Articolo da "La Repubblica" del 7 agosto 2003
Si chiama Prometea, è nata a Cremona nei laboratori del toro Galileo. L´esperimento è costato 100 mila euro

Italiano il primo cavallo clonato "Siamo pronti per Varenne"
Il proprietario del campione di trotto: "Queste cose non mi piacciono, non le farei"
Soddisfatto il ministro Sirchia: successo della scienza italiana I verdi: un fallimento

ROMA - Figlia ma anche sorella gemella. Un pasticcio familiare, inedito e per certi versi sconvolgente. Ma scientificamente entusiasmante. Il 28 maggio scorso è nata Prometea, una puledrina bionda di razza Aviglianese che ora galoppa nella fattoria degli animali clonati del professor Cesare Galli, a Cremona. E il mondo della ricerca spalanca le sue porte sull´Italia. La notizia viene pubblicata su Nature: ecco il primo embrione di animale che cresce e nasce dal grembo dell´animale da cui è stato clonato. Potremmo definirlo una evoluzione di Dolly, primo esemplare di clonazione animale, abbattuto pochi mesi fa, dopo un periodo trascorso tra gli atroci dolori di una artrite devastante, molto probabilmente effetto collaterale e non atteso della clonazione. Quale sarà il futuro di Prometea, figlia di Stella Cometa e gemella della medesima? Nessuno è in grado di anticiparlo, perché se è vero che le tecniche di manipolazione genetica si fanno sempre più raffinate e prevedibili, lo sviluppo di una vita resta pur sempre un mistero.

Per ora Prometea appartiene alla casistica scientifica. Primo cavallo clonato, primo cavallo clonato e partorito dalla madre che ne ha fornito il patrimonio genetico attraverso la donazione di una cellula adulta utilizzata per trasferirne il nucleo. Dunque la puledrina è una sua fotocopia: stessa massa muscolare, stessa struttura ossea, identico potenziale respiratorio. Così si aprono scenari commercialmente interessanti: e se si riuscisse ad applicare la stessa tecnica sui cavalli da corsa? Negli Stati Uniti ci hanno provato a lungo, senza riuscirci. Disperato, il proprietario di Cigar, vincitore di corse per milioni di dollari, si accorse che il suo purosangue era sterile. L´idea scattò immediata: «Voglio clonarlo». Gli americani non vi riuscirono. Ora si accende una nuova speranza. Nel piccolo e con scarsi mezzi economici "Laboratorio di tecnologie della riproduzione" ce l´hanno fatta: dopo aver prodotto 328 embrioni femmine e 513 maschi, ne rimasero rispettivamente 14 e 8. Si sono ottenute solo 4 gravidanze, alla fine una nascita soltanto. Per caso è avvenuto che la cavalla che ha portato a termine la gravidanza, Stella Cometa, fosse la stessa ad aver donato la cellula utilizzata per la clonzione. Negli Stati Uniti sono stati già spesi 700mila dollari, senza risultato. Prometea è costata 100mila euro. «La dimostrazione che l´uomo vale ancora più della tecnologia», osserva compiaciuto Galli. Ostenta soddisfazione il ministro della Sanità, Sirchia, che aveva autorizzato dal gennaio dello scorso anno la clonazione animale in Italia: «Questa è la dimostrazione che non abbiamo nulla da invidiare al resto del mondo, ma soprattutto è un risultato importante che ci aiuterà a capire meglio i meccanismi delle cellule embrionali animali senza andare a toccare gli embrioni umani». Di segno opposto la Lega antivivisezione: «La clonazione animale non è un nobile fine per salvare vite umane, ma un florido business per riempire le tasche di affaristi senza scrupoli».

Varenne non è sterile come Cigar, ma certo i suoi numerosi figli non ne sono la copia esatta come è invece Prometea di Stella Cometa. Il suo allevatore, Roberto Brischetto, tuttavia è scettico: «Il clone di Varenne potrà essere uguale fisicamente, ma quale sarà il suo carattere, la sua capacità di concentrazione, la sua voglia di vincere? Queste sono qualità che non si possono clonare». Brischetto ha ragione. Ma le autorità ippiche britanniche preferiscono essere prudenti. «Non ammetteremo cavalli clonati alle gare», ha dichiarato ieri John Maxse, a nome del Jockey Club inglese. (e.pier.)