Articolo da "Il Corriere della Sera" del 24 novembre 2004

L’Accademia delle Scienze vuole limiti agli esperimenti
Pecore con fegato «umano» Usa spaventati dalle chimere

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON - Nel Nevada, ci sono pecore ogm con un fegato all’80% umano. Nel Minnesota, ci sono maiali con sangue umano nelle vene. In California ci sono topi con un cervello umano all’1%. E Bob Streiffer, docente di bioetica all’università del Wisconsin, ritiene possibile creare degli «umanzé», scimpanzé con tratti umani capaci di una rudimentale forma di parola.

Benvenuti nel moderno mondo delle chimere, della mitica creatura con la testa del leone, il corpo della capra e la coda del serpente dell’antica Grecia. Una delle nuove frontiere della scienza americana che, al pari, anzi ancora più della clonazione, causa gravi problemi morali. Iniziati una decina di anni fa ma poi temporaneamente abbandonati, questi esperimenti transgenici sono oggi in corso in molti laboratori. Il loro scopo, ha riferito il Washington Post , è studiare come si sviluppano le cellule e gli organi umani trapiantati in creature viventi. E di scoprire così altri segreti della biologia e nuovi farmaci. Talmente avanzate sono le ricerche che il prossimo febbraio l’Accademia nazionale delle scienze proporrà una normativa in merito.

James Bettey, il direttore della task force che si occupa di cellule staminali, ammonisce: «Occorre decidere ciò che è lecito e ciò che non lo è, soprattutto per quanto riguarda il cervello». Bettey osserva che un interscambio tra esseri umani e animali avviene già da tempo: valvole di maiali o mucche vengono spesso trapiantate nei malati di cuore. Ma con le fabbriche delle chimere la scienza va molto oltre. Lo ha dimostrato Evan Balaban, un biologo dell’Università McGill di Montreal, in Canada: Balaban ha trapiantato nel cervello di alcune galline cellule del cervello delle quaglie, e le galline si sono messe a fare i versi delle quaglie, e ne hanno assunto altre caratteristiche. «Cosa succederebbe - si chiede allarmato Bob Streiffer - se conducessimo lo stesso esperimento sugli scimpanzé, con le nostre cellule staminali nervose in grande quantità?».

Per Esmail Zanjani della Università di Reno, nel Nevada, le chimere sono uno strumento di progresso indispensabile. Il biologo inietta le cellule staminali umane nei feti delle pecore, ottenendo fegati all’80% umani. E’ convinto che se essi venissero trapiantati nelle persone, il 20% animale sarebbe subito respinto dal sistema immunologico, ma l’altro 80% sarebbe recepito e salverebbe numerose vite. Zanjani critica le società protettrici degli animali e le chiese evangeliche, che si sono coalizzate contro questo tipo di esperimenti - «una strana alleanza» le definisce - prima che l’Accademia delle scienze potesse pronunciarsi.

Irving Weissmann, della Università di Stanford, è il ricercatore che ha iniettato nei cervelli dei topi l’1% del cervello umano. Sostiene che questa percentuale va aumentata «fino al 100%, se necessario», perché gli sembra la strada più sicura per debellare malattie come il morbo di Parkinson o di Gehrig. «La questione morale è seria - ammette -. Ma iniettando cellule nervose malate nel cervello dei topi dovremmo scoprire come contagiano quelle sane e produrre i farmaci per neutralizzarle. Li sperimenteremmo sulle chimere stesse». Weissman ha anche riprodotto nei topi il sistema immunologico umano per combattere l’Aids.

Alcuni scienziati parlano apertamente di «umanizzazione» degli animali, una strada rischiosa denunciata un secolo fa da H.G. Wells nel traumatico romanzo «L’isola del dottor Moreau». Ritengono che si possano iniettare cellule staminali umane in un embrione animale e poi impiantarlo nella chimera. Le cellule, dichiarano, s’integrerebbero in ogni organo, e la chimera diventerebbe un laboratorio vivente. Ma ci sarebbe un pericolo: qualche cellula umana potrebbe finire nell’apparato riproduttivo animale, e uno o più embrioni umani vi si troverebbe intrappolati. Un’ipotesi agghiacciante.

Ennio Caretto