| Monsanto lascia il campo La multinazionale americana degli ogm annuncia il ritiro dalla Gran Bretagna. La decisione arriva all'indomani dello studio del governo Blair che sottolinea gli effetti «dannosi» causati all'ambiente dagli organismi geneticamente modificati. Ma a pesare è stata anche la pressione dell'opinione pubblica inglese che al 90 per cento si è detta contraria ai cibi trasgenici ORSOLA CASAGRANDE Quanto al mais invece sembra che quello ogm sia meno dannoso per animali e piante di quello naturale. I test hanno riguardato sessanta fattorie ogm in tutta la Gran Bretagna. In particolare si è trattato di valutare l'impatto che determinati pesticidi hanno sulle coltivazioni transgeniche. Il risultato è stato che, in due casi su tre, le piante geneticamente modificate sopravvivono ai veleni, ma l'ambiente circostante ne risente pesantemente. Gli esperimenti sono stati compiuti affiancando coltivazioni transgeniche e naturali e lasciando che la fauna locale (piccoli mammiferi, insetti, ecc) continuassero la loro vita di sempre. Per gli ambientalisti i risultati dei test lasciano pochi dubbi: al contrario di quanto sostegono i produttori di ogm, il transgenico non è sicuro e non lascia immutato l'ambiente. I test non hanno riguardato nè l'impatto sull'uomo nè le possibili contaminazioni (per esempio attraverso lo scambio di pollini). Il governo Blair (che ha sempre considerato con favore l'introduzione di prodotti ogm nel mercato) dovrà ora studiare i risultati degli esperimenti e decidere (potrebbe farlo già entro la fine dell'anno) se dare il via libera alla commercializzazione su vasta scala dei prodotti transgenici. L'opinione pubblica britannica ha già detto la sua. La stragrande maggioranza degli inglesi non comprerebbe mai prodotti contenenti organismi genticamente modificati. Lunedì scorso per le vie londinesi c'è stata un'affollatissima manifestazione contro gli ogm. Ieri gli ambientalisti hanno ribadito che il governo non può ignorare la volontà della gente. Gli incontri organizzati durante l'estate dal governo per raccogliere le opinioni dei cittadini hanno mandato un segnale chiaro. Soltanto il 2% degli intervenuti ha detto che non avrebbe alcun problema a mangiare prodotti transgenici. Tutti gli altri hanno detto di non fidarsi delle tecniche di manipolazione genetica, di non essere informati e soprattutto accusano il governo di non aver condotto esperimenti sufficienti per valutare eventuali impatti negativi sulla salute. Una preoccupazione quest'ultima che viene quasi ignorata dai produttori, soprattutto americani, che invece nella loro propaganda spacciano le coltivazioni di organismi transgenici come la chiave per risolvere il problema della fame nel mondo. Naturalmente senza considerare nemmeno l'impatto che tali coltivazioni hanno sui terreni. |
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