Articolo da "Il Messaggero" del 7 ottobre 2005

Le autorità Usa daranno il via al commercio, ma 6 americani su 10 dicono no
In arrivo carne e latte di mucca clonata

di CESARE GALLI*
L’AGENZIA americana per il cibo e i farmaci, la Food & Drug Administration (Fda), starebbe per dare il via libera alla commercializzazione del latte proveniente da animali clonati e della carne dei loro figli. Il 63 per cento degli americani, secondo un sondaggio pubblicato dal Washington Post , non sarebbe ancora pronto ad acquistare e mangiare questi prodotti. Ma vedremo quel che accadrà quando si venderanno davvero. Ovvio che ognuno di noi si ponga due domande. La prima: perché mai dovrebbero essere allevati e venduti animali clonati (cioè: dov'è il vantaggio economico)? La seconda: ci sono dei rischi nel mangiare questi cloni e i loro discendenti (bovini e suini in gran parte)? La risposta alla prima domanda è meno semplice di quanto si potrebbe pensare. In realtà in questo momento clonare un animale è costoso e poco conveniente. Ma chi ha fiducia nelle tecnologie sa che all'inizio servono dei pionieri. Quasi venti anni fa ho comprato il mio primo personal computer: costava 5 milioni. Oggi con una cifra cinque volte inferiore posso avere una macchina enormemente più potente. Per la clonazione ai fini dell'allevamento può essere lo stesso. Si clona un animale perché in questo modo posso garantirmi le caratteristiche migliori che ho trovato in un individuo: il tipo di carne, la percentuale di grassi che contiene, il sapore, o la quantità di latte che produce. E' alla fin fine una tecnica di riproduzione come le altre, solo più precisa rispetto alle caratteristiche che desidero (e che possono cambiare nel tempo). Oggi la clonazione è ancora poco efficiente. Metà delle gravidanze di embrioni nati da clonazione va perduta. La mortalità nei primi mesi di vita è il doppio di quella di nati da fecondazione più o meno naturale (20 per cento contro il 10 per cento). Quindi, un animale clonato è più costoso. E difatti non si mangeranno i clonati, non conviene. Ma i figli dei clonati sono già più economici e anche più sensati. Ammazzare un animale clonato per mangiarlo oggi non è vantaggioso, conviene piuttosto tenerlo per la produzione di seme e ovuli. In ogni caso, la riproduzione per clonazione non soppianterà mai quella per fecondazione: la seconda infatti garantisce la variabilità genetica degli individui per selezionare i caratteri utili per il futuro.

E veniamo alla seconda domanda: i rischi. Si è visto che i cloni nascono con un tasso più alto di ormoni in risposta allo stress. Ma gli studi hanno dimostrato che dopo qualche tempo le cose si normalizzano e non c'è più nessuna differenza tra un clonato e un animale “normale”. Si è temuto anche che, dal momento che esiste una maggiore mortalità nei primi periodi di vita dell'animale, vi potesse essere una maggiore sensibilità dei cloni alle infezioni e quindi rischi di tossinfezione alimentare per i consumatori della sua carne. Ma anche qui gli studi hanno dimostrato che i sopravvissuti al primo periodo erano perfettamente uguali agli altri. Idem per il latte. E lo stesso dicasi per i discendenti.

Quindi, ecco arrivare l'ora in cui questi prodotti, passata la prova del principio di precauzione, accedono al mercato. Convinceranno i consumatori americani? Forse. E quelli europei? Non saprei fare una previsione. Sono più scettico.

Intanto anche nel nostro laboratorio si stanno studiando questi animali. Abbiamo accoppiato un toro clonato con una femmina non clonata e una femmina clonata con un toro non clonato. I loro vitelli sono identici a quelli nati normalmente. Ora, sta partendo una ricerca finanziata dal ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca e dal ministero dell'Agricoltura per valutare, in collaborazione con altri istituti, la sicurezza del latte prodotto da animali clonati e dai loro successori. Vedremo.

* Direttore Laboratorio per le tecnologie della riproduzione di Cremona

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