| LE LEGGI NEL MONDO La Francia dice no a ogni tipo di clonazione ROMA LONDRA WASHINGTON PECHINO Esperimenti e scopi Il divieto francese Il Senato bandisce anche quella terapeutica: si rischiano fino a 20 anni di carcere. Protesta la comunità scientifica Come Spagna e Grecia, l’Italia ha ratificato il trattato di Oviedo del 1997 che vieta la clonazione umana a scopo riproduttivo e di ricerca. Nel nostro Paese non c’è quindi una legge . Si punta sull’utilizzo delle cellule staminali adulte. Queste possono essere impiegate nelle terapie contro i tumori, le malattie ereditarie e neurodegenerative Nel 2001 il governo di Tony Blair approvò il rapporto Donaldson sulla clonazione, il Parlamento e una commissione della Camera dei Lord (2002) la legalizzò. Le regole prevedono la creazione di embrioni clonati ma solo a fini terapeutici. E’ però l’«Autorità sulla fecondazione l’embriologia» ad emettere le relative licenze necessarie Nell’estate del 2001 la camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha posto ufficialmente il veto sulla clonazione terapeutica, oltre che riproduttiva. E’ stato così deciso di non finanziare con fondi governativi , questo tipo di ricerca. Ma nulla vieta che si svolga in centri e con finanziamenti privati. Non esiste in Cina nessuna restrizione alla manipolazione sugli embrioni, il Governo sta studiando una legge che lascia campo libero alla clonazione di cellule staminali provenienti da embrioni con meno di 14 giorni di età. Mentre per esempio, in Giappone , la clonazione riproduttiva è un crimine. Consentita, nei limiti, la terapeutica DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Far nascere un bambino identico ad un’altra persona vivente o deceduta è un crimine contro la specie umana, un passo verso l’eugenetica. Lo ha solennemente sancito all’unanimità il Senato francese nel corso del dibattito sulla nuova legislazione in materia bioetica. Vent’anni dopo la prima costituzione al mondo di un comitato etico, per volontà del presidente François Mitterrand, la Francia è ancora all’avanguardia nell’elaborazione di risposte che investono le frontiere della scienza, la società civile e i principi umani. E’ il primo Paese al mondo a proibire per legge la clonazione a fini riproduttivi, con una posizione che si propone di favorire un’interdizione universale, come è stato annunciato d’intesa con la Germania nel corso del recente vertice franco-tedesco. Una notizia che può essere confortante, venendo dal cuore della «vecchia Europa» e alla vigilia di una nuova guerra, che è sempre una sconfitta per l’umanità. Per la legge francese, inoltre, il corpo umano, ovvero un elemento isolato o altrimenti prodotto, non è brevettabile, quindi non sfruttabile a fini commerciali. L’emendamento, proposto dal ministro della Sanità Jean François Mattei, stabilisce che la clonazione a fini riproduttivi può essere punita con il carcere fino a 20 anni e con un’ammenda di 7 milioni e mezzo di euro. Inoltre la prescrizione del reato viene calcolata a partire dalla maggiore età del clone e soltanto dopo 30 anni. Di fronte ad un’opinione pubblica sotto choc dopo il recente annuncio del primo «bebè clonato» (la piccola Eva si troverebbe in Israele secondo quanto fatto sapere dai suoi creatori, la setta di Clonaid), il Senato, ieri mattina, ha allargato il campo dei divieti anche alla clonazione terapeutica, suscitando perplessità e polemiche nella comunità scientifica. Questo secondo emendamento, approvato dalla maggioranza di centro destra (contrari i senatori socialisti e comunisti), stabilisce il divieto sia a fini di ricerca, sia a scopi commerciali o industriali. Secondo il ministro della sanità Mattei, la clonazione terapeutica sarebbe l’anticamera della clonazione riproduttiva. I due divieti non sono però sullo stesso piano, in termini formali ed etici, come ha sottolineato il ministro delegato alla ricerca scientifica, Claudie Haigneré. In pratica, il divieto di clonazione riproduttiva fa riferimento al codice civile, mentre la clonazione terapeutica rientra nel codice di comportamento sanitario. Una distinzione sottile, che non chiude tutte le porte, in attesa di maggiori risposte scientifiche. La discussione in corso al Senato investe altre delicate questioni etiche, quali la procreazione assistita, la cura di anomalie genetiche e la donazione di organi fra persone viventi. Su quest’ultimo punto è stato deciso che la donazione è possibile anche in un ambito familiare e affettivo allargato: ad esempio fra persone conviventi da