Articolo da "Il Manifesto" del 20 febbraio 2004

Londra dice sì al mais ogm

Blair ignora le richieste dell'opinione pubblica E dà il via libera alle coltivazioni geneticamente modificate

ORSOLA CASAGRANDE
LONDRA
La stragrande maggioranza degli inglesi pensa che gli organismi geneticamente modificati siano dannosi? Pazienza, il governo non può sacrificare gli interessi della scienza (questa è la scusa ufficiale) e soprattutto quelli delle multinazionali che pressano. Così, stando al resoconto di un incontro del gabinetto ottenuto dalla BBC, il governo è pronto a dare il via libera ad un uso limitato di coltivazioni di mais geneticamente modificato. Con buona pace dell'opinione pubblica. Ieri il governo, non potendo smentire le indiscrezioni, si è affrettato a dire che la decisione finale non è stata presa. Ma il documento ottenuto dalla BBC rivela che proprio la ministra dell'ambiente, Margaret Beckett, avrebbe difeso le coltivazioni ogm sostenendo che non ci sono basi scientifiche per vietarle. Naturalmente approvare la coltivazione di campi ogm significa che i raccolti verranno commercializzati. Eppure i risultati dei test commissionati dal governo sulle coltivazioni-pilota ogm avevano confermato le paure e i sospetti di chi da anni le combatte. Lo studio voluto dal governo Blair è durato tre anni e ha preso in esame tre diversi raccolti, mais, colza e barbabietola. I risultati erano misti: le coltivazioni di barbabietola e di colza erano risultate più dannose per l'ambiente delle coltivazioni normali. Quanto al mais, quello ogm appariva meno dannoso per animali e piante di quello naturale. I test avevano coinvolto sessanta fattorie ogm in tutta la Gran Bretagna. In particolare dovevano valutare l'impatto di determinati pesticidi sulle coltivazioni transgeniche. In due casi su tre, le piante geneticamente modificate sono sopravvissute sì ai veleni, ma l'ambiente circostante ne ha risentito pesantemente. Gli esperimenti erano stati compiuti affiancando coltivazioni transgeniche e naturali e lasciando che la fauna locale continuasse la vita di sempre. Per gli ambientalisti i risultati dei test lasciano pochi dubbi: al contrario di quanto sostegono i produttori di ogm, il transgenico non è sicuro e non lascia immutato l'ambiente. I test non hanno riguardato nè l'impatto sull'uomo nè le possibili contaminazioni.

Gli incontri organizzati l'estate scorsa dal governo per raccogliere le opinioni dei cittadini hanno mandato un segnale chiaro. Soltanto il 2 per cento degli intervenuti ha detto che non avrebbe alcun problema a mangiare prodotti transgenici. Tutti gli altri hanno detto di non fidarsi delle tecniche di manipolazione genetica, di non essere informati e soprattutto accusano il governo di non aver condotto esperimenti sufficienti per valutare eventuali impatti negativi sulla salute. Nel documento ottenuto dalla BBC si legge che il governo è pronto ad andare avanti con la commercializzazione degli ogm, a prescindere dall'opposizione nel paese che «sarà alla fine superata». Per l'ex ministro dell'ambiente Michael Meacher il governo «non ha né l'autorità morale, né scientifica, né politica per prendere questa decisione». Meacher ha sottolineato anche che «non ci sono benefici per i consumatori. Il governo Blair sembra disposto a cedere alle pressioni dell'amministrazione Bush», non è una novità infatti che le compagnie maggiormente interessate ad espandere le coltivazioni ogm in Europa sono quelle Usa.

Nei mesi scorsi a Londra si sono svolte diverse manifestazioni contro il progetto di introdurre campi di organismi geneticamente modificati. I campi-pilota sono stati più volte danneggiati (da simpatici e chiassosi pic nic ambientalisti) nonostante il governo avesse mantenuta segreta la loro ubicazione.