Articolo da "Il Corriere della Sera" del 26 giugno 2003
«Anagrafe genetica e avremo cure su misura»

Il governo ha già chiesto l’autorizzazione per il progetto ed è pronto a investire 50 milioni di sterline. Ma c’è chi vede il rischio di una medicina tesa alla manipolazione e alla selezione

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA - La Gran Bretagna potrebbe essere il primo Paese al mondo ad anagrafare i cittadini in base al codice genetico. La proposta, che è rivoluzionaria dal punto di vista scientifico ma ovviamente pone enormi questioni etiche, è contenuta in un libro bianco del governo Blair e attende risposta da un’apposita commissione entro il prossimo anno. Se la Human Genetics Commission darà parere positivo, il governo potrebbe disporre uno «screening» di tutti i nuovi nati. In pratica, l’intera popolazione sarebbe vagliata e registrata, affinché il Servizio sanitario nazionale possa predisporre cure preventive, tagliate su misura per ogni cittadino, e così risparmiare pene al futuro paziente e costi alla collettività. Ma il dibattito sarà serrato, e chi teme una medicina eugenica, tesa cioè al miglioramento del genere umano attraverso la selezione dei migliori, già inorridisce.

Il libro bianco è stato presentato da John Reid, il ministro della Sanità, ma è opera del suo predecessore Alan Milburn, un riformista molto vicino al premier Tony Blair. «Una maggiore comprensione della genetica ci darà diagnosi più accurate, previsioni del rischio più personalizzate, nuove medicine e terapie che tengono in considerazione la genetica, trattamenti e prevenzioni meglio indirizzati», ha detto Reid. Per portare tale «rivoluzione genetica» nel servizio sanitario il governo è pronto a investire 50 milioni di sterline, oltre 70 milioni di euro. E Tony Blair, nel presentare il progetto, ha usato parole forti: «Esso produrrà un enorme cambiamento nel modo di curare la salute. Comporta una serie di questioni etiche: ci sono eccezionali opportunità, ma anche qualche rischio».

Il libro bianco propone quattro iniziative: estendere il test prenatale per la sindrome di Down (e forse anche per la talassemia) a tutte le donne incinte, non solo quelle sopra l’età a rischio di 37 anni, entro la fine del 2005; aumentare gli stanziamenti per la ricerca nelle malattie genetiche ed ereditarie; chiedere il parere della Human Genetics Commission sullo «screening» dei nuovi nati; infine introdurre (ecco il correttivo ai rischi) una legislazione che bandisca il «furto di Dna», cioè il test su una persona senz’autorizzazione. Quante persone riguarda tale rivoluzione? Si calcola, con le sole conoscenze odierne, che sei sudditi britannici su dieci svilupperanno, entro l’età di 60 anni, una malattia almeno parzialmente determinata dal Dna. In futuro, perciò, quasi tutti potranno essere interessati alla «medicina su misura». I vantaggi già oggi prevedibili sono evidenti. Si prenda il caso d’un paziente che abbia un tumore intestinale, come altre persone nella sua famiglia: oggi i suoi parenti e discendenti non possono far altro che sottoporsi a frequenti esami, in futuro sapranno da un test se avranno predisposizione genetica allo stesso tumore. Se sì, saranno monitorati in continuità; altrimenti vivranno senza particolari preoccupazioni. Ed esempi simili si possono fare per altre sindromi, come il diabete o le malattie cardiache.

Poi ci sono gli interrogativi etici. In primo luogo, come sostiene la ProLife Alliance britannica, c’è la possibilità di selezionare i nuovi nati in base a indicazioni genetiche. E’ quanto oggi i genitori possono decidere, quando sanno che un feto è afflitto da sindrome di Down, e in futuro sarà ancor più facile disporne. Ma ci sono rischi più quotidiani: il principale riguarda l’uso che le compagnie d’assicurazione possono fare di queste conoscenze genetiche. Un cittadino a rischio può vedersi negata una polizza sulla vita. Ma vale anche l’esempio contrario: chi saprà di avere pochi anni di vita potrà stipulare una polizza che inganna la società assicuratrice. Non sono problemi nuovi: in molti Paesi le donne guidatrici, poiché hanno meno incidenti degli uomini, pagano minori premi assicurativi, e solo di recente la pratica è stata accusata di discriminazione sessuale. Ma con l’anagrafe genetica proposta da Blair il contenzioso si aprirebbe all’intera popolazione.

Alessio Altichieri