Articolo da "La Repubblica" del 28 agosto 2003
In un esperimento raccontato su "Nature" un ricercatore di Boston coglie il frutto di anni di lavoro. Che servirà in molti campi, dalla medicina allo sport

Scoperto il segreto del filo di seta
Dal futuro tessuto artificiale perfino scudi per aerei e elicotteri
Trovata la ricetta, ora la sfida sarà quella di riprodurlo partendo da nuove proteine

ELENA DUSI
ROMA - Se ne conoscono i componenti. È stato sezionato e scandagliato dai microscopi più potenti. Eppure chi ha tentato di riprodurlo ha sempre finito con l´allargare le braccia. Il filo della tela del ragno e quello del baco da seta (identica la struttura, anche se il primo è più resistente) rimangono un capolavoro inviolato della natura. A questo mistero ha dedicato la sua vita David Kaplan, direttore del dipartimento di ingegneria biomedica della Tufts University di Boston. Che ora un successo lo ha ottenuto. In un esperimento raccontato sulla rivista "Nature", Kaplan e il suo allievo Hyoung-Joon Jin sono riusciti a riprodurre un materiale del tutto simile alla seta. A menomare l´impresa c´è il fatto che il frutto delle loro fatiche è una sottile pellicola con possibilità di utilizzo limitate.

Ezio Martuscelli, ricercatore del Cnr e autore del libro "Le fibre di polimeri naturali nell´evoluzione della civiltà: le fibre di seta" spiega la difficoltà che si incontra nel riprodurre questo materiale: «La sua formazione avviene all´interno di ghiandole speciali ed è uno dei fenomeni più complessi che mi sia mai capitato di osservare. Si parte da una proteina, la fibroina, che in origine è solubile nell´acqua e che al termine del processo diventa invece idrofoba, cioè non si scioglie nei liquidi. Per la chimica, questo è un fenomeno difficile da chiarire e i nostri tentativi di riprodurlo sono falliti».

L´esperimento più singolare è stato quello tentato nel 2002 dall´azienda canadese di biotecnologie Nexia, che ha scoperto una stretta somiglianza fra le ghiandole con cui ragni e bachi producono i loro filamenti e le ghiandole lattifere dei mammiferi. Isolando il gene preposto alla sintesi della fibroina nei ragni e inserendolo in due esemplari di capra nigeriana, gli scienziati di Montreal nel 2000 hanno munto del latte che conteneva proteine di tela di ragno. Ma si è presentato il problema della filatura, e per il nuovo materiale chiamato Biosteel il lancio sul mercato non è previsto prima della seconda metà del 2004. Il suo utilizzo dovrebbe essere limitato al filo per suture chirurgiche.

Kaplan e il suo allievo hanno preso alcune molecole di fibroina prodotte dal baco da seta e le hanno sciolte nell´acqua, come avviene nelle ghiandole di insetti e ragni. Aggiungendo una sostanza chiamata ossido di polietilene, sono riusciti a far orientare e cristallizzare le fibroine (compito che in natura viene svolto da altre proteine, le sericine), per ricreare l´architettura molecolare della seta naturale, riproducendo un materiale resistente, elastico e idrofobo. Come ogni camicia o calza di seta che si rispetti, cioè, non si scioglie alla prima goccia di pioggia. «L´importanza dell´esperimento di Kaplan - sottolinea Martuscelli - non sta tanto nell´aver prodotto in laboratorio una seta come quella del baco. Trovata la ricetta, ora la sfida sarà quella di riprodurla con ingredienti diversi. Partendo da nuove proteine si potranno realizzare materiali adatti alle esigenze più varie.