Articolo da "KataWebSalute" del 11 agosto 2004

Clonazioni terapeutiche, via libera a Newcastle

Era il 5 luglio 1996 quando la pecora Dolly fu clonata dallo scienziato Ian Wilmut.

Oggi, poco oltre quello che sarebbe stato l'ottavo compleanno dell'ovino - e dopo una polemica che ha diviso e divide il mondo della scienza internazionale - da Londra arriva la notizia che la Hfea, ovvero l'Autority britannica per l'embiologia e la fecondazione umana, ha dato il via libera a un gruppo di ricercatori dell'Università di Newcastle per clonare embrioni umani al fine di utilizzarli per scopi terapeutici. Una notizia che desta sensazione e che non mancherà di suscitare le solite discussioni di carattere etico e religioso oltrechè scientifico.

L'obiettivo degli scienziati di Newcastle è quello di trovare una soluzione per la cura di malattie diffuse e attualmente solo parzialmente curabili come il morbo di Parkinson, il diabete, il morbo di Alzheimer. Si vuole cioè scoprire se l'uso di cellule staminali, nate in laboratorio, possa dare una risposta definitiva a queste malattie.

In realtà la notizia è molto meno sensazionale di quanto si possa pensare: questo perchè ormai da due anni la Gran Bretagna aveva deciso di non vietare la clonazione umana se attuata per motivi terapeutici. Se fino a oggi nessuna autorizzazione era stata ancora concessa è perchè all'Authority sanitaria specifica non era mai stata presentata alcuna domanda. Nessuno, prima dello Stem Cell Group di Newcastle, appunto, guidato dalk professor Miodrag Stojkovic.

"C'è voluto un anno di lavoro - ha detto soddisfatto Stojkovic - perchè fossero predisposti i necessari documenti al fine di cominciare la sperimentazione. Sono felice della decisione della Hfea, che riconosce la potenzialità di questa tecnologia della medicina moderna". E ancora Alison Murdoch, che coordinerà la ricerca: "Immense ed eccitanti sono le potenzialità di questo lavoro; capiremo da dove nascono certe malattie. Abbiamo ricevuto molte lettere di pazienti che su questa nostra attività ripongono grandi speranze di guarigione".

Il gruppo di Newcastle ha sottolineato come da molte parti del mondo siano giunti attestati di incoraggiamento per il loro impegno pilota. Eppure non mancano già reazioni di segno opposto. Come quella di Giuseppe Del Barone, il presidente dell'Ordine dei medici (Fnomceo) italiano: "Queste notizie ferragostiane vanno sempre verificate - ha detto - resto dell'idea che l'uso di cellule staminali per fini terapeutici sia giusto, ma sono totalmente contrario al concetto di clonazione".

Va comunque sottolineato come nel Regno Unito resti il divieto di clonazione a scopi riproduttivi, un reato che comporta fino a dieci anni di carcere. Gli embrioni - come disposto dalla Hfea - verranno distrutti prima che compiano il quattordicesimo giorno di età non potendo svilupparsi oltre un modestissimo agglomerato di cellule.

L'ottimismo del gruppo di Newcastle si scontra con lo scetticismo di Ian Wilmut, il padre della pecora Dolly, capostipite di una generazione di topi, di gatti, di mucche, di polli e di mufloni clonati. Secondo Wilmut infatti "i cloni animali hanno un'altissima percentuale di malformazioni". Ed è questo concetto, al di là delle immancabili obiezioni morali, che innesca i dubbi pragmatici di questo tipo di intervento.