Articolo da "La Repubblica" del 11 agosto 2005

Dopo sette anni di lavoro e 200 milioni di spesa un consorzio internazionale guidato dal Giappone ha quasi completato l´opera
Riso, ecco la mappa del genoma
"Una stele di Rosetta per migliorare e rendere più resistenti tutti i cereali"
I ricercatori italiani contestano il ministro: "Potevamo anche noi partecipare al progetto"

ELENA DUSI
ROMA - Non è di una pianta qualunque, il genoma che i ricercatori hanno appena finito di decifrare. Aver completato la mappa del Dna del riso vuol dire infatti poter migliorare la produzione del vegetale più importante per l´alimentazione umana. Per oltre due miliardi e mezzo di uomini questo cereale è l´elemento principale dell´alimentazione e in alcuni paesi asiatici arriva a fornire i tre quarti dell´apporto calorico. Non è un caso che l´organizzazione dell´impresa sia stata così imponente, con 32 istituti coinvolti sparsi in dieci paesi del mondo. Dopo sette anni di lavoro e quasi 200 milioni di dollari di spesa l´International Rice Genome Sequencing Project è riuscito a leggere il 95 per cento dei 400 milioni di basi divise in 37.500 geni (7.500 in più rispetto all´uomo) e 12 cromosomi dell´Oryza sativa, sottospecie japonica. Nel 2002 l´abbinata Sygenta (ex Novartis) e Monsanto aveva annunciato una prima mappatura del genoma del riso. Ma il lavoro compiuto in tutta fretta era pieno di buchi e di errori, e il consorzio internazionale guidato dal Giappone ha continuato a lavorare a pieni motori, fino ad arrivare al risultato di oggi, pubblicato sulla rivista Nature. Per Robin Buell, uno dei responsabili del progetto internazionale, il riso rappresenta «la stele di Rosetta per i genomi di tutti i cereali». Da qui a raggiungere il sequenziamento di specie come frumento, orzo e mais, il salto è infatti molto breve. La mappa del Dna del riso è stata resa disponibile su Internet e il suo accesso è gratuito. Ora la strada è aperta all´ibridazione e agli incroci mirati fra le centinaia di varietà diffuse in nel mondo. Ma anche all´ingegneria genetica, tecnica capace di rendere il cereale resistente ai pesticidi, alla siccità e perfino di trasformarlo in una fabbrica di pro-vitamina A. Questa è la sostanza di cui il riso è naturalmente carente e di cui ha più bisogno un individuo che ne fa la sua fonte principale di alimentazione. Il cosiddetto Golden Rice (così chiamato perché il beta-carotene, precursore della vitamina A, rende il chicco giallastro) è prodotto a livello sperimentale. «Ma la sua diffusione per il momento è anti-economica» spiega Francesco Sala professore di Botanica e biotecnologia vegetale all´università di Milano. «La mappatura del Dna potrà permetterci di perfezionare questo tipo di riso arricchito, ma anche di migliorare le varietà normali, rendendole più resistenti alle malattie» aggiunge Roberto Defez, biotecnologo del Cnr. Una di queste malattie - il fungo Pyricularia Oryzae - sta decimando le coltivazioni di Carnaroli in Italia. «Il fungo - spiega Sala - decima fino al 50 per cento delle coltivazioni e sempre più agricoltori rinunciano alla semina. Conosciamo un gene del mais capace di regalare al riso la resistenza contro questo fungo. Ma un paio di anni fa, quando tutto era pronto, il ministro dell´agricoltura Alemanno fa ha bloccato la sperimentazione in campo». Un altro rammarico che Sala non riesce a scrollarsi di dosso: «Nel ‘98 i giapponesi ci chiesero di partecipare al consorzio. Sottoposi il progetto al ministero dell´agricoltura e a quello della ricerca, ma entrambi decisero che non valeva la pena spenderci dei soldi».

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