| Ue, meno animali nei test Quando si parla di sperimentare di farmaci sugli animali, per la Commissione europea la parola d'ordine sembra ormai una sola: riduzione e sostituzione con metodi in vitro. In Europa l'utilizzo di conigli per la validazione delle molecole da iniettare nell'uomo è passato da circa un milione degli anni Ottanta ai meno di 200mila d'oggi grazie alla sperimentazione su colture cellulari. Ma il colpo finale che fa sperare in un drastica riduzione degli animali per questi studi potrebbe venire dallo sviluppo di nuovi test dei pirogeni come i sei recentemente messi a punto dal Centro comune di ricerca di Ispra che ha coordinato il lavoro di un consorzio di otto laboratori pubblici, e di quelli della Novartis Pharma e della tedesca Dpc Biermann. Nuove frontiere. «I pirogeni - spiega Sandra Coecke, ricercatrice presso il Centro di Ispra - o endotossine, sono contaminanti che derivano da batteri e diventano molto pericolosi se somministrati insieme al farmaco perché inducono stati febbrili che possono anche provocare il decesso del paziente». La ricerca dei pirogeni deve essere effettuata per qualsiasi farmaco, ma soprattutto per quelli che vengono iniettati direttamente nel flusso sanguigno poiché entrano più intimamente in contatto con il sistema immunitario. I sei nuovi test per pirogeni si basano su cellule umane del sangue e permettono di verificare come le cellule del nostro sistema immunitario, i leucociti, reagiscono a un campione di farmaco, rispecchiando perfettamente quello che succederebbe nell'organismo del paziente. I vantaggi. «Questi test non sono solo più etici perché diminuisce l'utilizzo di animali - osserva Thomas Hartung, coordinatore del consorzio che ha sviluppato le metodologie e oggi direttore dell'Ecvam, il Centro europeo per i metodi di validazione alternativi (http://ecvam.jrc.it) di Ispra - ma anche più efficienti: i tempi di validazione sono divisi per due e la sensibilità è dieci volte più accurato di quanto si può vedere con l'utilizzo dei conigli». Basti pensare che testare un campione in un coniglio costa circa 140 dollari, mentre il kit per il test dei pirogeni sviluppato a partire dalle ricerche del consorzio e commercializzato dall'americana Charles River (www.criver.com), per 700 dollari permette di esaminarne 80. «L'altro vantaggio di questo tipo di validazione in vitro è che sono quantitativi - spiega Hartung - perché mentre la reazione nell'animale rivela solo la presenza o meno di endotossine, in questo caso possiamo anche risalire al grado di contaminazione del campione». La legge. Questi test non sono ancora riconosciuti a livello legale, ma vengono già utilizzati in 200 laboratori di tutto il mondo e per controllare i processi industriali, soprattutto nel campo dei farmaci ottenuti con l'utilizzo di biotecnologie e per campi nei quali ancora non esiste una regolamentazione come la terapia cellulare. La Commissione europea ha stanziato 1,7 milioni di euro per lo sviluppo di questi sei metodi di validazione alternativi e l'Ecvam ha un budget annuale di 9 milioni di euro, ma la ricerca in questo campo settore sembra destinata a crescere e sono già allo studio test sulla fotyotossicità e la corrosione cutanea e la carcinogenicità. «Il regolamento per l'utilizzo di questi test si sta disegnando solo ora e presenteremo le prime domande entro il 2003 - ammette Hartung - ma l'iter promette di essere molto veloce perché i legislatori sono stati coinvolti fin dai primi stadi del progetto e i test sui pirogeni potrebbero essere regolamentati e disponibili entro il 2006». Il processo di regolazione dovrebbe essere accelerato anche dall'esistenza di due direttive europee: la 86/609/Cee che sancisce l'utilizzo di metodi alternativi ai test sugli animali ogni volta che siano disponibili, e la 76/768/Cee sui cosmetici che dal 2013 proibirà la commercializzazione in Europa di prodotti sperimentati su animali. Guido Romeo |
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