Articolo da "Il Corriere della Sera" del 19 settembre 2003
Invecchiamento e clonazione

L’immortalità? Lasciamola agli atomi

di EDOARDO BONCINELLI
Per un animale la morte è il «supremo scolorar del sembiante»; per un essere umano è anche un «venir meno ad ogni usata amante compagnia». L'esaurirsi della vita del corpo e lo spegnersi delle luci della ribalta della vita di relazione sono colti magistralmente dal Leopardi in quest'accostamento. All'uomo, il più mortale dei viventi perché sa che morirà, morire spiace due volte quindi, per un motivo e per l'altro. E l'uomo aspira da sempre all'immortalità fino ad arrischiarsi a coniare l'ossimoro supremo: «vita eterna». Ma che cosa intendiamo esattamente per immortalità, almeno dal punto di vista materiale? È da quando ero ragazzo che mi chiedo che cosa voglia dire in pratica essere immortale. Vuol dire certamente non avvicinarsi naturalmente alla fine dei nostri giorni. Ma può voler dire anche non invecchiare affatto oppure essere invulnerabile, non soccombere cioè a malattie o ad incidenti. È ovvio che questi tre significati si riferiscono a prerogative diverse, anche se gli dei della Grecia classica godevano di tutte e tre in una volta.

Negli ultimi cento anni la vita media degli italiani è quasi raddoppiata e negli ultimi quarant'anni è cresciuta di dieci anni: come dire che stiamo guadagnando tre mesi ogni anno che passa. Qualcuno comincia a fantasticare di vite normalmente ultracentenarie. Nello stesso tempo i progressi dell'igiene, della profilassi e della clinica ci hanno reso meno vulnerabili. Un po’ meno abbiamo ottenuto per ora in termini di prolungamento della giovinezza, ma non si sa mai, potrebbe sempre accadere qualcosa anche su questo piano. Saremo immortali dunque? Non ci facciamo illusioni.

Certo qualcosa è successo e succederà, sia sul piano del prolungamento della nostra vita, che su quello della prevenzione delle malattie e del recupero fisico dopo un evento avverso. In primo luogo, di recente l'uomo ha compreso finalmente qualcosa dei meccanismi dell’invecchiamento e del loro controllo e non è irragionevole pensare che qualcuno di questi potrà essere in futuro leggermente modificato, anche se l'attuale allungamento della vita non è il frutto delle nuovissime conoscenze genetiche.

Conoscere che cosa controlla l'invecchiamento potrebbe, insomma, preludere prima o poi ad un suo controllo. Sul piano della nostra vulnerabilità poi, tutti sanno che la medicina di oggi riesce ad alleviare o a guarire un numero sempre maggiore di sofferenze e la prevedibile esplosione della genetica predittiva e delle tecniche di trapianto di tessuti e organi potrà garantirci rigenerazioni e guarigioni un tempo impensate.

C'è anche chi fantastica che il suo corpo possa in un futuro non lontano venir clonato e quindi divenire immortale, nel senso di continuamente rigenerato. E' un’ipotesi un po’ improbabile, ma non totalmente irrealistica. Si tratterebbe comunque dell'immortalità del corpo. La coscienza di un individuo, il suo patrimonio di ricordi e di conoscenze, non è clonabile. Come dire che è clonabile, forse, Edoardo Boncinelli, ma non sono clonabile io. E quindi che gusto c'è? Alcune opere di fantascienza arrivano ad ipotizzare che si possa "risucchiare" con un siringone tutto il patrimonio di ricordi e di conoscenze di un determinato individuo e che lo si possa riammettere in un altro corpo, magari nuovo di zecca. Questo già sarebbe più interessante, ma si tratta appunto di fantascienza, basata per giunta sull'assunto che ricordi e conoscenze siano una sorta di fluido presente nel cervello e che possa vivere una sua vita indipendente da quella del cervello che lo ospita. Per quante ne pensiamo, insomma, l'immortalità materiale non è alla nostra portata. Senza contare che negli anni gli stimoli e le motivazioni cambiano e non è sicuro che avremmo voglia di goderci una vita troppo lunga. Meglio viversi l'oggi il più gradevolmente possibile. E sapere che cosa esattamente vogliamo dalla vita e dal suo scorrere, lasciando alle montagne e alle particelle subatomiche la fatica di non invecchiare.