Un grande spottone pubblicitario gli artefatti esposti e interagenti alla mostra “Genoma” con sottotitlo: “siamo pronti all'era della genetica?” allestita a Trieste da Science Centre Immaginario scientifico con la collaborazione di Centre for Genetic Engineering and Biotechnology.

Allingresso, ci si trova di fronte o tra i piedi o sospesi al soffitto dei bomboloni che sarebbero i cromosomi; si vedono dei libroni di gesso accatastati da terra con uno aperto su pagine fittamente scritte a “GATTACAGATTACAGATTAC....”e via avanti; si consultano i vari mac che ci spiegano come GATTACA si divide, si replica, si taglia, si cuce, quello che produce ovvero animali, vegetali, umani; dove in questi si può intervenire sulle anomalie genetiche, su tare cromosomiche...; si guarda il GATTACA che fa il DNA degli altri che li fa essere vermi, insetti, batteri, virus...; si fa il giochino “Genigma”; si ammirano le splendide immagini in slide show di DNA dimensione parete m.20x3 circa; intero, aperto, frammentato, proteine, una, cento, mille, miliardi, api, animali uomini e si finisce con la citazione di Craig Venter (Celera Genomics Corporation) “la sequenza non è che l'inizio”.

Tutto grande tutto bello. E anche tutto facile. Gli organizzatori hanno fatto provare al pubblico l'emozione di estrarre DNA batterico, isolarlo e, come si dice in gergo, “farlo correre” per poterne osservare il bandeggio, cioè come è. Occorrenti: provette, pipette, qualche enzima, un po' di sapone, piccola centrifuga, campo magnetico, gel, luce ultravioletta. Fatto.

Estrarre il codice, leggerlo, manipolarlo. Paradigma operativo ormai consolidato di questi anni in cui le scienze biologiche sono convertite in pratiche biotecnologiche.

Da almeno quindici anni andiamo rimarcando serrate critiche, almeno da quando abbiamo scritto il documento “Ci avete rotto i cromosomi”; contestualizzando, aggiornando, spiegando e ricontestualizzando... niente ci fa... dove è la logica ovvero il senso ovvero l'etica delle ricombinazioni genetiche, delle manipolazioni procreatiche o delle enfasi clonatorie?

Nel business ovviamente, se non ce ne siamo accorti di questi tempi, è grave, anche se le mostre come quella di Trieste sono proprio lì a mostrarci il meraviglioso mondo del “come siamo fatti” per occultarci il “che cazzo stiamo facendo”.

Pasqualino Loi, clonatore di mestiere all'Università di Teramo, dopo varie e per la maggior parte insoddisfacenti prove con animali, si rende conto che qualcosa sfugge alla comprensione; “nasce l'animale, e non sai bene perchè. Muore l'animale e non sai bene perchè... dobbiamo fare un passo indietro: bisogna fermarsi, e capire cosa stiamo facendo... credo sia giunto il momento di tornare a fare ricerca di base.”

Già, la ricerca di base.... ma esiste ancora una ricerca che non sia condizionata, orientata verso sbocchi industriali e produttivistici? Guardando a come è strutturata l'università a tutt'oggi viene da pensare di no! Il sapere va per debiti e crediti di formazione, lo stesso conteggio che per i soldi, perchè sono questi che il sapere un domani deve rendere. Il pensiero speculativo, il pensiero dubitativo, il pensiero riflessivo, il pensiero... sembra (è?) bandito. Studi per moduli solo apparentemente interdisciplinari, concentrati e orientati, spremuti in pochi anni e si fa i biotecnologi.

Che la pratica non è poi così difficile, la racconta Arnaldo D'Amico, giornalista, clonatore per caso...:”la clonazione è una tecnica di cui chiunque si può impadronire. E in poco tempo... un microscopio e una cellula, così ho clonato un topo...” diceva dopo aver armeggiato con il joystick del micropipettatore; “...era un topo, poteva anche essere un uomo... la tecnica è la stessa...”.

Insomma, l'universo che si è aperto con la possibilità di mettere le mani sulla molecola della vita, non è poi così inacessibile. Dopo che l'industria si è lanciata sfruttando tutte le possibilità manipolatorie, ora c'è chi, dopo aver giustamente criticato la privatizzazione di quel codice universale che la natura ha messo a disposizione di tutti, rivendica il biofreedom, libero accesso all'informazione biotecnologica. Gene liberation front; la biologia della vita un programma open source modificabile da chiunque...; dopo il kit del piccolo chimico, potremmo comprare il kit del piccolo biotecnologo? E ancora ci chediamo per farne che? In gergo ormai vetero politico si direbbe per soddisfare bisogni indotti: la melanzana senza i fastidiosi semini, la mucca BSE-resistente, la riedizione del gatto di casa...

Quella molecola che nello show triestino accoglie i visitatori come una grande e colorata scala a chiocciola e qualche stanza più in là floccula mucosa nelle provette agitate da bambini che ridono un po' schifati; insomma, la formula magica della vita che ne ha legato le sorti vuoi al caso vuoi alla necessità, ora, sotto i riflettori amalgamati in sonorità ambient, legherà le sorti di micro e macro cosmo e di tutti noi alle leggi dell'economia.

I frettolosi festeggiamenti di LIS e ICGEB a 49 anni, neanche 50, dalla scoperta, vorrebbero rendere questa operazione di marketing e autolegittimazione, appetibile al pubblico.

Oggi si digerisce tutto; presto si cederà alle pressioni per togliere ogni divieto al commercio di OGM; Tullio Regge, rappresentante di un becero e ormai anacronistico scientismo, pontifica ogni giorno contro gli ambientalisti che ancora invocano un pallido principio di precauzione... quindi anni fa noi inovacavamo una moratoria... figuriamoci oggi, che la tolleranza del pianeta per la pressione antropica inquinatoria è arrivata agli sgoccioli... Alla catastrofe climatica aggiungiamo pure un'invasione di OGM e di cloni a mettere, come si dice, una croce sopra l'infinita diversità planetaria ambientale che una semplice doppia elica aveva evoluto.

Cosa poi dovremmo invocare oggi, quando dai forum di rete scopriamo che compagni anarchici si chiedono che cazzo centri l'effetto serra con l'entropia o ti chiedono se a te che sei tanto infervorato contro la scienza allora ti starebbe bene di avere un figlio malato di qualche tara genetica... Che dire? Che, anarchici o no, sono caduti in pieno nello spottone pubblicitario e che devono ancora capire come gira il mondo ovvero il business. Ovvero, si deve ancora realizzare cosa la scienza doveva fare e non ha fatto (p.es. Ha ignorato il II principio della termodinamica, ...e jù a incuinà...), e cosa non doveva fare e invece fa (p.es. Rompere le barriere fra specie, creare OGM, ... e mandi evoluzion, bye bye biodiversitât...); ...e siamo agli sgoccioli...

Svegliatevi bambine/i???!!!