| Batte un cuore nella fattoria degli animali Maiali, galline, pecore e capre: anche loro hanno i sentimenti. La tesi in un libro Nel saggio di Masson aneddoti e citazioni sugli "amici" del cortile Alcuni sono sensibili alla musica, altri hanno temperamento. E poi i timidi... Toni sommessi, sguardi languidi, lacrime vere e nostalgie La provocazione: chiedersi "chi c´è nel piatto anziché cosa c´è nel piatto" ANTONIO CIANCIULLO I filosofi hanno discusso per secoli sui limiti della capacità degli animali di provare dolore, oscillando tra la negazione assoluta di Cartesio, che li descriveva e li usava come macchine, e l´empatia di Seneca. Ma Jeffrey Masson scavalca il dibattito sulla sensibilità per parlare dei sentimenti degli animali. E non degli animali selvatici, quelli a cui Walt Disney ha concesso il passaporto per penetrare il mondo della simpatia umana. No. Gli animali più anonimi, quelli con cui, finita l´epoca delle fattorie, siamo abituati a entrare in contatto solo sotto forma di prodotto finito, di pietanza che non reca traccia del suo antico proprietario. Un libro che si autoproclama «radicale», e che indubbiamente può risultare scomodo quando propone di chiedersi «chi c´è nel piatto anziché cosa c´è nel piatto», ma che al tempo stesso è capace di passare in rassegna con leggerezza la storia del nostro rapporto con gli animali da cortile intrecciandola con mille aneddoti e mille citazioni. Ad esempio quella del grande naturalista W. H. Hudson che dei maiali diceva: «Mi piacciono il temperamento e l´atteggiamento del maiale verso le altre creature, soprattutto l´uomo. Non è sospettoso o timidamente sottomesso, come i cavalli, i bovini e le pecore; né impudente e strafottente come la capra; non è ostile come l´oca, né condiscendente come il gatto; e neppure un parassita adulatorio come il cane. Il maiale ci osserva da una posizione totalmente diversa, una specie di punto di vista democratico, come se fossimo concittadini e fratelli». O quella di Rosamund Young - la proprietaria della più famosa azienda agricola biologica inglese che conosce per nome tutti i suoi 132 animali e distingue tra i permalosi, i prepotenti, i socievoli e gli affettuosi - secondo la quale le mucche possono insegnarci l´arte del relax: «Sono molto più gentili di noi, più equilibrate, più integre. Intuiscono subito come mi sento e odiano quando vado di fretta. Ho visto vitelli giocare a rincorrere una volpe attorno a un albero». Ma mentre le mucche spesso diffidano degli esseri umani, le capre non ci percepiscono come una minaccia. Estremamente precoci dal punto di vista sessuale (le femmine possono accoppiarsi a tre mesi), assegnano il comando del gregge non al maschio più forte e robusto ma alla femmina più anziana, spesso piccola e fragile. L´elenco delle sorprese non finisce qui. Persino le galline e i polli, a cui ormai siamo abituati a dare un´identità solo come portatori di virus più o meno preoccupanti, guardate ai raggi X dell´approccio affettivo rivelano aspetti inediti. Ad esempio il tono sommesso e particolare con cui il gallo avvisa la sua femmina preferita che ha trovato qualcosa di succulento da mangiare. O la storia della gallina Angie, divenuta quasi cieca in vecchiaia, che veniva difesa da un pollo della razza bantam e faceva con lui bagni di polvere, protetta dallo status di mascotte che si era guadagnato nella fattoria. Attraverso centinaia di questi flash, "Il maiale che cantava alla luna" dà voce a un approccio che mette in discussione la barriera emotiva con cui separiamo gli animali da compagnia dagli animali d´allevamento. E il successo di film di cassetta come "Galline in fuga" indica che questo libro non è un fenomeno isolato. |
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