«Sì alla clonazione terapeutica»
Il parlamento spagnolo approva la legge: clonazione solo per curarsi, no a quella riproduttiva. Nuove norme anche sulla fecondazione. Chiesa e centrodestra attaccano Zapatero
Alberto D'Argenzio
Contro il Partido popular, contro la Chiesa cattolica e pure contro il calendario della Champions league, la Spagna benedice la nuova legge sulla riproduzione assistita, una norma che permette la clonazione terapeutica mentre proibisce quella a scopi riproduttivi. Il 26 aprile scorso al Senato i popolari avevano rigirato il progetto di legge socialista giovandosi delle numerose assenze tra le file della maggioranza, colpevolmente più impegnata a seguire Barcellona-Milan che a dedicarsi agli affari di Stato. Ma visto che in Spagna il bicameralismo pende tutto a favore della Camera bassa, ieri i socialisti, appoggiati da Izquierda unida e da tutti i partiti regionalisti ad eccezione dei catalani democristiani di CiU, hanno nuovamente rigirato la frittata ridando alla legge la sua fisionomia iniziale.
«E' una norma garantista e aperta al futuro», ha affermato a caldo la ministra della sanità Elena Salgado. Per i gruppi che l'hanno approvata si tratta di una legge che «risponde alle esigenze della società», che «è pensata per le persone che la vogliono utilizzare liberamente» e, soprattutto, che «dà priorità alle tecniche che danno beneficio alla salute piuttosto che a considerazioni di carattere religiosa o morale». La popolare Maria Mercedes Roldos ribatte puntando il dito contro «questo giro radicale verso il mercantilismo del corpo umano». Stessa linea della Cee, la locale Confederazione episcopale, che rigetta frontalmente la nuova legge, rea di permettere «pratiche eugenetiche».
E qui veniamo al punto più controverso, quello della clonazione terapeutica, ossia alla possibilità di utilizzare cellule di un bambino sano, nato mediante riproduzione assistita, per trapiantarle ad un altro, per esempio il fratello, per salvargli la vita senza alcun danno per il donante. La destra e la Chiesa insorgono contro la creazione dei «bebè medicinali», il governo ribatte spiegando che la nuova norma permetterà di provare a salvare i bambini che soffrono alcune malattie come l'anemia di Fanconi, aplasia modulare o alcuni tipi di leucemia. Sarebbero al momento 150 le famiglie spagnole che vedono nella nuova legge un motivo di speranza, con la possibilità di concepire un bambino sano che serva come donante per il fratello già nato e malato. Fino ad ora erano tra le 50 e le 100 quelle obbligate a recarsi all'estero - in Belgio, Regno unito, Svezia, Stati uniti e Australia, gli unici paesi che permettono la clonazione terapeutica - per sottoporsi al medesimo processo. Subito dopo l'approvazione, la ministra Salgado ha invitato le famiglie interessate a presentare da subito le loro domande. La selezione genetica di embrioni con fini terapeutici per terzi verrà permessa solo in casi limitati ed eccezionali tramite l'autorizzazione espressa dell'autorità sanitaria e previa valutazione positiva della Commissione nazionale di riproduzione assistita.
Vietata invece la clonazione a fini riproduttivi, la pratica della madre in affitto e anche la divulgazione dell'identità dei donatori, pena gravi sanzioni, mentre viene regolata la ricerca sui gameti, ossia su ovuli e spermatozoi. Dopo la scivolata al Senato, ieri è stato pure eliminato dal testo il limite di tre ovociti fecondabili in ogni ciclo, lasciando così al medico la scelta del criterio migliore per aumentare le possibilità di fecondazione, mentre spetterà alla donna decidere il destino dei «pre-embrioni» rimasti inutilizzati. Permessa pure l'inseminazione a donne single e la fecondazione eterologa, altri argomenti che fanno inorridire la gerarchia ecclesiastica e il Partido popular, fermo difensore della legge del 2003 approvata in piena era Aznar (e comunque più avanti della nostra).
Secondo le statistiche fornite dalle cliniche di riproduzione assistita, i problemi di fertilità toccano tra il 15 ed il 20% delle coppie spagnole, mentre dai tempi di Victoria Ana - il primo bebè nato in provetta nel 1984 - a oggi sono oltre 85 mila i bambini figli delle tecniche di riproduzione assistita nei 178 centri accreditati che sorgono in tutta la penisola iberica.