almeno due anni. La legge sulla bioetica, una volta approvata dal Senato, tornerà all’Assemblea nazionale. Non è quindi ancora una svolta definitiva. In prima lettura, in deroga alla normativa, le ricerche sugli embrioni erano state comunque autorizzate per un periodo di cinque anni. La maggioranza della comunità scientifica, anche per evitare una fuga di cervelli verso Paesi più tolleranti, quali la Gran Bretagna, si era pronunciata a favore della ricerca a scopi terapeutici. Sulla base di queste indicazioni, il precedente governo di centro sinistra aveva approvato il progetto di legge ora in discussione al Senato. LA DIFFERENZA La clonazione terapeutica sul piano tecnico è uguale alla riproduttiva, ma l’embrione viene creato solo per estrarre delle cellule. Non viene impiantato in utero. PER COSA Le cellule clonate invece servirebbero per curare il donatore, ad esempio per ricostruire il tessuto del cuore distrutto da un infarto. O per riprodurre i tessuti delle cornee, del fegato, della pelle PRIMO EMENDAMENTO Proposto dal ministro della Sanità Jean François Mattei, stabilisce che la clonazione a fini riproduttivi può essere punita con il carcere fino a 20 anni e con un’ammenda di 7 milioni e mezzo di euro. SECONDO EMENDAMENTO Il secondo emendamento, approvato dalla maggioranza di centrodestra (contrari i senatori socialisti e comunisti), stabilisce il divieto sia a fini di ricerca, sia a scopi commerciali o industriali. ROMA - Se ne riparlerà in primavera, se i lavori andranno avanti senza l’interferenza di decreti urgenti. Questi i tempi della legge sulla procreazione medicalmente assistita che non approderà all’aula del Senato prima della fine dell’inverno secondo le previsioni del senatore Flavio Tredese, FI, relatore in Commissione sanità del testo già approvato a giugno dalla Camera. La preghiera che il presidente di Montecitorio, Pier Ferdinando Casini, ha espresso durante il confronto laici-cattolici sulla bioetica ad Assisi («senatori, fate presto») non sarà tanto facile da esaudire viste le difficoltà sempre incontrate dalla scabrosa materia, spesso oggetto di scontro fra schieramenti ideologici e trasversali. La Commissione di Palazzo Madama ha ricevuto il testo la scorsa estate, poco prima delle vacanze parlamentari. Regole che vietano la fecondazione eterologa (con seme di donatore, quindi non appartenente alla coppia), pongono un limite anagrafico (no alle mamme nonne) e contingentano il numero di ovuli da fecondare (non più di tre alla volta). A novembre sono state avviate le audizioni di medici, italiani e stranieri, associazioni di mamme, bioetici, giuristi. All’inizio sembrava che ci fosse la volontà di superare il limite dei tre ovuli da fecondare, votato alla Camera allo scopo di evitare il congelamento di embrioni in sovrannumero, ma giudicato un ostacolo inaccettabile dai tecnici. Ma attualmente questa apertura dei cattolici appare molto più sfumata: «Stiamo per ricevere materiale scientifico interessante, forse sarà possibile mantenere quel confine, la scienza marcia più velocemente della politica», dice Tredese. C’è inoltre la volontà da parte dei cattolici di ambedue i poli di non retrocedere sull’eterologa. La legge approvata dalla Camera prevede solo il ricorso alla fecondazione omologa: ovulo e spermatozoo devono appartenere alla coppia, non sono ammesse le donazioni di gameti. Vietata clonazione umana e sperimentazione sugli embrioni, carcere da 2 a 24 mesi per il medico che ricorre alla pratica dell’utero in affitto (donne che portano avanti la gravidanza per conto di una aspirante mamma sterile). Alla provetta artificiale non possono accedere single, ma solo coppie sterili, anche se conviventi. In quanto alla clonazione a fini riproduttivi e terapeutici, anche l’Italia dovrà prima o poi dire la sua e decidere se percorrere la strada del Senato francese (doppio no) o prevedere un’eccezione. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ribadisce la sua posizione di chiusura ad ambedue le possibilità e non è una sorpresa: «Esprimo vivo apprezzamento per la decisione del Senato francese, sono pienamente d’accordo col mio collega Jean François Mattei. La clonazione terapeutica può condurre a quella riproduttiva». La bioeticista Cinzia Caporale legge così l’iniziativa dei transalpini: «Temono che qualcuno, clonando un embrione per fini terapeutici, abbia la tentazione di trasferirlo in utero. Non è un atteggiamento di condanna, ma di difesa». Massimo Nava |
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