Einstein brain
Articolo da "La Repubblica" del 9 luglio 2005

C´È UN GENIO NELLA CULLA?
un libro-inchiesta svela i segreti di una factory eugenetica
Era alimentata da premi Nobel , tra cui Shockley, l´inventore del transistor
Sono duecentoquindici i figli di quella banca e David Plotz li ha scovati su Internet
Venticinque anni fa Robert K. Graham fondò una banca del seme molto selezionata
Le storie raccolte protette dall´anonimato sono molto interessanti e un po´ melanconiche
L´esperimento non ha prodotto quel che il suo promotore sperava I ragazzi sono normali

NEW YORK
Venticinque anni fa Robert K. Graham si mise in testa di salvare l´umanità dalla "catastrofe genetica". «Per colpa dello Stato assistenziale, la riproduzione della nostra specie è ora affidata soprattutto a disoccupati e imbecilli», spiegava l´imprenditore californiano, che era divenuto miliardario con il business delle lenti di plastica. «Ma non possiamo più permettere che una maggioranza di uomini arretrati prenda il sopravvento sulla minoranza intelligente». Come uscire dall´impasse? Come moltiplicare le chances genetiche dei geni? Graham fondò nel 1980 il Magazzino per la scelta germinativa, dove ogni donna americana poteva rivolgersi per ottenere lo sperma di un premio Nobel.

L´iniziativa di Graham fu accolta all´inizio con scetticismo (ed ilarità). Si pensava che i "conti correnti", cioè le fiale della banca dello sperma, sarebbero rimasti vuoti. Nessun genio - si diceva - accetterà mai di partecipare a un esperimento di eugenetica. Ma quando William Shockley, l´inventore dei transistor e premio Nobel della fisica nel 1956, decise di "aprire un conto", dalla risate si passò alle polemiche. Anche perché Shockley era ben noto in America per le sue teorie razziste sulla superiorità dei bianchi sui neri.

Graham fu accusato di volersi sostituire a Dio, altri lo paragonarono al medico nazista Joseph Mengele. Alcuni premi Nobel presero in giro il suo esperimento: «È tutta una sciocchezza», sentenziò Max Delbruck, che a Stccoloma aveva ritirato da poco il premio per la medicina. «Il vecchio sistema di far figli resta sempre il migliore», scherzò il collega Linus Pauling. Ma intanto la banca cominciò le sue attività di "beneficenza genetica", incontrando però non poche difficoltà: non solo per la diffidenza delle mamme-in- pectore, ma per la carenza di premi Nobel.

Nella maggioranza dei casi, infatti, i super-donatori erano troppo vecchi per partecipare al programma e il loro sperma era di solito di "bassa qualità", in termini di numeri e quindi di energia riproduttiva. Così, dopo qualche anno, la banca fu costretta a essere meno selettiva e ad aprire le porte a donatori che, pur non avendo il premio Nobel, erano scienziati famosi e professori dal quoziente di intelligenza altissimo (l´Iq deve essere almeno di 130, dichiaravano i collaboratori di Graham). Il padrone della banca morì nel 1997, a novant´anni, scivolando banalmente nella vasca da bagno. Il suo Magazzino chiuse i battenti due anni dopo, nell´indifferenza generale.

Dalle battaglie ideologiche dei primi anni, infatti, si era passati a considerare la banca come spunto per barzellette e offese. Eppure, adesso, vivono in America duecentoquindici giovani che sono il frutto dell´esperimento di Graham e figli di Nobel senza volto. Sono intelligenti come i papà? Sono sani? Sono veramente felici?

Per quattro anni David Plotz, giovane vicedirettore della rivista on-line Slate, ha cercato di rispondere a queste domande. È andato alla ricerca dei protagonisti di questa storia bizzarra, tutta americana. E ora racconta la sua "esplorazione" in un libro pubblicato da Random House, intitolato The Genius factory, la fabbrica dei geni.

«Sin dall´inizio del mio lavoro», dice Plotz, «ho capito che questi figli della banca dello sperma dei Nobel erano una sorta di messaggeri del futuro dell´umanità». Di qui l´interesse di analizzarne i connotati socio-culturali e descriverne l´eventuale "diversità". Altri giornalisti prima di Plotz avevano tentato di costruire un´anagrafe di questi personaggi, ma si erano dovuti arrendere di fronte alle barriere di segretezza imposte da Graham. Sembrava impossibile rintracciarli. Dove si nascondevano? Nessuno degli ex-dipendenti del Magazzino voleva rivelare l´identità per paura di conseguenze giudiziarie.

