| E' la promessa per il futuro, ma si dovrà valutare caso per caso Biotech: la Fao apre agli ogm, ma con cautela Secondo il rapporto diffuso oggi, "necessario un monitoraggio costante" che consideri benefici e rischi delle singole colture transgeniche e valuti l'impatto sull'ambiente. "Cibi sicuri, ma si sa poco sugli effetti a lungo termine" Il biotech "e' una promessa per l'agricoltura dei paesi poveri", ma sugli ogm la Fao raccomanda "una valutazione caso per caso, che prenda in considerazione benefici e rischi potenziali delle singole colture transgeniche". Secondo il rapporto diffuso oggi a Roma, inoltre, "e' necessario un monitoraggio costante", anche perche' i dati scientifici sull'impatto dell'ingegneria genetica sull'ambiente e sulla salute sono ancora sottoposti a verifiche. "Generalmente gli scienziati concordano nel riconoscere che le attuali colture transgeniche e i cibi derivati sono sicuri per l'alimentazione. Anche se si sa poco sui loro effetti di lungo termine", commenta Jacques Diouf, direttore generale della Fao. "Esiste meno consenso scientifico sull'impatto ambientale. Le preoccupazioni sulla sicurezza di ciascun prodotto transgenico, prosegue l'esperto, devono essere affrontate prima della sua distribuzione. E' poi essenziale un attento monitoraggio sugli effetti di questi prodotti dopo il loro rilascio nell'ambiente". Il rapporto evidenzia la necessita' di valutazioni scientifiche di biosicurezza. La Commissione congiunta Fao/Oms per il codex alimentarius ha stabilito i principi e le linee guida per valutare i rischi sanitari legati ai cibi derivati dalla moderna biotecnologia. Inoltre i membri della Convenzione internazionale per la protezione delle piante stanno elaborando le direttive per la valutazione dei rischi fitosanitari degli ogm. "Questi accordi - conclude la Fao - possono contribuire ad armonizzare i vari processi di regolamentazione a livello mondiale". La 'ricetta' Fao prevede che il biotech integri le tecnologie agricole convenzionali, "accelerando i programmi tradizionali di miglioramento genetico e offrendo soluzioni valide laddove i metodi convenzionali falliscono". Sei paesi (Argentina, Brasile, Canada, Cina, Sud Africa e Usa), quattro colture (granturco, seme di soia, colza canola e cotone) e due particolari caratteristiche (resistenza agli insetti e tolleranza agli erbicidi) hanno inciso sul 99% delle aree impiegate per le coltivazioni transgeniche a livello mondiale nel 2003, spiega il rapporto. Il settore privato domina la biotecnologia a livello mondiale. Le dieci maggiori compagnie transnazionali specializzate a livello mondiale spendono circa 3 miliardi di dollari l'anno per la ricerca e lo sviluppo della biotecnologia agricola. Ma nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo la ricerca biotecnologica privata e' trascurabile, conclude la Fao. Tanto che Brasile, Cina e India, che vantano i maggiori programmi pubblici di ricerca agricola fra i paesi in via di sviluppo, spendono meno di mezzo miliardo di dollari all'anno ciascuno nel settore. |
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