Articolo da "La Repubblica " del 14 febbraio 2006


Su 400 razze, 350 le patologie ereditarie. Dalle difficoltà respiratorie dei bulldog ai tumori alle ossa degli esemplari di grandi dimensioni
La sindrome dei cani-bambola
Più belli ma anche più malati: la selezione genetica li rende fragili
paillette e tappeti Al concorso di New York oltre 2.600 partecipanti trattati come star
"Spesso a dettare la scelta di un cucciolo sono regole estetiche o addirittura la moda"
Il pedigree non c´entra con l´intelligenza, ogni animale va considerato un caso a sé

ELENA DUSI
ROMA - È l´equivalente di Miss Mondo, ma le star hanno quattro zampe e una coda. Bevono acqua minerale e alloggiano in un albergo a cinque stelle che riserva loro un tappeto rosso all´ingresso. Il Westminster Kennel Club Dog Show, il concorso di bellezza canino più importante del mondo, ha portato ieri a New York 2.622 partecipanti, di cui quasi 200 cuccioli, provenienti da 48 stati d´America. Suddivisi in 165 razze, con il partecipante più piccolo che pesa un chilo (un chihuahua) e il più grande che arriva a 55 (un danese). I cani - ma soprattutto i loro padroni e allevatori - si contendono oggi l´alloro di animale più bello d´America.
Paillettes, peli lucidi e nastri rossi in questi cani rendono opaco il confine tra natura e mano dell´uomo. Con il corollario che nel creare cani-bambola, i cromosomi della bellezza selezionati dagli allevatori si portano dietro anche quelli relativi a determinate malattie ereditarie. Così alle 400 razze circa conosciute oggi ineriscono 350 patologie genetiche, dalle difficoltà respiratorie dei bulldog e dei pechinesi (provocate dal muso schiacciato) ai tumori delle ossa dei cani di grandi dimensioni fino all´atrofia della retina per i setter irlandesi o l´artrosi delle zampe posteriori dei pastori tedeschi.
La maggior parte di queste malattie sono dovute a mutazioni genetiche di tipo recessivo, e quindi si manifestano solo raramente. Ma l´abitudine di alcuni allevamenti di incrociare cani dalla parentela troppo stretta le ha rese comunque evidenti, tanto che nel 2004 la sezione britannica del Kennel Club ha avviato uno screening genetico dei cani di razza e delle loro malattie. Obiettivo: avere un quadro più chiaro del legame fra selezione spinta e rischi per la salute degli animali.
«Spesso a dettare la scelta di un cane sono regole di tipo estetico, o addirittura legate alle mode» sostiene Elisabetta Piva della facoltà di veterinaria dell´università di Bologna. «Ci si innamora del Dalmata e lo si rinchiude in un appartamento, senza sapere che questi cani sono stati selezionati per correre accanto alle carrozze e soffrono se si limitano a qualche uscita al guinzaglio». Anche i Beagle nascono come cani da caccia e adorano fare le corse pazze attraverso la campagna. I labrador hanno fama di cani giocherelloni e adatti alla compagnia dei bambini, ma subiscono uno stress forte fra le mura di un appartamento. I piccoli cani da compagnia assommano molti caratteri infantili (corpo minuto e occhi grandi) ma tendono ad abbaiare nevroticamente per attirare l´attenzione. «Rispetto ai meticci, i cani di razza presentano caratteri più standardizzati, ma non è detto che siano meno simpatici o intelligenti. Tracciandone la storia selettiva, si conosce grosso modo che tipo di amici saranno, mentre con i cani incrociati è tutta una sorpresa» aggiunge Piva.
Il derby dell´intelligenza fra meticci e cani di razza sembra però destinato a finire in parità. «L´intelligenza nei cani si manifesta sotto forma di capacità di attenzione, sensibilità, comprensione dei comportamenti umani. Non è vero che esista una differenza assoluta fra le varie razze, o fra individui di razza e meticci. Ogni cane è un caso a sé, anche perché la selezione naturale nel corso dei secoli ha premiato i caratteri estetici e morfologici, trascurando quelli del carattere» sottolinea Stefano Cinotti, preside di veterinaria all´università di Bologna. «I cani da secoli hanno sviluppato un livello di comprensione unico nei confronti dell´uomo. Certo, i bastardini hanno un innegabile surplus di simpatia, ma che siano più intelligenti non c´è proprio nulla che lo dimostri».

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