Plotz ha usato un sistema diverso per arrivare lì dove i suoi concorrenti avevano fatto fiasco: internet. Dal sito di Slate, che negli Stati Uniti è abbastanza seguito, soprattutto per via delle firme prestigiose che vi collaborano, ha rivolto un appello a tutti i figli illegittimi dei Nobel: «Contattatemi, vi prego. Garantisco di rispettare l´anonimato, ho solo bisogno del vostro aiuto per uno studio che sarà utile a tutti». La richiesta si è sparsa rapidamente nel web. Piano piano Plotz, improvvisatosi "detective dello sperma", ha ricevuto delle mail, ha creato dei ponti, ha incontrato i suoi "eroi", ha avviato le interviste. E ha raccolto storie affascinanti e al tempo stesso melanconiche. Come quella di Tom Legare.

Ragazzo precoce, ma abbastanza "normale", Tom ha saputo dalla mamma nel 1971 che il vero padre non era quello che viveva in casa, ma un "brillante scienziato", il cui sperma era stato prelevato dalla banca di Graham. Non gli è stato facile accettare il fatto di aver fatto da cavia per un esperimento discutibile, ma ha raccontato a Plotz di aver superato abbastanza bene il trauma iniziale. In compenso, né lui, Tom Legare, né gli altri "compagni di fiala", sembrano essere molto diversi dai coetanei.

Tranne una sola eccezione (esiste un genio nel pool di 215 ragazzi), gli altri sono mediamente bravi, ma senza picchi di intelligenza. Non sono superuomini. Molti soffrono di problemi psicologi. Nessuno ha molta voglia di uscire allo scoperto, di pubblicizzare le sue origini. E per nessuno di loro - spiega Plotz - è possibile capire che ruolo abbia avuto il materiale genetico di partenza, cioè se devono ringraziare il misterioso papà per le loro doti.

Resta un quesito: come mai Graham si avventurò in questi esperimenti e perché la sua banca ebbe, a suo tempo, tanta notorietà? Plotz ritiene che l´iniziativa fosse il prodotto di un momento molto specifico nella storia americana e soprattutto in quella californiana. "The Golden State", in quegli anni, era all´avanguardia dal punto di vista politico e tecnologico. Le università di Caltech e Stanford sfornavano una nuova leva di scienziati.

L´ottimismo di Ronald Reagan appariva contagioso. Nelle strade di Berkeley si respirava un´aria di libertà di costumi e di sperimentazione politica. Nella Silicon valley si vedevano già i primi germogli della rivoluzione tecnologico-informatica. E proprio in questo contesto sembrava più "fisologica" una iniziativa come quella del magazzino di Graham.

I tempi sono cambiati. Soprattutto in California, dove il governatore-ex-attore Arnold Schwarzenegger fa di tutto per cambiare le coordinate di un "mito" che aveva ispirato e fatto sognare generazioni di studenti e di intellettuali in giro per il mondo. Di sicuro, oggi, una banca dei Nobel sarebbe impossibile. Ma l´esperienza di quella del passato - spiega Plotz - è utile per capire meglio alcune sfide che ci propongono le biotecnologie e, più in generale, le nuove frontiere della genetica.

L´autore della Fabbrica dei geni si avventura in questa nuova giungla con il passo dell´inviato di guerra: non si limita a descrivere da lontano la battaglia, ma va lui stesso al fronte, per offrire un resoconto di prima mano, che a volte si rivela anche divertente. Come quando racconta la sua esperienza di donatore di sperma.

«Non mi è stato facile convincere mia moglie», dice. «Né, avendo già due figli, sentivo alcun desiderio di farlo». Ma era soprattutto una questione di dovere professionale. Dove rivolgersi? Plotz non ha faticato molto a trovare su internet una lunga lista di agenzie normali, scegliendo la Fairfax Cryobank di Washington. «Ha una dimensione - dice ironicamente - che rappresenta nel settore delle banche dello sperma quello che la Citibank è nelle banche normali».

Dopo aver mandato una richiesta di istrione, ha ricevuto un modulo di 18 pagine da riempire con tutti i dati fisici e il curriculum vitae, senza trascurare, ovviamente, il lato sanitario.

«Dopo due mesi mi hanno informato che la mia richiesta era stata accolta», scrive. «Ce l´avevo fatta. E non era stato facile, visto che solo 20-30 persone su 100 passano il test. Mi dovevo presentare in ufficio per una intervista di persona e per consegnare un campione di sperma». Il campione si è rivelato idoneo. Plotz ha ricevuto un regolare contratto di fornitura ed è stato invitato a entrare in una stanza con aria condizionata, piena di riviste prono e soprannominata "masturbatorium".

«Per alcuni minuti - riferisce ai lettori - è successo quello che state pensando e su cui non mi dilungherò perché non è affare vostro». In compenso l´intero "viaggio" di Plotz nella banca dello sperma dei Nobel e tra le giovani "vittime" di Graham merita molta attenzione. Come ricordano le recensioni al libro, numerose ed entusiaste, che sono già uscite sulle grandi testate d´oltreatlantico.