| L´INTERVISTA SUCCESSO A METÀ Parla Miodrag Stojkovic, lo scienziato di Newcastle autore del tentativo "Non vogliamo bebé fotocopia l´obiettivo è curare le malattie" orgoglio Sono orgoglioso del mio lavoro, ma anche consapevole che la strada è ancora lunga morale Il vero atto immorale sarebbe non usare una tecnica che in futuro salverà migliaia di vite DAL NOSTRO CORRISPONDENTE «Felice. Orgoglioso. Ma consapevole che è solo l´inizio e che ci aspetta un lungo, difficile lavoro». Ciononostante si può dire che è una svolta, un momento storico? «Sì. E´ un momento storico per la scienza e per la ricerca medica. L´importante è sfruttarlo bene, moltiplicare gli sforzi e le risorse». Qualcuno preferirebbe che faceste marcia indietro: siete accusati dal movimento per la vita di voler «fare Dio» per arrivare un giorno a clonare dei «designer baby», dei bebè biondi, forti, e belli, in provetta. «Non faccio Dio e il mio lavoro non mira a creare bebè in provetta. Agli oppositori della clonazione ricordo che gli ovuli da noi utilizzati sarebbero andati comunque distrutti, se non li avessimo presi noi sarebbero finiti nel bidone dell´immondizia, quindi è assurdo accusarci di farne uso improprio». Ma quegli embrioni sono esseri viventi o no? Sente il peso etico, morale, di una scelta come questa? «In Gran Bretagna la clonazione è autorizzata esclusivamente per fini terapeutici, ovvero per curare gravissime malattie. Ebbene, francamente io troverei immorale non ricorrere a una tecnica che in futuro potrebbe salvare la vita a centinaia di migliaia di persone: sarebbe come uccidere, condannare a morte, quelle centinaia di migliaia di uomini e donne. Dunque cosa è più immorale, negare la vita a 100 mila malati terminali o lavorare su degli embrioni in laboratorio?» Medici privi di scrupoli, in paesi senza limiti e controlli come quelli esistenti in Gran Bretagna, possono copiare le vostre tecniche per clonare esseri umani. «Grazie a Internet, oggi si può sapere e copiare quasi tutto. Ma l´alternativa non può essere quella di imporre la censura alla scienza, che ha bisogno di una circolazione delle idee più ampia possibile per fare progressi. E in ogni modo, se ci sono ancora molti ostacoli all´uso della clonazione per fini terapeutici, è tutto da dimostrare che sia possibile clonare esseri umani». Perché in Corea del Sud sono più avanti che a Newcastle? «Perché al progetto di clonazione, a Seul, lavorano trentacinque ricercatori, mentre qui siamo in due, io e un giovane che ha appena finito il dottorato. Se la Gran Bretagna o l´Europa vogliono essere all´avanguardia in questo campo, servono finanziamenti e risorse umane di prima qualità. Altrimenti resteremo indietro». Si dice che i coreani abbiano anche un altro vantaggio: l´abitudine a usare i bastoncini di legno, anziché forchetta e coltello, per mangiare, che dà loro migliore manualità in laboratorio. «Questa mi pare solo una battuta. La verità è che sono più avanti perché sono molto seri e molto bravi, il professor Wong è uno scienziato eccezionale». Lei un decennio fa faceva l´infermiere in un ospedale tedesco. «Ero fuggito con la mia famiglia dalla Jugoslavia in fiamme per la guerra civile, dovevo sopravvivere. Poi sono tornato all´università, ho rifatto a Monaco il dottorato di ricerca che avevo già ottenuto in Serbia e ho potuto riprendere il mio lavoro di ricercatore, fino a quando mi sono trasferito a Newcastle, dove ci sono leggi più favorevoli allo studio della clonazione». Tra quanti anni si potrà curare un malato con cellule clonate? «La settimana scorsa avrei risposto: tra dieci anni. Ma i progressi degli ultimi giorni mi fanno sperare che succederà molto prima. Quando la scienza si mette a correre, è difficile fermarla». |
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