![]() Articolo da "Il Messaggero_Online" del 29 dicembre 2002. |
Un invito raccolto anche in Usa La Cina cerca “cervelli” dal nostro corrispondente E l’invito viene raccolto. In numero crescente, i giovani cinesi che nel corso degli ultimi decenni erano scappati per studiare negli Stati Uniti, tornano uno dopo l’altro, trattati come principi, con stipendi e concessioni che nell’Occidente neanche si sognerebbero. Arrivano anche ricercatori americani, e le porte sarebbero aperte anche per gli europei, se lo desiderassero. La Cina non pone che un limite agli scienziati che operano nel paese: «In nessuna circostanza, per nessun motivo verranno permessi esperimenti di clonazione umana a scopi di riproduzione». Il resto è tutto permesso. E’ noto che nei paesi orientali c’è più libertà per gli scienziati che operano nel settore della clonazione. Ma nessuno di questi paesi, né la Corea, né il Giappone, né Singapore, hanno investito tanto quanto la Cina e hanno concesso tanta libertà ai loro ricercatori. E in tale atteggiamento gioca un ruolo essenziale la dottrina filosofica del confucianesimo, la dottrina ufficiale della Cina fino all’avvento del regime comunista: secondo Confucio, l’essere umano diventa persona quando diventa membro della società. Quindi, l’embrione, l’uovo fecondato umano nelle prime settimane di vita, non è essere umano. E se ne possono di conseguenza estrarre tranquillamente le cellule staminali. Operazione che invece è condannata vivamente dalle religioni cristiane. I cinesi non nascondono di volere che il futuro della clonazione terapeutica sia cinese. Ammettono senza remore di aspirare ad ottenere almeno un premio Nobel. E di poter depositare all’ufficio brevetti statunitense un’infinità di tecnologie che trasformino il paese nella prima «superpotenza della clonazione» e gli assicurino ricchezze sconfinate. Il loro sogno è di essere i primi a clonare un cuore. Intanto, in occidente, gli scienziati guardano con invidia: «Qua non si muove nulla - si lamenta James Weimann, biotecnologo della Stanfodr University -. Non ci è permesso procurarci le cellule staminali su cui lavorare, e non è permesso a nessun altro». A. Gu. |
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