«La gente teme ciò che non conosce; ha un rispetto quasi religioso della natura che considera benigna, ma da non toccare per non subirne le ire. Mass media e politici vanno dietro alle opinioni prevalenti; aggiungiamoci interessi ideologici, politici e anche economici legati per esempio alla produzione di fertilizzanti e di pesticidi, ed ecco spiegato perché degli Ogm - organismi geneticamente modificati - si parla tanto ma solo per dirne male».A sentirlo difendere con tale determinazione quelli che, con uno slogan terrorifero ma efficace qualcuno ha battezzato "cibo Frankenstein", verrebbe da pensare che il prof. Bruce M. Chassy direttore del Centro biotecnologico dell'Università dell'Illinois - in Veneto per un giro di conferenze - sia il "papà" degli Ogm.Ma per quanto sia uno degli scienziati più impegnati nella ricerca biotecnologica (è considerato un luminare negli studi sulla valutazione di sicurezza dei cibi biotech) smentisce subito l'ipotesi: «Il primo ad aver introdotto un Ogm in un campo - spiega - è stato Mark Van Montague, dell'università belga di Gand, nel 1982. È lui il padre dei primi "pomodori biotech", anche se molti laboratori da anni stavano già lavorando per applicare all'agricoltura i progressi fatti dell'alta tecnologia medico-farmaceutica».Come si produce un Ogm?
«Si cambia il Dna di una pianta inserendo e togliendo parte dei geni per determinati scopi: resistenza delle colture a malattie, migliori qualità nutritive, immunologiche, antiallergiche».
In pratica come si fa?
«Si prende un batterio che, normalmente introdotto da un insetto, modifica il patrimonio genetico di una pianta e le provoca, ad esempio, un tumore, come l'Agrobacterium tumefaciens. In laboratorio si tolgono dal suo Dna le potenzialità tumorali e si inseriscono altri geni, utili, cosicché li trasmetta alla pianta. O si sparano nella pianta micropalle d'oro, da un micron, ricoperte di Dna modificato perché venga rilasciato. Ecco fatto».
Detto così non sembra molto "naturale".
«E invece è solo l'applicazione scientifica di metodi che la natura utilizza da milioni di anni, per modificarsi, e che l'uomo applica da diecimila anni, in agricoltura, attraverso le selezioni. Le nostre conoscenze ci consentono oggi di utilizzare gli stessi meccanismi in modo molto più efficace, rapido e preciso».
Una paura diffusa è che il processo biotech sfugga di mano. Che un giorno venga fuori una pianta che cammina e magari usa il telefono.
«Se uno scienziato ci riuscisse prenderebbe di sicuro il Premio Nobel! A parte gli scherzi: non c'è nulla che può sfuggire di mano. Gli interventi riguardano geni di cui si conoscono le caratteristiche e prima di un'introduzione su larga scala si studiano anche per anni gli effetti nei laboratori di ricerca. In ogni caso non esiste una sola prova scientifica del fatto che gli Ogm eliminino o contaminino altre piante. L'idea dell'inquinamento genetico è ascientifica. E poi nessuno protesta per le colture inondate di pesticidi e diserbanti o irradiate con isotopi radioattivi: eppure anche così si modifica il Dna delle piante, anzi lo si fa in modo massiccio e indiscriminato mentre negli Ogm si interviene sul singolo gene».
Agli Ogm si addebita di rendere le agricolture dei Paesi poveri dipendenti dalle multinazionali che producono le sementi.
«Gli Ogm sono una risposta a carenza d'acqua, desertificazione, sanilizzazione dei suoli; attraverso essi è possibile sperare di raggiungere l'obiettivo della Fao - l'ente Onu per l'alimentazione - di raddoppiare la produttività agricola globale entro 25 anni, senza impatti devastanti sull'ambiente. Le multinazionali biotecnologiche non condizionano i mercati più di quanto facciano altre multinazionali nei trasporti, nell'alimentare, nella farmaceutica, per non dire dell'elettronica. In ogni caso, sono soggette alle leggi dei Paesi dove operano e se si ponesse un problema di dipendenza, di "schiavitù", nascerebbe una forte reazione».Ultima domanda: rischi terroristici nell'agricoltura biotech?
«Certo che esistono. La catena del cibo di cui fa parte la produzione agricola, è uno dei settori a rischio. Non è difficile immaginare la manipolazione di malattie per renderle più aggressive e devastanti e, così, mettere in ginocchio l'economia di un Paese, arrivare ad affamarlo. Per questo esiste un monitoraggio che riguarda anche le produzioni Ogm».
Maurizio Cerruti
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