Articolo da "La Stampa" del 3 gennaio 2003
ATTO D´ACCUSA DI UNO SCIENZIATO FRANCESE: È UN DELITTO RASSEGNARSI E TACERE

Clonazione umana peggio dell´atomica

I Raeliani annunciano con grande risalto mediatico la nascita di una bambina clonata e di altri quattro in arrivo, generati con la stessa tecnica. Semplice trovata pubblicitaria? La prova scientifica, peraltro molto semplice, dovrà arrivare in fretta. Si saprà presto se si tratta di un evento reale, di un modo per preparare l´opinione pubblica o, più banalmente, di un espediente per far parlare di sé. Il problema, infatti, non è tecnico: se non è per oggi sarà per domani; la storia delle scienze, in generale, e della medicina in particolare, dimostra che tutto ciò che era possibile fare è stato fatto. La veridicità della notizia non cambia la gravità della questione, così come non la cambia la qualità del risultato. Ma perché il problema è così grave? Di quale genere di trasgressione si tratta? E come proteggere l´umanità da questa deriva prometeica in materia di riproduzione? La clonazione a fini riproduttivi utilizza il genoma di un adulto (contenuto nel nucleo di una sua cellula) per creare un individuo il cui patrimonio genetico è praticamente (il citoplasma dell´ovocita trasmette ugualmente il genoma) lo stesso del «donatore». Il nucleo della cellula di un adulto è collocato nell´ovocita enucleato, che diventa a questo punto un embrione perché ha un corredo completo di 46 cromosomi. L´individuo così creato non dispone del patrimonio genetico di due genitori, i cui genomi si mescolano casualmente, ma della copia di una combinazione già esistente, quella del donatore, che è madre e padre allo stesso tempo. La fantasticheria dell´opera d´arte, che ha una sola firma, si incarna così in un essere vivente: si tratta di «ri»produrre e soprattutto di avere la certezza del risultato senza passare per le incertezze e le incognite della riproduzione sessuata. Fino a oggi ogni essere umano, qualunque fosse il progetto dei genitori al suo riguardo, era, per quanto riguardava il corpo, totalmente frutto del caso. I genitori sapevano bene che il bambino non sarebbe stato esattamente come lo volevano, ma dovevano accettare il rischio: c´era l´idea di base ma la sua realizzazione era legata a una casualità, buona o cattiva che fosse. Solo la diagnostica prenatale permetteva di gettare uno sguardo sul risultato e accettarlo o rifiutarlo. O la diagnostica preimpiantatoria, per evitare di trasmettere una malattia familiare grave e ben nota. Nessuno poteva indovinare, in quell´immensa lotteria, se sarebbero stati i geni dell´uno o dell´altra a prevalere o a che cosa avrebbe portato la loro interazione. Tutti gli esseri umani, fin qui, hanno goduto di questo azzardo che dona loro una libertà fondamentale, quella di essere unici, nel corpo e nella mente. Noi siamo tutti prodotti singoli di una causale mescolanza dei genomi di due genitori di sesso opposto. Questo non è mai stato messo in discussione ed è un valore per ciascuno di noi. Si tratta di un patrimonio comune dell´umanità che la morale ci invita a rispettare in nome di un principio antico: non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi. Il miraggio dell´immortalità che spinge alcuni a cercare di ottenere la clonazione a fini riproduttivi e altri a comprarsela si basa su una convinzione errata, che il genoma condizioni le caratteristiche della persona. Inganna il termine «programma genetico»: anche con geni identici i singoli individui saranno differenti da quello che i loro creatori avevano sperato o sognato. La materia vivente sfugge alla pianificazione. E´ malleabile, adattabile, si evolve in maniera imprevedibile. Ed è giusto che sia così. La clonazione non cambierà nulla. La rincorsa senza fine all´innovazione tecnologica, soprattutto a fini commerciali, non potrà essere mai fermata? Certe prese di posizione non cessano di suscitare interrogativi sulla gerarchia esistente nelle nostre società fra le regole del diritto pattuite concordemente dalle comunità stesse e quelle che si concedono i singoli individui. Le società occidentali sono Stati di diritto dove la norma di legge è sovrana, anche se alcuni cercano di aggirarla. Rinunciare a promulgare leggi con la scusa che saranno costantemente trasgredite, è, con ogni evidenza, un grave passo indietro. Così, lo stupro usato come arma bellica è stato riconosciuto, grazie al Tribunale penale internazionale, crimine contro l´umanità. Chi se ne macchia è ricercato e punito dalla giustizia internazionale, senza possibili prescrizioni. E senza, beninteso, mettere in discussione l´umanità dei bambini nati da queste violenze. Nessuno può prevedere le condizioni psicologiche dei bambini clonati, ma il fatto che si tratti di una tecnica vietata non può ricadere su di loro così come non può essere una colpa nascere da una violenza sessuale.

I «progressi» compiuti dalla biologia della riproduzione sono più gravi di quelli della fisica nucleare, tanto per prendere a paragone un esempio emblematico della follia umana. Una bomba atomica sganciata su una città uccide, devasta, è un insulto all´umanità, ma non ne mette in discussione l´essenza stessa. Ci si può difendere dai danni nucleari che oggi possono essere molto limitati. Invece, modificare i parametri della procreazione mette in causa la natura stessa della specie umana. Non c´è protezione che valga: il danno è subito collettivo. Bisognerà, scriveva un anno fa l´editorialista di Lancet, saper accogliere i bambini clonati come esseri umani a tutti gli effetti. Ironia fatalista? Siamo forse obbligati a vedere arrivare questa sventura senza nemmeno tentare di opporre resistenza? La nostra società ha perso forse la capacità di dire no? O l´umanità si lascerà travolgere dal narcisismo al punto di lasciar compiere la «sciocchezza del secolo» per poi protestare che è stata fatta da altri? Il rispetto della dignità umana in quello che è il suo aspetto più fondamentale, la singolarità di ciascun individuo, nata dalla mescolanza casuale dei geni dei propri genitori, impone alla Francia, attraverso le istituzioni internazionali, di adoperarsi affinché la clonazione a fini riproduttivi sia classificata come crimine contro l´umanità, perseguibile e punibile, senza limiti di prescrizione, da un tribunale penale internazionale. In questo modo non si potrà più dire che nessuno ha mosso un dito per scongiurare questo disastro aggiuntivo. Non far udire la voce della Francia (anche isolata) a questo proposito, di fronte alle provocazioni di certi «illuminati» sedotti dalla possibilità di concepire l´inconcepibile, equivarrebbe a una sorta di complicità.

Israël Nisand
Professore di ginecologia ostetrica al CHU di Strasburgo Copyright Le Monde