| Completata la sequenza del genoma dell´animale ritenuto il parente più prossimo della nostra specie. Coincide solo al 96% Ora lo scimpanzè ci somiglia di meno Il Dna rivela: inferiore al previsto il patrimonio genetico comune all´uomo Dossier sulla rivista scientifica Nature. "Ma le discrepanze sono nei geni meno importanti" Nel pool internazionale che ha completato la mappa anche un laboratorio italiano ELENA DUSI Mario Ventura è un ricercatore trentenne dell´università di Bari e con il suo lavoro ha contribuito al ricco dossier che Nature dedica oggi al Dna dello scimpanzé, messo insieme da un consorzio di 64 ricercatori sparsi per il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone. «Siamo diversi per pochissimo, se guardiamo al Dna. Eppure fra uomini e scimpanzé esiste un abisso, sia dal punto di vista dell´aspetto fisico e delle capacità intellettive. Basta un pugno di geni, per renderci così differenti, e il nostro prossimo compito sarà analizzare questi frammenti di Dna uno a uno, per capire il loro ruolo nell´evoluzione delle due specie». La maggior parte delle differenze tra i due genomi si trova in regioni apparentemente poco utili. L´occhio dei ricercatori si concentrerà su una cinquantina di geni considerati più significativi e scomparsi nel corso dell´evoluzione dal Dna degli scimpanzé. La differenza tra Homo Sapiens e Pan Troglodytus sarebbe tutta lì, e finora solo due pezzi di questo puzzle sono stati identificati. Si tratta di FoxP2 e Cftr, ribattezzati i geni del linguaggio per il loro ruolo all´interno del cervello. Grazie al sequenziamento del genoma dello scimpanzé potremmo ora scoprire il gene della posizione eretta o quello che determina le dimensioni del cervello, in particolare della corteccia cerebrale deputata alle funzioni complesse come il pensiero. C´è un altro aspetto della ricerca che ha incuriosito i biologi. Negli uomini l´evoluzione del Dna è leggermente più veloce rispetto agli scimpanzé e di gran lunga più rapida rispetto alle specie rimaste indietro nella scala dell´evoluzione. Esiste in particolare una classe di geni che muta a ritmo più elevato rispetto al resto del genoma. Le loro funzioni riguardano la percezione dei suoni, la trasmissione dei segnali nervosi e la produzione degli spermatozoi. «Una mutazione può essere positiva e tradursi in adattamento, evoluzione. Oppure negativa e provocare una malattia» spiega Ventura. La maggior rapidità del mutamento genetico spiega da un lato il nostro progresso dal punto di vista evolutivo, e dall´altro la presenza di malattie che sono sconosciute nei primati e nelle altre specie animali, la più importante delle quali è l´Alzheimer. Lo scimpanzé è il quarto mammifero il cui Dna è stato letto fino all´ultima lettera, dopo uomo (la prima bozza risale al 2001, la stesura finale allo scorso ottobre), topo e ratto. Tra due uomini esiste una differenza che è solo un decimo della differenza tra uomo e scimpanzé. La nostra specie e i roditori conservano una similitudine pari all´88 per cento, mentre l´affinità con i polli arriva solo al 60 per cento. Nel commento al loro dossier, i ricercatori di Nature sottolineano come i loro studi calzino a pennello con le idee di Darwin. Proprio nel momento in cui un´area cattolica americana mette in dubbio la teoria dell´evoluzione. |
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