Articolo da "La Repubblica" del 25 agosto 2005

Cinquecento firme per salvare un laboratorio "minacciato" dagli attivisti. Anche in Italia allo studio una legge
La battaglia delle piccole cavie
Londra, scienziati contro animalisti: "Sì alla vivisezione"

ELENA DUSI
Un allevamento di porcellini d´India usati come cavie da laboratorio aveva deciso di gettare la spugna, due giorni fa in Gran Bretagna. Chiusi i battenti, dopo anni di intimidazioni da parte degli animalisti. Gli attivisti erano arrivati a rubare la salma della nonna di un membro della famiglia dei proprietari, il cui cadavere ancora non è stato ritrovato. Ieri 500 scienziati, medici e ricercatori inglesi membri della Research Defence Society hanno diffuso un documento per chiedere a gran voce che la sperimentazione sugli animali non venga abolita. Sperano così di far cambiare idea ai proprietari della Darley Oaks Farm, l´allevamento di porcellini d´India da anni nel mirino degli animalisti. Fra i firmatari: tre Nobel, 190 membri della Royal Society e più di 250 docenti universitari.

«Non credo che in Italia si arrivi mai a forme di protesta così estreme» dice Gemma Perretta, presidente dell´Associazione italiana per le scienze degli animali da laboratorio e ricercatrice del Cnr. Ma certo l´uso di animali per le sperimentazioni scientifiche, ancorché necessario, tocca un nervo scoperto anche da noi. Se sono dieci milioni i mammiferi utilizzati nei laboratori di tutta Europa, la quota italiana è di quasi un milione. Meno rispetto al passato: nel 1992 nel nostro paese vennero sacrificati 1,2 milioni di esemplari. I dati sono stilati con cura, visto che la Gazzetta Ufficiale ha il dovere di pubblicare ogni anno le statistiche setacciate tra tutti i laboratori della penisola.

Nello zoo degli istituti scientifici, popolato da pesci, rettili, scimmie, maiali, conigli e furetti, il migliore amico dei ricercatori rimane il topo (insieme al ratto). A queste due specie appartengono infatti oltre 800 mila delle cavie. Occasionalmente si fa ricorso a lombrichi o moscerini della frutta. Generalmente la sperimentazione di un farmaco procede dalla specie più piccola a quella più grande, ma saltando da una specie all´altra c´è anche il rischio di inciampare. La talidomide per esempio è un antidolorifico che era passato indenne attraverso le varie fasi della sperimentazione animale, ma nelle donne in stato di gravidanza provocava drammatiche malformazioni del feto. Ed è di pochi giorni fa il caso dell´antidolorifico Vioxx, che negli animali sembrava avere effetti benefici sull´apparato cardiovascolare e nell´uomo ha dimostrato invece l´effetto opposto. La casa produttrice ha dovuto pagare 253 milioni di dollari alla moglie di un americano morto per infarto.

Ieri anche la stampa britannica si era divisa sulla notizia della chiusura dell´allevamento Darley Oaks Farm, con il Daily Express e l´Independent che salutavano la vittoria degli animalisti e il Daily Mirror che dava spazio alla posizione della Research Defence Society. L´Unione britannica per l´abolizione della vivisezione si è detta contenta per la sorte degli animali salvati, precisando però di non riconoscersi nei metodi dell´intimidazione usati dagli attivisti. «In Italia da due anni stiamo lavorando a una nuova proposta di legge» spiega Perretta. «E siamo riusciti a riunire intorno a un tavolo ricercatori, veterinari, proprietari di aziende farmaceutiche e rappresentanti delle associazioni animaliste, anche se a dir la verità alcuni di questi ultimi si sono trovati in disaccordo e hanno abbandonato le discussioni». Sono due i punti deboli della legge attuale, continua la presidente dell´Aisal: «Occorre istruire meglio i ricercatori e ampliare le funzioni dei comitati bioetici». Senza dimenticare la regola delle tre "erre": ridurre il numero degli animali, rimpiazzarli con altre tecniche quando possibile e raffinare le tecniche di sperimentazione.

Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile