Articolo da "Il Manifesto" del 18 gennaio 2004
«Impiantato un clone umano»

L'annuncio del medico Panos Zavos. Scettico il mondo della scienza

Come Dolly La tecnica usata sarebbe la stessa utilizzata sulla famosa pecora. I genetisti: se è vero, ancora troppi i rischi per la salute

TI. BAR.
Ci siamo, il più è fatto, abbiamo impiantato un embrione clonato. Una dichiarazione shock, se non fosse che l'autore negli ultimi tempi ne ha fatte di simili, senza mai portare prove di quanto detto a parole. Parliamo del professore Panos Zavos, «l'amico americano» di Severino Antinori (il quale aveva annunciato il primo bambino clonato per l'anno scorso), che ieri di fronte a decine di reporter ha rivelato la sua ultima prestazione. Nessuna informazione sulla donna a cui sarebbe stato impiantato l'embrione clonato, visto che la clonazione è illegale in tutti i paesi dell'Occidente ricco. Di lei si sa solo che avrebbe 35 anni, ma restano segreti nazionalità e nome. E per la verità non si sa neanche se la possibile mamma sia realmente incinta. «Non ho una gravidanza da annunciare - si è limitato a spiegare Zavos - Bisogna attendere due o tre settimane per saperne di più. Al momento abbiamo il 30% di possibilità che la procedura abbia avuto successo». Aggiungendo stavolta, come prova delle sue dichiarazioni, che l'intera procedura messa in pratica è stata filmata.

La tecnica utilizzata da Zavos sarebbe la stessa usata per la pecora Dolly. Si prende il Dna dal donatore - in questo caso dal marito della donna - e si trasferisce in un ovocida al quale è stato preventivamente asportato il nucleo. La cellula adulta viene poi sottoposta ad una stimolazione elettrica che la spinge a riprogrammarsi fino a tornare indietro nello sviluppo, ad uno stadio embrionale.

Zavos, cipriota di nascita ma da tempo radicato nel Kentucky, dove ha insegnato all'università e oggi dirige una clinica per la fertilità, pratica trasferimenti embrionali naturali con regolarità ed è convinto che impiantarne uno clonato sia una pratica molto simile. Già nel luglio del 2002 aveva annunciato in un'intervista al settimanale scozzese Sunday Herald di avere pronti una serie di esperimenti di clonazione e l'anno successivo di aver ormai creato un clone umano. Convinto della totale sicurezza della tecnica - «non metteremmo in atto una pratica se non fossimo certi dell'assoluta assenza di rischi per la salute», ha dichiarato Zavos in diverse occasioni - spera di poter utilizzare la clonazione come una cura standard dell'infertilità offrendola ad un prezzo non superiore ai 150.000 euro.

Ovviamente le critiche dal mondo della scienza sono molte. A parte le motivazioni di carattere etico, tante sono le perplessità strettamente tecniche. Bob Ward, dell'accademia di scienze del Regno unito definisce la conferenza di ieri «un circo». «Che cosa c'è oggi - chiede ai microfoni della Bbc - di diverso dagli annunci fatti nel 2002 da parte dei raeliani? Non esistono prove». Mentre Richard Gardner, del Royal Society's working group punta il dito sull'irresponsabilità del medico: «Clonare uomini quando ancora non si conoscono gli effetti della tecnica sugli animali è scellerato. Se le dichiarazioni di Zavos sono vere - ha aggiunto - egli ha esposto quella donna a seri rischi». E senza dubbio, sottolineano in molti, quella donna non era a conoscenza di quei rischi».