Articolo da "Il Manifesto" del 3 ottobre 2003
Gli ogm non passano i test
Il Guardian anticipa i risultati della più grande sperimentazione scientifica mai realizzata

Olio di colza e barbietole transgenici sono dannosi per l'ambiente e la salute. Lo dicono tre anni di esperimenti condotti in Inghilterra su centinaia di campi agricoli. La Royal Society smentisce lo scoop

MATTEO BARTOCCI
ROMA
Il 16 ottobre potrebbe essere una data storica per i movimenti che in tutto il mondo lottano contro l'introduzione degli organismi geneticamente modificati in agricoltura. Quel giorno, infatti, la Royal Society britannica renderà noti i risultati del più esteso esperimento scientifico mai realizzato sugli ogm agricoli. L'accademia delle scienze inglese pubblicherà nella sua rivista e sul suo sito Internet ben otto articoli prodotti da un pool di scienziati dopo tre anni di test in campo aperto su alcuni ogm diffusamente usati in agricoltura come l'olio di colza, le barbietole da zucchero e il mais. L'attesa per questi risultati, sorvegliati a vista dai responsabili dell'accademia, è spasmodica, sia nel mondo economico che politico. Alcune indiscrezioni sono già filtrate, tanto che il quotidiano Guardian ha anticipato ieri che ben due delle tre varietà ogm esaminate (olio di colza e barbietole) sono più dannose per l'ambiente e per gli organismi circostanti (altre piante, parassiti e insetti) delle varietà convenzionali. A quanto si apprende, solo il mais transgenico avrebbe proprietà assimilabili ai benefici raccomandati dai produttori di ogm, ma alcuni scienziati hanno espresso delle riserve anche su questo risultato. I test prevedevano l'osservazione di centinaia di campi agricoli piantati con vegetali ogm accanto a campi con piante «convenzionali» e al loro via scatenarono le forti proteste della popolazione delle località prescelte. Tutta la sperimentazione è stata finanziata con fondi pubblici. Nel 1999, infatti,l'allora ministro per l'ambiente Michael Meacher diede il via alla massiccia sperimentazione sugli ogm agricoli e a una moratoria sulla loro commercializzazione fino alla fine dei test scientifici. Nel giugno scorso Meacher si è dimesso a causa delle divergenze con il primo ministro Tony Blair in merito al biotech, accusato senza peli sulla lingua di insabbiare le prove scientifiche sfavorevoli al transgenico.

Secondo il Guardian, questi risultati imporranno al governo laburista di vietare la commercializzazione di ogm agricoli nel Regno Unito. Una posizione che potrebbe riverberarsi a cascata su tutti i paesi del nord Europa e nel resto dell'Unione Europea. D'altra parte la Gran Bretagna è all'avanguardia nel dibattito biotech in molti campi: dalla distanza di sicurezza tra campi ogm e non all'istituzione di fondi obbligatori, pubblici e privati, che compensino gli agricoltori convenzionali in caso di contaminazione dei loro prodotti. I risultati scientifici anticipati dal Guardian, se confermati, potrebbero avere un effetto esplosivo sull'opinione pubblica britannica, stante ai risultati del rapporto «Gm Nation?» resi noti la settimana scorsa dal governo.

«Gm Nation?», anche se tra difficoltà di budget e di concezione, è stato il primo esempio di dibattito pubblico, ampio e dal basso, su un argomento così complesso come il cibo transgenico e ha coinvolto migliaia di cittadini in otto città del Regno Unito. Le conclusioni del rapporto affermano la contrarietà della cittadinanza verso i cibi biotech, la sfiducia verso il governo e le multinazionali e l'esigenza di un'informazione indipendente sulla questione.

La Royal Society ha duramente protestato in serata con il Guardian e lo ha accusato di andare contro il bisogno di chiarezza manifestato dai cittadini, proponendo una versione «parziale», «inaccurata» e «fuorviante» dei risultati scientifici dei suoi articoli, invitando tutti i mezzi di informazione a valutarli nella loro interezza una volta che saranno resi pubblici.

La Gran Bretagna, anche se con un governo esplicitamente pro-biotech, osserva una politica aperta e scientificamente accurata. Non così l'Unione Europea, dove è diffusa da tempo l'intenzione di revocare l'embargo sugli ogm in vigore informalmente da cinque anni e in questi mesi a rischio di battaglia commerciale con Stati Uniti, Argentina e Canada di fronte al Wto a causa della politica di «precauzione» adottata dall'Europa. Proprio ieri David Byrne, commissario europeo per la salute, ha annunciato che gli stati membri potrebbero presto votare, in una riunione rigorosamente a porte chiuse, l'introduzione di due nuove varietà di mais transgenico (il BT11 della Syngenta e il Ga21 della Monsanto). In caso di via libera, queste due specie ogm sarebbero le prime nuove varietà ad entrare in Europa dal 1998.