I cloni del dottor Woo
Clonaid dice di essere arrivata a sei clono-nascite; la Cina lavora su embrio-cloni dal '99 battendo sul tempo l'americana Advanced Cell Technology, a suo dire prima mondiale nella tecnica della umana copia-conforme fermata allo stadio di sei cellule, recentemente superate, -tanto per verificare la riproducibilità scientifica dell'esperimento-, dalle sedici dei biologi del Massachusset... per parte sua Seul, non è nuova a questa pratica ivi introdotta dalla BioFusion filiale Clonaid -vero o falso che sia- nel duemiladue; mentre oggi -sicuramente vero, data fonte non ufo-raeliana ma scientifica “Science”, Seul via Seattle, riporta l'evento circa la produzione di trenta piccoli cloni.
E' per la clono-terapia staminale dicono, quella che ci curerà dai mali più perniciosi, é un passo avanti. E' naturale, ovvio che si facciano passi avanti; la tecnoscienza procreatica, clonatoria, -creatica?- da Wilmut in poi non va più gattoni, sta incominciando ad andare spedita. Per dove? Dove la porta il cuore o quello che ci sta sopra, il portafoglio.
Adesso, per qualche giorno, vai con la solita tiritera sulla scienza divisa; chi plaude, chi è scettico, chi di routine grida all'assassinio dell'embrione. (Non temano quelli d'Italia messi in salvo da Sirchia nella loro crio-casetta a Milano).
Strange days, veramente tempi strani stiamo vivendo! Attendendo le staminali del miracolo e delle meraviglie moriamo per un pronto soccorso che non ci vuole, un ospedale che chiude, uno che non ci ricovera... e via soffrendo che perfino la “classe” medica sciopera oltre che per sé, per il paziente che non c'è perchè abbandonato al “si curi chi può”... Chi può forse beneficerà dei derivati delle staminali da clonazione terapeutica; qui proibita, ma comunque elisir promesso per tutta quella parte di fortunato mondo occidentale al quale comunque apparteniamo e alla quale il dottor Woo da Seul offre i suoi servigi. Prossimi suoi programmi: trapianto di geni nelle staminali, clonazione di animali resistenti alla sindrome della mucca pazza, clonazione della tigre coreana, e clonazione del cane.
Il gatto è già fatto, fatta la pecora e fatto il cavallo... le specie d'interesse sono tante e tanto sarà il lavoro.
Nei suoi primi e difficili passi la ricerca in questo campo tentava di clonare girini, rane e topi per comprendere i processi dello sviluppo cellulare ed embrionale; Dolly segnò lo spartiacque fra la soddisfazione della curiosità scientista e l'utilità delle applicazioni biotecnologiche; a Wilmut il suo creatore, sostenuto da un'azienda che voleva produrre materiali farmaceutici, veniva richiesta la produzione di animali con tratti genetici particolari. E: “Da Dolly all'uomo” è ormai il ritornello che, con il punto di domanda o esclamativo, ritorna ad ogni passo in più.
Ma che cosa c'è di scandaloso nella clonazione umana per cui ogni volta ci dobbiamo fermare, respirare a fondo e schiarirci le idee, come se ci arrivasse un pugno nello stomaco? La clonazione, “quell'aspetto fantastico dell'ingegneria genetica”, come la definì Gunther Stent, biologo molecolare a Berkeley in un editoriale su Nature del 1974, “potrebbe cambiare in modo drastico la popolazione umana permettendoci di abbandonare la vecchia roulette genetica della riproduzione sessuale...” (*) Ecco cosa c'è di intrinsecamente scandaloso in questa pratica accompagnata all'aggettivo umana o animale: proprio l'abbandono di quella vecchia roulette ricombinatoria di geni e caratteri; è l'invenzione della sessualità, della meiosi cellulare che per un certo aspetto ha fatto la differenza, invenzione potente, vecchia di due miliardi di anni, mantenuta perchè? Perchè fa bene alla specie, umana ed animale dalla quale la prima si è evoluta .... guarda un po'.
Tanto rumore per nulla ... si dirà... quei trenta piccoli cloni non cresceranno... e non sono fatti per quello; non importa, altri animali crescono, quelli clonati che si vogliono tutti uguali, assieme a quelli geneticamente modificati che si vogliono forzatamente diversi da ciò che dovrebbero essere...
Lo scritto di Stent si intitolava: “Biologia molecolare e metafisica”; avrebbe potuto chiamarsi semplicemente “Utility”. Parola chiave. “Ruolo dello scienziato è infrangere le leggi della natura, non stabilirle, e tantomeno accettarle” disse ai tempi di Dolly Steen Willadsen brillante scienziato del club dei clonatori. Par fâ ce????? Utility. E Utility fa bene al portafoglio di pochi rappresentanti della specie.
Nel romanzo “L'ultimo degli uomini” Margareth Atwood descrive un mondo popolato da proporci (maiali modificati per fornire organi da trapianto), moffoni (moffetta-procione - animali da compagnia) e altre varietà che senza ricorrere alla fiction già popolano la nostra realtà biotecnologica, della quale lei, figlia di entomologo, dice: “Insomma la scienza è troppo importante per lasciarla agli scienziati. Del resto non c'è uno di loro che non sia consapevole di quanto facile sia produrre 'unintended conseguences', conseguenze non volute. E' che guardano da un'altra parte...”. Patricia Piccinini ha tentato di farci partecipi di queste conseguenze -volute o non volute-: We are family: con l'anziana donna-mamma-scrofa e i game boys advanced: bimbi-clone dai volti avvizziti, intenti a un videogioco portatile. Come Dolly vecchi anzitempo.
La clonazione come pratica di routine per gli animali ancora non funziona bene... funzionerà; si faranno altri passi avanti; per gli umani si dice che la maggior parte delle nazioni sono orientate ad impedirla, ...però quella terapeutica per le staminali.... però... poi qualcuno ammetterà che è ora di finirla di comprare (o rubare) gli organi ai poveri del terzo mondo... che i maiali non vanno bene con tutti i virus che si portano dietro.... che il rigetto è sempre in agguato... poi qualcun altro, a incominciare dai soliti noti Antinori & Zavos, perorerà la causa delle persone sterili... e via avanti...
Ma, come disse il mitico Willadsen, nel 1998. “In fondo, il problema è tutto di natura semantica... Sì, non c'è dubbio che un giorno gli esseri umani verranno clonati intenzionalmente...” ma aggiunse, “probabilmente allora non si userà più la parola 'clonare'”. Infatti, come ci informa Alessandra Farkas dal Corriere della Sera di ieri 13 febbraio 2004: “Un numero crescente di ricercatori preferisce non parlare più di «clonazione umana terapeutica», ma di «Scnt», o «trasferimento nucleare di cellule somatiche». I cloni del dottor Woo non sono i mostri del dottor Who, quelli che nella vecchia serie di telefilm si incontravano su e giù per i pianeti e avanti e indietro nel tempo... però... però tra le avventure del dottor Who e le realizzazioni del dottor Woo... îse le realtât piês da fantasie?
(*) "Cloni - da Dolly all'uomo?" Gina Kolata, Milano Raffaello Cortina Editore 1998