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Londra, il metodo del Roslin Institute è quello della partenogenesi. Si potranno "realizzare" tessuti per trapianti e curare malattie degenerative Il papà di Dolly chiede la licenza per creare i primi embrioni umani Wilmut: non ci sarà fecondazione. La frontiera delle staminali La risposta fra qualche mese. Soddisfazione ma anche paura nella comunità scientifica RICCARDO ORIZIO Ma la notizia della richiesta di autorizzazione presentata al governo britannico dal suo centro di ricerca, l´ormai famoso Roslin Institute, per poter creare embrioni umani con il metodo chiamato della "partenogenesi" ha fatto scorrere un brivido di soddisfazione ma anche di paura in tutta la comunità scientifica internazionale. Wilmut ha annunciato di aver contattato l´ente che in Gran Bretagna regola la ricerca scientifica in questo settore, la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), per ottenere il permesso per compiere quello che considera il necessario passo successivo nella ricerche sulla riproduzione umana: cioè la creazione di embrioni umani non con la fecondazione naturale attraverso lo sperma umano, ma attraverso una procedura di laboratorio. Procedura che inganna l´ovulo facendogli credere di essere stato fertilizzato e che quindi mette in moto la sua divisione e riproduzione. L´obiettivo è quello di utilizzare le cellule staminali che ne derivano - cioè le potenti «cellule madre» dalle quali sono originate tutte le altre cellule di cui è composto l´organismo umano - per creare quei tessuti umani che Wilmut ritiene necessari per poter condurre esperimenti scientifici avanzati e realistici. Con l´aiuto della disponibilità di tessuti di Dna che appartengono a un ipotetico ma «vero» essere umano, infatti, si possono fare trapianti, sperimentare medicinali, studiare nuovi trattamenti soprattutto per le malattie degenerative come il Parkison o l´Alzheimer o come quelle ereditarie, per i difetti cardiaci e il diabete. Le prospettive sono allettanti. D´altra parte, alcuni mesi fa il professor Wilmut aveva annunciato la richiesta di poter utilizzare le cellule staminali embrionali umane che avanzano nella fertilizzazione assistita in vitro e che non vengono mai usate. Il permesso, tuttavia, tarda ad arrivare. Così il papà di Dolly ha deciso di seguire un´altra strada che secondo lui è meno controversa perché la partenogenesi non comporta l´uso di sperma (procedura vietata dalle legge britannica), ma di ovuli femminili. Insomma, non c´è l´unione (seppur sotto vitro) di due essere umani, ma solo l´utilizzo della cellula di un essere umano, la femmina. Molte delle obiezioni etiche, spera quindi Wilmut, potrebbero venir meno. Le polemiche, tuttavia, sono già partite e provengono da punti di vista opposti. Secondo molti ricercatori americani, favorevoli a un uso più aggressivo di ovuli e cellule staminali, quelli che Wilmut otterrebbe non sono veri embrioni umani ma semplici «partenoti». Quindi la validità di tutte le scoperte che ne deriverebbero è tutta da verificare. Secondo altri suoi colleghi, al contrario, si tratta di veri embrioni e proprio da questa caratteristica deriva il giudizio negativo che viene dato a queste ricerche, perché si ritiene che puntino alla creazione di un clone umano o che si prestino a manipolazioni inaccettabili. La risposta della authority della fertilizzazione non verrà prima dell´anno prossimo. Intanto due studentesse di due università inglesi hanno firmato un contratto che segnala come anche l´opinione pubblica sia divisa: hanno ceduto a pagamento i propri ovuli a un centro americano che poi li utlizza per la fertilizzazione in vitro. La cifra pagata dalla società americana, che si chiama Egg Donation Inc, «dipende dall´aspetto fisico e dall´intelligenza della ragazza che fa la donazione». |
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