| Una ricerca della Royal Society: iniettando veleno d´ape e acido acetico nelle labbra delle trote le reazioni sono simili a quelle dei mammiferi più evoluti Anche i pesci provano dolore ora la scienza può dimostrarlo E parte la polemica tra gli animalisti e i patiti dell´amo Sono stati individuati proprio all´interno del crano recettori del sistema nervoso Si annuncia una campagna anti-pesca come è accaduto per la caccia alla volpe ALAN COWELL La Royal Society, un istituto di ricerca indipendente, pare confermare le sue parole. In una delle sue riviste, la società ha infatti pubblicato il mese scorso gli esiti della ricerca di Lynne Sneddon che per la prima volta avrebbe evidenziato nel cranio dei pesci l´esistenza di recettori del sistema nervoso, in grado di rispondere a "stimoli dolorosi". Iniettando veleno di ape e acido acetico nelle labbra di alcune trote arcobaleno in laboratorio la dottoressa Sneddon e altri scienziati del Roslin Institute di Edimburgo - come ha riferito la Royal Society - avrebbero constatato che i pesci mostravano "drastiche trasformazioni comportamentali e fisiologiche" per un certo periodo di tempo, "assimilabili a quelle osservabili nei mammiferi più evoluti". La dottoressa Sneddon ha riportato che dopo l´inoculazione di veleno, "il pesce ha evidenziato un movimento dondolante, straordinariamente simile al genere di movimento constatato in vertebrati più evoluti come i mammiferi sottoposti a stress, e che la trota alla quale è stato inoculato l´acido acetico è stata vista sfregare le labbra sulla ghiaia dell´acquario e sulle pareti dello stesso". «Secondo i ricercatori quanto riportato indica che i pesci possono avvertire il dolore», ha dichiarato la Royal Society in un comunicato che contraddice la controparte dei pescatori che basano le loro convinzioni sulle precedenti ricerche del Professor James Rose dell´Università del Wyoming, secondo cui i pesci non avvertirebbero il dolore perché il loro cervello è incapace di reagirvi. La dottoressa Sneddon, tuttavia, ha concluso che gli esiti della sua ricerca non l´hanno resa un´oppositrice della pesca tout court: «Direi che pescare non è crudele se si limita al massimo il periodo in cui il pesce avverte il dolore, se lo si tira immediatamente fuori dall´acqua e lo si uccide per poterlo mangiare». (Copyright The New York Times/La Repubblica |
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