Articolo da "Il Corriere della Sera" del 2 aprile 2004

Topi «umanizzati» per curare l’Aids
Creati con lo stesso sistema immunitario dell’uomo. E in Texas completata la mappa dei geni del ratto

MILANO - Ratti e topi, superstar della ricerca. Il Rattus norvegicus bruno, ormai da 200 anni adottato dagli scienziati come animale da esperimento, ha svelato i segreti del suo Dna a un gruppo di ricercatori del Bayor College of Medicine di Houston, nel Texas, e la sua mappa genetica è appena stata pubblicata dalla rivista Nature . I topi umanizzati, equipaggiati cioè con un sistema immunitario simile a quello dell’uomo e creato grazie a un trapianto di cellule staminali, sono invece i protagonisti di un lavoro pubblicato su Science . Entrambi i risultati offriranno nuove opportunità nello studio delle basi genetiche di malattie, da quelle cardiovascolari a quelle del comportamento, e nella messa a punto di farmaci e di vaccini che già oggi vengono sperimentati nell’animale prima di essere testati sull’uomo. L’ultimo esempio è quello del vaccino anti-Sars a base di Dna, che funziona sui topi e che sarà provato sull’uomo entro il 2004.

Il ratto è il terzo mammifero, dopo l’uomo e il topo, di cui si conosce il patrimonio genetico (è stato mappato il 90 per cento del suo Dna che conta 2,75 miliardi di basi, contro i 2,6 del topo e i 2,9 dell’uomo): apparentemente simile al topo, il ratto ha un corredo di geni molto più vicino a quello dell’uomo e, proprio per questo, è un alleato prezioso dei ricercatori. «L’identificazione dei geni di malattia - ha commentato Kerstin Lindblad-Toh del Massachusetts Institute of Technology di Boston - sarà, in molti casi, almeno cinque volte più rapida grazie alla nuova mappa genetica del ratto». E non solo: il confronto fra i genomi potrebbe anche rivelare i segreti dell’evoluzione delle specie. I ratti evolvono più rapidamente dell’uomo e un esempio sono i geni del senso dell’olfatto (i ratti ne hanno almeno 2.070, un terzo più dei topi) che servono per identificare i pericoli, per marcare il territorio e per scegliere il partner. Nei ratti questi geni mutano rapidamente e ciò non stupisce: i ratti, a differenza dei topi il cui habitat è la campagna, vivono nelle fogne e in ambienti sudici e devono quindi adattarsi ad affrontare rischi sempre nuovi e diversi. A partire da questa osservazione, un’idea, per i ricercatori, potrebbe essere quella di costruire ratti ingegnerizzati, con un sistema detossificante simile a quello dell’uomo, da utilizzare come modelli per studiare la tossicità e la sicurezza dei farmaci nelle sperimentazioni di laboratorio.

Il topo con il sistema immunitario umanizzato, invece, è stato «prodotto» all’Istituto di ricerca in biomedicina di Bellinzona (Svizzera) grazie all’iniezione di cellule staminali umane: queste ultime sono riuscite a colonizzare il timo di topi privi delle difese immunitarie e hanno ricostruito un nuovo sistema con caratteristiche tipicamente umane. «Grazie a questo modello - ha detto Antonio Lanzavecchia, direttore dell’istituto svizzero - sarà possibile ottenere il primo modello animale completo dell’infezione da virus dell’Aids. Finora l’infezione e i vaccini si sono studiati sulle scimmie».

Adriana Bazzi abazzi@corriere.it