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Il genetista Dallapiccola: "Per fortuna è uno scienziato serio" "La ricerca cambierà la vita ma non tutto può essere fatto" Già vedo chi praticherà la clonazione umana a fini riproduttivi I laboratori si riempiranno di veri e propri esseri umani in potenza "La scienza corre ma di fronte a passi così grandi occorre usare molta prudenza" ELENA DUSI Come ha accolto la notizia del possibile tentativo di clonazione umana da parte di Ian Wilmut? «La faccia positiva della medaglia è che, almeno questa volta, a tentare l´esperimento sarà uno scienziato serio. Per il resto sono perplesso. Noto che in questi ultimi tempi siamo assaliti da un rigurgito di onnipotenza. A distanza di pochi giorni in America si annuncia di voler ricreare la vita in laboratorio, in Gran Bretagna si risponde con la sfida dell´uomo nato in provetta. Mi tornano in mente le parole dette dal papa quest´estate: è come se l´uomo stesse tentando di ergersi a nuovo creatore». Sono solo annunci shock, o la scienza sta correndo effettivamente così veloce? «La scienza sta correndo, ma di fronte a passi così grandi e complessi occorre usare prudenza. Bisogna fermarsi a riflettere. E´ come se, in preda all´orgasmo del risultato eclatante, giudichiamo superfluo guardare dove stiamo andando. Io sono uno scienziato entusiasta. Penso che la ricerca cambierà veramente la qualità della nostra vita. Però sono anche dispiaciuto di fronte allo scadimento dei valori etici. Non tutto ciò che può essere fatto, deve essere fatto. Sarò romantico e retrogrado, però ricordo che fu proprio Wilmut nel 1997, pubblicando su Nature la notizia della clonazione di Dolly, ad affermare che tentare lo stesso esperimento sulla nostra specie sarebbe stato disumano». Il dibattito sull´uso delle cellule staminali a fini terapeutici sta coinvolgendo tutto il mondo. E le ragioni dei suoi fautori non sono banali. «Certo, si sostiene che la ricerca sulle cellule staminali servirà a combattere molte malattie. E già oggi ci sono alcune ditte che vendono ai laboratori cellule staminali prese da embrioni fecondati. In Italia il problema della clonazione è stato affrontato un paio di anni fa dalla commissione Dulbecco. Si dichiarò lecita la riprogrammazione genetica del nucleo di una cellula somatica, ma senza usare citoplasma umano. Anche se nessuno fino a oggi è riuscito a far funzionare questa tecnica usando un citoplasma animale o artificiale, con quel decreto si sancì un principio importante: si disse no alla creazione di embrioni della nostra specie. Ora Wilmut sta aprendo una breccia in uno dei paesi più liberali del mondo sviluppato. Presto sarà la legislazione europea a subire delle smagliature, nonostante l´opposizione italiana, e i laboratori si riempiranno di cellule embrionali, veri e propri esseri umani in potenza. Già vedo lo scienziato che deciderà di impiantarne una nell´utero. Saremo arrivati alla fase finale: la clonazione umana a fini riproduttivi». Isolando solo l´aspetto scientifico della notizia, crede che l´esperimento annunciato da Wilmut funzionerà? «Wilmut è uno scienziato in grado di portare a termine ciò che ha annunciato. Ma credo che usare cellule embrionali provenienti da clonazione, piuttosto che da normale fecondazione, complichi il problema invece di semplificarlo. Non dimentichiamo che la clonazione ha ancora aspetti misteriosi per noi. Così come molti sono i lati oscuri del mondo delle staminali. Unire due incognite in uno stesso problema potrebbe anche rendere la soluzione più difficile» . |
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