Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 24 aprile 2002
Clonazione umana: per Antinori
le gravidanze in corso sono tre

ROMA – Nei prossimi mesi tre bambini-copia potrebbero vedere a luce grazie alle tecniche della clonazione. Due di loro dovrebbero nascere nell’ex Unione sovietica, dove le rispettive mamme sarebbero arrivate alla nona e settima settimana di gravidanza, mentre nel terzo caso, giunto alla sesta settimana di gestazione, il parto è atteso in un paese islamico. A dare l’annuncio dell’imminente nascita di tre bimbi clonati è stato il ginecologo Severino Antinori, non nuovo a simili colpi di scena.

Solo poco settimane fa, infatti, il quotidiano arabo Asharq al-Awsat svelò in prima pagina che sempre in un paese musulmano la futura nascita di un bambino clonato grazie proprio alle tecniche messe a punto da Antinori. Secondo il quotidiano, che citava il ginecologo, il bambino, giunto ormai alla decima settimana di gravidanzavita, sarebbe «figlio di un ricco uomo arabo».

Per il suo annuncio Antinori ha scelto lo studio di «Porta a Porta», che ieri sera ha dedicato la puntata alla legge sulla fecondazione assistita. Il ginecologo ha spiegato che, per quanto riguarda i tre bambini-copia, è sbagliato parlare di clonazione, preferendo parlare di riprogrammazione genetica. «Ma su queste gravidanze - ha poi aggiunto - non sono coinvolto in nessuna maniera».

Ma i tre casi annunciati non sarebbero gli unici esperimenti in corso. Su situazioni analoghe starebbero infatti lavorando scienziati sia in Cina che negli Stati Uniti. In Cina, in particolare - ha spiegato Antinori - sarebbero stati creati otto embrioni, ma non sarebbero stati impiantati. Va ricordato che la clonazione umana è vietata in tutti i paesi occidentali.

Come accaduto anche in passato, Antinori si è però guardato bene dal fornire le prove di quanto affermato, limitandosi a ribadire che, per quanto riguarda i casi in questiuone, è sbagliato parlare di clonazione. «Si tratta di una riprogrammazione genetica poiché nel bambino è presente l’85 per cento del patrimonio genetico del padre e il 15 per cento di quello della madre».

Antinori ha anche riferito di alcuni studi che vedrebbero il 92 per cento delle coppie con gravissimi problemi di sterilità, favorevoli alla «riprogrammazione genetica». Fin troppo facile immaginare che anche questa volta le dichiarazioni fatte da Antinori sono destinate non solo a suscitare polemiche, ma anche a riportare il ginecologo nel mirino dell’Ordine dei medici che già in passato ha minacciato provvedimenti disciplinari contro di lui.

Carlo Lania