non solo perché, come dice
Klaus Amman, direttore del giardino botanico dell´università di Berna,
«l´ingegneria genetica permetterebbe di trovare soluzioni alla fame nel
mondo in pochi anni». Ma perché, come teme la «Società delle industrie
chimiche», potrebbe portare a una «fuga di cervelli» e alla perdita
della posizione di preminenza del paese nel campo delle biotecnologie.
«Questo voto, peraltro di un´esigua minoranza, visto che ha votato solo
il 42%, è una frenata pericolosa in un paese all´avanguardia nella
ricerca, che è al livello di quella degli Usa» dice l´imprenditore
farmaceutico Paolo Fioravanti, presidente degli industriali del Ticino
e vicepresidente della locale Farmindustria. Secondo Fioravanti, è
stato decisivo «l´ibrido connubio tra una classe protetta che vive di
sovvenzioni, come quella degli agricoltori, e quei Verdi che hanno come
leader il presidente dello Zambia, che preferisce far morire di fame la
sua gente piuttosto di accettare i semi di Ogm». E questo «integralismo
talebano» porterà un clima «ostile, di sfiducia verso la ricerca», che
rischia di estendersi anche in altri settori strategici e di «ridar
vita al folle sogno di una Svizzera alpestre e bucolica, demonizzando
ogni progresso tecnologico». Di
qui, secondo l´imprenditore, il rischio che i giovani abbandonino la
ricerca «in quanto divenuta politicamente scorretta e non più
appetibile», e che i migliori cervelli emigrino «verso quei paesi dove
la ricerca si fa». E se gli svizzeri se ne andranno, dice, «speriamo
che arrivino gli stranieri, e penso soprattutto ai cinesi». «Io
non credo che cambierà molto per la ricerca, diminuirà casomai quella
legata all´agro-business, perché vi sarà un minor interesse a svolgere
ricerche in Svizzera da parte delle aziende chimiche che si occupano di
agricoltura» spiega Franco Cavalli, direttore dell´Istituto oncologico
della Svizzera italiana. Il professore, insignito da Umberto Veronesi
col Premio Montaigne 2005, e che è anche deputato socialista, ritiene
piuttosto che il risultato del referendum, «frutto della grande
diffidenza esistente verso questi prodotti», sia stato più che un voto
contro la scienza, «uno schiaffo verso il mondo delle multinazioni, che
attraverso una forte propaganda da parte di influenti circoli economici
ha tentato di bocciare l´iniziativa». Ma
non tutti i ricercatori si sono mobilitati contro lo stop agli Ogm. Al
Politecnico di Zurigo, sceso in campo con tutte le sue forze, ce n´è
uno, il docente di patologia vegetale Cesare Glesser, che si è messo di
traverso al presidente del suo stesso istituto, sostenendo che la
moratoria «non è un segnale contro l´ingegneria genetica», ma «una
necessità per valutare se i rischi siano fantomatici o reali». Secondo
Glesser «la tecnologia a disposizione del ricercatore è ancora molto
primitiva, le incognite sono ancora molte e i dubbi pure». Non solo. La
conflittualità della convivenza tra le colture non Ogm e quelle Ogm
«non è risolta, e il mais transgenico che resiste agli erbicidi ne è
l´esempio, perché il suo polline è in grado di contaminare le colture
vicine». Ma il ministro Deiss, pure sconfitto, non demorde. E spiega
che durante i cinque anni della moratoria potranno comunque «venir
depositate domande e compiuti esperimenti in laboratorio». Inoltre, dice, le importazioni di foraggi geneticamente modificati continueranno ad essere autorizzate «dal momento che il referendum non li vieta espressamente». Anche nei prossimi cinque anni, promette il ministro, «la Svizzera continuerà ad essere aperta alla ricerca sugli Ogm». In attesa che Frankenstein riapra il suo orto. |
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