Articolo da "Il Messaggero" ed. Online del 2 agosto 2002

Uno scienziato, una rivoluzione/Parla Craig Venter, il biologo che per primo ha completato la sequenza del Dna umano

Le nuove frontiere della ricerca, l’assurdità della clonazione. E una sensazionale scoperta che potrà combattere molte malattie

«Grazie a un chip
cambieremo la vita
della gente»

di RICCARDO de SANCTIS
San Francisco
R
OUTE number 1 a sud di San Francisco, Stati Uniti. Un edificio anonimo, una scritta quasi incomprensibile: Affymetrix. Qui producono microchip di un tipo molto speciale: Microarray è il termine tecnico preciso, ma comunemente sono chiamati Dna chip. In un contenitore di plastica nera che sembra una minicassetta c’è un quadratino, più o meno delle dimensioni di un’unghia, che - secondo molti - sarà il cuore di una vera e propria rivoluzione medico-biologica nei prossimi anni. Tramite questo microchip, che invece di circuiti di silicio (come i normali chip dei computer) contiene milioni di filamenti di Dna, si potranno capire le origini di molte malattie.

Il Dna chip, che vi potete immaginare come una minuscola scacchiera che contiene centinaia di migliaia di riquadri che a loro volta contengono pezzettini di Dna, serve ad analizzare contemporaneamente decine di migliaia di geni.

La realizzazione di questo microchip è una delle conseguenze del sequenziamento del codice genetico dell’uomo. Circa trentamila geni individuati ed enormi possibilità per il futuro della medicina e della ricerca. Nessuna realizzazione tecnologica - è stato affermato - avrà nei prossimi anni un effetto altrettanto profondo sulla vita umana e cambierà sicuramente la diagnosi e il trattamento di molte malattie, consentendo al medico lo studio del codice genetico del suo paziente.

Il sequenziamento del Dna è stato il risultato di un enorme sforzo di ricerca di gruppi pubblici e privati durato una decina d’anni. Nella corsa alla conquista di quello che è stato definito il Santo Graal della medicina è arrivato per primo, poco più di un anno fa, un americano: Craig Venter.

Venter, 56 anni, medico e biologo, ha abbandonato pochi anni fa la più prestigiosa delle strutture pubbliche di ricerca americane e si è messo in proprio. Grazie anche a un supercomputer da ottanta milioni di dollari è arrivato per primo alla mappatura del Dna in competizione con la ricerca pubblica americana e di mezzo mondo. Oggi, dopo aver abbandonato la società che aveva creato, è in procinto di metterne su una nuova.

«Avrei bisogno di clonare il tempo - esordisce - per avere le giornate lunghe il doppio. Avrei continuamente bisogno di essere nello stesso momento in due posti diversi». Dall’annuncio clamoroso alla Casa Bianca, dove l’allora presidente americano Bill Clinton lo invitò a parlare, e a poco più di un anno dal completamento della sequenza del genoma umano, proviamo a fare il punto della situazione con lo scienziato.

«E’ stato un giorno eccezionale, quello. Emozionante. Assolutamente inusuale, nel senso - dice - che per la prima volta un privato cittadino faceva un annuncio di grande importanza dalla Casa Bianca, in diretta televisiva. Una grande soddisfazione; e nello stesso tempo desideravo che la gente capisse le implicazioni del nostro lavoro».

Ci faccia l’esempio di una di queste implicazioni...

«Non bisogna pensare che gli esseri umani siano preimpostati. Bisogna diffidare del determinismo genetico. La vera sfida della biologia è infatti non solo capire come i geni organizzano la costruzione e il mantenimento del miracoloso meccanismo del corpo umano, ma spiegare come la mente sia riuscita a organizzare i propri pensieri tanto bene da poter indagare sulla nostra stessa esistenza».

Ma chi è Craig Venter? Come si è appassionato alla biologia?

«Non mi piaceva la scuola e così ho cominciato ad apprendere per mio conto. Mi piaceva soltanto nuotare e uscire con le ragazze. E così è stato fino a quando sono stato richiamato per il servizio militare. A 21 anni sono stato mandato in Vietnam. Dovevo occuparmi di centinaia di persone. Ogni giorno mi trovavo accanto a centinaia, migliaia di persone seriamente ferite o morte. E’ stata un’esperienza tanto forte che ha cambiato la mia vita: dopo il servizio militare, ho deciso che sarei diventato un medico».

Per il suo atteggiamento spregiudicato è spesso al centro di roventi polemiche. Il metodo che ha adoperato per sequenziare centinaia di geni contemporaneamente ha provocato non poche controversie. Come si difende?

«Se tu cambi le regole e i metodi molto velocemente, alcune persone si sentono minacciate. C’è sempre qualcuno che questa ricerca vorrebbe limitarla. Per il genoma forse hanno dei loro obiettivi, o qualcosa del genere. Sono state dette tante cose... Molte polemiche sono nate dalle affermazioni di alcuni giornalisti e colleghi che hanno detto che procedevamo così velocemente con il sequenziamento del genoma perché volevamo brevettare tutti i geni... Sono affermazioni disoneste. Avevamo affermato fin dall’inizio che se avessimo individuato dei geni, 100 massimo 300, che valeva la pena fossero brevettati, lo avremmo fatto soltanto se avessero avuto una specifica influenza sulla cura di una malattia. Le persone che ci hanno attaccato su questo sono disoneste e in malafede. Brevettare una molecola può essere importante per sviluppare nuovi farmaci, ma brevettare l’intero genoma di decine di migliaia di geni è fondamentalmente sbagliato».

Qual è il suo prossimo obiettivo?

«Dal codice genetico, e successivamente dalla comprensione delle proteine, vorremmo prevedere le ricadute in medicina. Per individuare, ad esempio, il rischio genetico di un cancro in un organismo. Vogliamo poter arrivare ad avere una diagnosi precoce di cancro, prima che la malattia sia troppo evoluta. Quasi in ogni caso infatti la malattia è curabile nella sua prima fase, quindi disponendo di questa informazione fondamentale è possibile intervenire. Cambiare sostanzialmente la vita della gente: questo è il nostro obiettivo per l’immediato futuro».

La genetica pone però anche problemi di etica. Si è parlato a proposito del codice della vita anche della possibilità di clonazione di esseri umani...

«Dobbiamo lavorare tutti per assicurarci che ci siano leggi che ci proteggano contro la disinformazione, contro l’uso indiscriminato delle informazioni genetiche. Si tratta di un aspetto importante. Riguardo alla clonazione e a quello che si dice sull’ingegneria genetica, sul progettare bambini, è soltanto spazzatura, disinformazione, è il prodotto di una perversa sinergia tra i media e strani scienziati in cerca di visibilità spettacolare. Non è questo che accadrà. Il prossimo passo della ricerca sarà quello di capire come le proteine funzionano nelle cellule, per individuare, ad esempio, quali proteine si possono misurare nel sangue per diagnosticare un cancro il più presto possibile.

«Un cancro al seno potrà essere diagnosticato molto prima che si sviluppi, molto prima di quanto sia possibile individuarlo oggi con i raggi X. Un semplice esame del sangue potrà svelarne le tracce prima che si sviluppi e così si potrà immediatamente provvedere alla terapia o alle opportune misure preventive. In questa maniera comprenderemo meglio anche le cause delle malattie e potremo realizzare nuovi trattamenti per prevenire o curare una malattia».