Articolo e immagine da "La Repubblica" del 11 ottobre 2004

Le Regioni del Polo e dell´Ulivo unite: il transgenico non passerà. I Verdi accusano Matteoli: svende l´Italia alle multinazionali
Ogm, la rivolta dei governatori
Fronte bipartisan anti Berlusconi: "Libertà è scegliere cosa mangiare"
I presidenti del Lazio e del Piemonte in prima fila. Da Toscana ed Emilia Romagna solidarietà a Alemanno sul decreto bloccato

ANTONIO CIANCIULLO
ROMA - Parte dalle Regioni la rivolta a difesa del made in Italy. La censura preventiva di Berlusconi sul decreto che il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno stava per presentare ha creato una faglia che divide il mondo politico in modo trasversale. La mossa di Alemanno era obbligata: dopo il via libera dell´Unione europea, già alla prossima semina si rischia una disseminazione di campi transgenici che, in assenza di regole, minaccia di far saltare il sistema agricolo tradizionale e quello biologico. Eppure, secondo Berlusconi, il decreto del suo ministro per le Politiche agricole contro il rischio di contaminazione da ogm è «illiberale».

Un giudizio che per il governatore del Lazio Francesco Storace (Alleanza nazionale) è così incredibile da dover essere considerato falso: «Sono dichiarazioni attribuite a Berlusconi. Il decreto Alemanno certamente non è illiberale e il Lazio andrà avanti per la sua strada, che è quella di un´agricoltura senza piante transgeniche».

Dello stesso tenore le dichiarazioni del presidente del Piemonte, Enzo Ghigo (Forza Italia): «Noi riteniamo che l´esercizio della libertà sia permettere ai produttori e ai consumatori di determinare quello che vogliono coltivare e mangiare. Cercheremo di assecondare la proposta del ministro Alemanno: le regole per realizzare una corretta coesistenza tra ogm e non ogm sono una strada da percorrere e alla prossima conferenza Stato Regioni ne discuteremo».

Solidarietà ad Alemanno è stata espressa anche da Regioni governate dal centrosinistra. «Noi siamo stati i primi ad approvare una legge che vieta gli ogm», spiega Claudio Martini, presidente della Toscana. «In un territorio come quello italiano, con una produzione agricola così frammentata, permettere le semine transgeniche senza un valido sistema di tutela significa lasciare che i campi ogm soppiantino gli altri. In Toscana ci sono decine di tipi di pomodori, di fagioli, di pere. Non ci piacerebbe averne uno solo: non vedo libertà in questa rinuncia».

Con il fronte dei governatori in rivolta si è schierato anche Vasco Errani, presidente dell´Emilia Romagna e vicepresidente della Conferenza Stato ? Regioni: «Bisogna andare avanti con la ricerca, chiedere accordi internazionali e intanto sospendere l´uso degli ogm. Il nostro futuro sta nei prodotti di qualità, legato al territorio e alle sue radici culturali».

Polemiche invece per le dichiarazioni del ministro dell´Ambiente Altero Matteoli che si è limitato a manifestare un generico ottimismo sulla possibilità di un´intesa all´interno del governo. «Dodici Regioni e più di mille Comuni si sono schierati contro gli ogm, mentre Matteoli prepara la resa dell´Italia alle multinazionali del transgenico», accusa il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. «L´immagine dell´Italia all´estero è legata alla tipicità delle sue eccellenze, che siano la Ferrari, le città d´arte o le produzioni agricole ed enogastronomiche tutelate rispetto agli Ogm», aggiunge Ermete Realacci, dell´esecutivo della Margherita. «Colpire quest´immagine è un autogol che non possiamo permetterci».